Nemica dell’amore è la sincerità

lo dicono gli antici canti (leg.ami) sta zitta nun parlà

amore da coprire con sassi

( inopportuni nella scarpa… )

o come  quelli  di Gretel che dovrebbero portare a casa dagli  affetti

oppure sì pietre   del ruscello da guadare.

Allora un giorno si finge, si comincia così e non si smette

una dipendenza pare innocua ma in progress con gli anni

quell’indifferenza(è una finta di questo gioco) rispetto all’ ennesimo muretto.recinto che non si riesce a saltare senza olio cuore (chi vedeva carosello e ha la mia età)

e vabbè amica direbbe: poraccio meno poraccio più che ce voi fà?

niente da dire o da fare appunto forse disfare

provo desiderio di cantare quell’amore che non  si palesa

nell’attesa senza giudizi please

in silenzio come davanti a un panorama montano  di bellezza

è vero facciamo finta di essere forti e autonome per  arrivare  sempre a prestare ascolto a chi ha ‘bisogno’ e sempre un mucchio di problematiche

il bisogno personale? Il joker è  l’esser presi in ‘cura’   da quel padre assente insistente che ritorna  fantasma affidarsi vatti a fidare…

non trovo casa tra i sassi e non lascio questa casa e questi platani che mi proteggono nonostante tutto

nina se voi dormite sognate che io ve bacio

io ti sognerei con quella dolcezza non melassosa, intelligenza sagace

e tenerezza… diceva Penna

un giorno me lo hai ricordato tu F. (omonimo  di nome a me paterno) come augurio

 La tenerezza tenerezza è detta 
se tenerezza cose nuove dètta.

 

                                    

e questa nostalgia  per il non avuto da dove è? da quale mistero buffo siete usciti tutti? E queste prove del nove  che a me pare non riescano?

poi sotto il sasso non c’è la serpe di: che peccato!( spreco eh) pure se ap.pare così

 

ci sarebbe un microcosmo di vite

neanche te l’immagini quanta energia c’ho e volontà

e te lo vorrei dì… se ti rintracciassi tra una pietra e l’altra

 

Annunci

colibrì

simpatico uccello dal grande cuore e cervello si nutre in velocità e frequenza

quasi non potesse prendersi il suo tempo

il nostro tempo  già non saprei quale sia

solo che le righe sono sulla pelle

così pare scorra il nostro tempo

il mio  il vostro e il tuo

che è finito da un pò ormai

e io ti ripenso e ti rivivo in quelle canzoni d’amore che cantavi

di sentimento vibranti come le ali del colibrì

tutto quell’amore che non hai dato e ricevuto

ma che cercavi sicuro e non trovavi  e non sapevi come

allora lo cantavi con passione

e io

ricanto

e io  ora sento che avresti voluto

e mai potuto

anche io figlia, non so come si fa, perchè non trovo nutrimento

apparentemente appagante.

Ma in quel sentimento di emozione musicale

vibra tutto  il cuore che aspetta alla soglia

in controluce

vede  profili si abbaglia e poi  comprende

di nuovo  non sei tu, non puoi essere tu

il bisogno di amore e di cibo

velocemente prendere quasi prima di

essere scoperti bisognosi

di famelica ignoranza

 

Tram N.5

Torrido di luglio di luna piena

tubo di ferro in ritardo

si riempie di cuori umani e di vite

naufraghi e sopravvissuti,

tanti,

stranieri a noi stessi che andiamo nelle periferie dell’impero

verso le follie già conosciute.

Spesso addormentati di liquidi etilici o droghe o desideri

dove eros strappato ai sentimenti.

Sputa persone il tubo e poi lentamente

riparte,

Ne divora altre certamente in attesa

lo spazio vitale è poco gli odori tanti

e il contatto inevitabile con mappe di pelle antiche.

Io ci sono e sono qua nel tubo

in ritardo, con voci che non conosco

verso luci in movimento e immagini deformate.

Arriva la notte e il desiderio di percorrere città da sola

con il buio e spero fresco e vedi

umani su gradini che vorrebbero dormire per non svegliarsi

o altri in gruppi rumorosamente confusi come nebbie,

soli tuttavia

guardo la luna che possa dirmi

perché quello che accade mi lascia sospesa

perché il mio corpo ha una patina di cloroformio e non sente bene

perché la vita degli alberi mi manca

senza il nido

e il cuore dove sono a casa

nomade eremita per un tempo bizzarro

sorridente e sapiente di conoscenze errate

chimere alle quali fare coccole

dolori imprevisti messaggeri lontani

ma poi lì

è la strada

in viaggio

da fermi

oggetti quasi vintage

1. Ovatta colorata, chissà tra quali mani ferite è passata.
Ma è tutta così soffice, come il tuo corpo. Sei bella e sprofonderei nelle tue morbidezze a forma di curve, lo so che non sei per me. Io mi ricordo di essere quella donna, la moglie che sa ascoltare e la madre sempre paziente. La voce dice non si può, non si può e il sangue sgorgherà per te, mi scorticherò fino all’osso.

2. Una lampadina rosa pallido, di quelle che consumano poco, appena avvitata in cucina.  Ti ho vista per la prima volta in quel negozio di lampade, eri piccola ed eterea, sembravi uscita da un libro di favole. Mi hai fatto entrare nel tuo sguardo ed io, non sono un’indeciso, mi sono fatto riconoscere da te. La sera stessa eri nel mio letto ad illuminare la carne sorpresa.

3. Bottiglia di vetro verde, sei trasparente e misterioso, mi sono innamorato e non posso dirtelo forte. La portiera mi ha fermato per le scale, alla fine le ho detto che ero tuo fratello, lei mi ha creduto, ma te no. Mi stuzzichi e mi rifiuti e penso tu mi veda nemico e rivale. Anche se dici, poi, che in fondo siamo complici come due fratelli, io voglio di più.

4. Un ombrello grande, colorato a spicchi, così mi hai consegnato il tuo amore. Io, completamente zuppa sotto la pioggia, aspettavo riparo, i tuoi arcobaleni improvvisati mi hanno fermato nella tempesta. Tu uomo delicato ma deciso, bambino appassionato, mi hai amato da uomo libero. E’ stato un vorticare di colore e tutto si è fuso nel girotondo dei tuoi sorrisi di luci bagnate.

5. Orologio sveglia di grande design, proietti i tuoi numeri giganti sul muro della mia notte agitata.
Sto così perché sei partita e non so quando tornerai, non mi hai lasciata, hai solo detto che mi hai amata ma che non sapevi se potevamo essere storia io e te. Io donna in carriera e tu anonima voce di un Call-center. Altri mondi, secondo te, quando poi la nostre figure combaciavano armoniosamente e tu mi abbracciavi con quella forza di cui io non sono mai stata capace.

6. Una chitarra acustica, è un suono dolce, eppure la nostra ossessione iniziale non era così dolce.
Ricordi all’inizio, come è stato difficile renderci conto di quello che provavamo l’uno per l’altro. Pensavo che amare un uomo avrebbe minacciato quella mia mascolinità acquisita così bene nelle apparenze, mentre te non facevi altro che passare da una storia all’altra, scopavi nei parchi di notte, forse anche a pagamento. Eri ossessionato dal sesso perché non ti piacevi, in fondo. Poi, ci siamo trovati e il suono melodico della tua voce mi ha amato profondamente, scegliendo di risvegliarci. Ora lo so, hai abbandonato la tue abitudini. Grazie.

7. Una trappola a molla per topi, ancora esistono e quando scattano fanno male, molto.
Mi hai preso in trappola e l’ho capito troppo tardi, quando avevo creduto, alle tue parole di confusione, amore appassionato e depressione e dicevi non avevi spazio per altri poiché troppo mancante. Ma io, scema, avevo appena comprato una casa grande per tutti e due. Nel giardino è cresciuta l’ortica e, poi, ho saputo del tuo matrimonio pochi mesi dopo.

8. Degli occhiali a specchio, un tempo di gran moda, ognuna di noi si era presa, per sbaglio, gli occhiali dell’altra, perché così simili.
Forse, solo tuo stratagemma per conoscermi. Il tuo specchiarti a me era mistero, fascino e sfida. Ci rincorrevamo nei riflessi argentati, irreali. Abbiamo vinto, quando, solo alla fine, abbiamo tolto gli occhiali e ci siamo viste.
Oggi, scavando sotto l’albero ho trovato, sepolti lì chissà da quanto tempo, un mucchio di oggetti singolari. Molto bizzarro, e mi sono chiesta… a chi sono appartenuti, quale il divenire, il loro inizio e fine?
Sono scheggiati dal tempo, un po’ frammenti in frantumi.
Li lascio così o li fabbrico in storie più corpose, che respirano e hanno sangue dentro?

questi miei  s.oggetti di getto… li ho trovati su un sito di scrittura (ancora online)  vecchi di 15 anni scrivevo così… poi mi sono persa sicuramente qualcosa ed ho trovato altro

gra gra gra

Sono finita nel pozzo. Le rane mi fanno compagnia e mi guidano con la loro saggezza di luogo ristretto. Ammiro la luna ma loro: “Gragragra non è la luna ma il suo riflesso nel pozzo!!

E che ne so io? Quello che vedo mi pare reale, invece è solo riflesso. Sono mesi ormai che va così, appari e scompari credo e non credo e poi il solito pugno di mosche che le rane divorano in un battibaleno.

Perchè? Mi domando io…perchè le padelle e poi le braci ? Ho pure rischiato di mandare a fuoco la casa con un coccio di ceci a cottura lenta di dodici ore.

Mentre sto nel pozzo rifletto, non so,  sono presa dalle preoccupazioni, alla luna non arrivo alla vita su altri pianeti alla morte su questa terra bellicosa che non capisco perché non credo alle soluzioni facili di padroni creatori. Allora che senso ha tutto questo? e poi prendi e togli e poi aggiungi e sottrai e moltiplichi e inevitabilmente dividi.

La morte ti sfiora, mi ama non mi ama poi becca qualcuno vicino a te o remotamente connesso a te per sangue o affinità, così per tutti.

Di questa rinascita, attesa, sto nel pozzo e non posso neanche fare musica ma canto a squarciagola discanto di rane, pure se gli intervalli non li becco i minori e i maggiori modi che confondo come il bene dal male la verità dalla menzogna la tristezza dalla gioia.

Dicasi tutto sia collegato e penso ai distacchi e le rane se la ridono ancora masticando le mie mosche.

Gragragra la luna è lassù tu vuoi afferrala quaggiù, sciocca sei!!”

Eppure io mi sono messa nella possibilità di credergli pure se impostore fuggitivo wanted di amore non amore parole e poche azioni.

Ma tu sei andata fin giù la collina e sei caduta almeno due volte hai ripetuto il tutto e il brivido della corsa gravità in discesa ti ha preso e ora sei nel pozzo con noi rane che ormai ci siamo abituate questa è casa nostra ahahah”.

Ma non è la tua! -aggiunge la rana anziana-tu abiti i cieli, ancora non lo sai, quando li fotografi con gli occhi ti riempiono di quella strana incosciente felicità e basta vedere le cime degli alberi illuminate e ti basta così. Ora qui è scuro, sei finita nel pozzo, ti tocca starci e sentire il nostro concerto rumoroso. Non ti puoi riposare, se vuoi afferrare la luna ci devi riprovare e riprovare e sbucciare ancora le ginocchia.

Veramente, io, care rane, non ne ho molta voglia di ripetermi”.

Già non sei la sola- in coro gracidano le rane- molti mollano si stufano e non ci riprovano.

La notte è lunga, oscura. La luna tonda lassù ha il suo fascino, così tonda e gialla e io vorrei toccarla riesco però solo a vedere l’ immagine riflessa. Quanto mi sembra bella! Accattivante seduttiva, ma è solo ombra e io non posso piu seguire ombre.

Domani mi vorrei svegliare da questo sonno agitato e trovarti lì accanto a sorridermi e prendermi tra le braccia dicendomi: “non ti preoccupare è stato solo un brutto sogno. Ora sei finalmente sveglia e con me.”

Cara luna ti scrivo dal mio pozzo, me lo esaudirai il desiderio di andare oltre il non c’è due senza tre, bypassare dalle padelle alle braci?

Qui è ancora odore di bruciato,

le penne delle ali si sono ferite,

sembra una morte rivivere i ricordi con te ma in a manner of speaking i silenzi valgono più delle parole, i tuoi sono la testimonianza dell’ illusione opalescente

avvolta da bagliori lunari ipnotizzanti

ma non ci sei

solo presenze amiche che si materializzano quando meno me lo aspetto…. E non aspetto

gra gra gra

no, lo sciroppo non lo voglio

Ho una nuova App aspetti alla fermata del bus e ti dice in quanto tempo arriva…l’amore.

Però talvolta si sbaglia  ti segnala ‘in arrivo’ e niente…io, spazientita, salgo sul  primo bus sbagliato che arriva, confondo le cifre dei numeri strane alchimie, solo quando chiedo agli altri passeggeri dove va quel bus, scendo, infine capisco che non porta da nessuna parte

però è dura eh aspettare, rintracci il percorso dici: ah solo due fermate 5 minuti e che ci vuole?

poi niente….

pure se la app ti aiuta a prevedere percorsi alternativi

per arrivare dove vuoi arrivare magari non in templi biblici,

perchè il traffico è qui molto intenso.

Per esempio oggi forse non per sbaglio, abbiamo fatto scendere  dal bus due ragazzini fratelli persi nel bosco che volevano ritornare dai loro genitori ma i sassolini  non bastavano

forse me ne sono sbarazzata io tutto da me

due persone virtuali in meno due insegnanti per un tempo concentrato di giorni a testimoniare che st’app non funge molto e che poi il cuore si lamenta gli fanno male i piedi a stare ad aspettare

ora mi faccio  una bici

(ho la tosse e non voglio  prendere lo sciroppo chimico)

e mi sa   farò un presepe solo con animali

liberi di rappresentarsi come gli pare perchè liberi di vivere

e basta app e virtual worlds la vita è così

almeno per ora

 

 

la donna con la schiena crociata

Lei indossa due incroci  di nastro rosso sulla schiena,  le han detto che le toglieranno il dolore

dei sassi dei nodi di questo cuore di ghiaccio  che sembra tanto temperato

di acquisti sbagliati o arrivati un po’ scombinati o addirittura scorticati (Amazon per un po’ non la  riavrà)

la donna parte e mette da parte la sua arte

di camminare e osservare sbatte gli occhi

fa delle faccette strane il sole le acceca lo sguardo

intanto  cammina senza zoppicare troppo,  pure con le croci e i pacchi e i sassi e i cuori pesanti

Le dona il rosso passione ma non sa che farsene, all’angolo  incontra altre deviazioni

quale prendere? tanto poi in fondo la portano in fondo  alla solita strada bugiarda

dove amore non c’è

c’è ologramma di presenza ricercata

niente

altro

si fa bersaglio perché le croci sono lì sull’armatura

sai ora dove scoccare la freccia e aprire in due la noce e dentro trovare  gheriglio profumato di cosa buona perché prima o poi, tra un tornante e l’altro ci sarà quella cosa buona di vita avvolgente di pensiero spensierato, amante  non soffocante, il giardino in movimento danzante. at last no back pain

 

Lettere

1959-1960 carteggi di due ragazzi lei 25 lui 29
francobollo da 25 lire
leggo lei e ricostruisco loro
lei: istitutrice a Spoleto in un orfanatrofio, non è felice lì, non va all’università ma ha trovato questo lavoretto, qualche anno prima il padre è scomparso improvvisamente, e ha lasciato la numerosa famiglia in ristrettezze.
lui: è ‘scappato’ con un concorso da cancelliere a Genova.

Si dice fosse un incontro combinato, forse nel ’58, dalla futura suocera, l’idea che lui si dovesse sposare una del nord non l’attirava proprio e così gli trova la brava ragazza partenopea.

La brava ragazza si mostra idealista e filosofeggia di fare famiglia lui certo è un po’ nervoso, si nota subito, vuole comandare e si vede fare come gli pare, sa che perderà la libertà di esplorazione, la modernità le cose belle ma mettere su famiglia e cosa rispettabile in quei tempi.
Forse si amano, ma a distanza, lei scrive quasi tutti i giorni, gli racconta tutto quello che fa che è assai poco, allora le lettere arrivavano sicure e puntuali, non ho finito di leggere tutto il carteggio ma ci sono coniglietti imprevisti, momenti di crisi, lui si compra la 600 ha un piccolo incidente lei si preoccupa, comprare la macchina poteva dire frequentare anche altre signorine, le genovesine che nelle lettere degli amici di lui pare si dicano ‘viaggianti’.
Mancano dei pezzi poi tutto si ricompone, lei lascerà Spoleto due mesi prima il matrimonio ed è tutto dare consigli sulla casa che lui sta preparando, con pochi soldi ovvio, ma lei da consigli precisi e si sbatte un po’ per partecipazioni bomboniere chiese vestito visita ai suoceri.
Mi mancano i pezzi, ma la finirò questa roba in questi giorni miei di 39-40 di temperatura e tosse che mi annienta e mi fa vomitare anima che pare mi manchi in questi momenti.

Ora come va a finire la storia è cosa nota..lei sarà triste e delusa forse anche segretamente in depressione rabbiosa per la sua casalinghitudine, lo sosterrà ad avanzare professionalmente ma dietro a lui pare graviti l’ombra dei genitori un po’ egoisti e anaffettivi. Nasceranno due belle bimbe, la prima abbastanza intelligente e disciplinata, la seconda un piccolo demonio che ingelosisce la prima che per 7 anni aveva calcato le scene da sola.

Ora è il demonio che scrive qua che se ri.conosce questi due giovani spaventati e incompleti li ringrazia perché ha ricevuto una possibilità di essere altro da loro e, pagando tutti i prezzi possibili, a modo suo c’è riuscita.
Lui si trova ora su qualche pianeta a suonare la sua chitarra
E lei non sappiamo se presto sarà inviata su qualche altro pianeta magari a fare dolci.
Lui e lei mi mancano un pò.
Però è utile trovare indizi, se è possibile cercateli, da giovani giudichiamo perché non sappiamo e forse non sapremo mai.

Oggi: pensando a lui e lei, le cose sono sempre molto faticose e complesse, io non ho trovato la formula per farli incastrare, sembra che ci sia e poi tutto svanisce.
Ma nessuna delusione sono pronta ad affrontare sempre le ambiguità altrui, i loro narcisi bisogni di potere e tenere tutto sotto controllo, quando ti verrebbe da pensare ma non sarebbe più facile giocare senza farsi male? Accogliere sinceramente senza altro bisogno bipolare… generosa presenza.
ok ritorno alle mie temperature prima o poi guarirò.

tutti a testa in giù

non è difficile:

Eduardo oggi ti dedico questo, che per me era vita  di qualche anno fà… la nostra ricchezza di parole

L‘odore del pane sfornato e della polvere di caffè, di erba tagliata, suoni a forma di campanelli,

il cielo azzurro ma con qualche nuvola pecorella,

il dolce che lievita in forno e riempie di zucchero la casa,

i sorrisi dei bambini spensierati e follie di giovani vecchi che non si arrendono e fanno fanno ancora la vita.

La libertà dello sguardo su panorami presi in viaggio: viaggiare!

gli arcobaleni di ogni latitudine, i gatti totoro like,

La creazione di amore, per la musica, per le note che ci fanno da copertina se freddo o   da parasole se il sole acceca,

l’energia dei piedi che non sanno solo camminare ma danzano il gioco di questo mondo a palla che ci sfugge quanto rotola via

i colori dei fiori che straripano con forza e fierezza,

le cose piccine fatte con cura: origami strabilianti,

il canto condiviso di melodie antiche che insegnano ancora il nuovo che c’è dentro al cuore motore,

Gli amici lontani sempre così vicini,

tutto quello che nasce e cresce e si difende e progredisce pure quando finisce.

La fantasia che trova soluzioni impensabili,

I ricordi dei giochi di infanzia e la poesia,

gli alberi,

il riciclo creativo,

le mani,

Le donne, gli uomini, luoghi che sono casa.

 

perchè poi ci sono altre povertà di spirito…

 

I poveri, quelli veri, sono coloro che non hanno tempo per perdere tempo.
I poveri, quelli veri, sono coloro che non hanno silenzio, né possono comprarlo.
I poveri, quelli veri, sono coloro che hanno gambe che si sono dimenticate di camminare, come le ali delle galline si sono dimenticate di volare.
I poveri, quelli veri, sono coloro che mangiano spazzatura e la pagano come se fosse cibo.
I poveri, quelli veri, sono coloro che hanno il diritto di respirare la merda, come se fosse aria, senza pagare niente in cambio.
I poveri, quelli veri, sono coloro che hanno solo la libertà di scegliere fra un canale televisivo e l’altro.
I poveri, quelli veri, sono coloro che vivono drammi passionali con le macchine.
I poveri, quelli veri, sono coloro che sono sempre in tanti e sono sempre da soli.
I poveri quelli veri, sono coloro che non sanno di essere poveri.
(A testa in giù eduardo galeano)

Blog su WordPress.com.

Su ↑