freak show

non hai pagato il biglietto ma ci entri lo stesso

uomo tacchi a spillo e parole di ghiaccio prima apparizione da trickster

anche un ubriaco cronico di sguardi assassini  (punta un coltello capelli in fiamme vomitare senza amplesso)

e la cura di quel viso del passato ormai morto un volto che cucina aria fritta non ascolta con  cuore rosso intrappolato nella rabbia

pure  quello con voce suadente che medita a dieci cm dal suolo con le tasche cariche di bugie grosse come sassi o macigni, se ti prende di mira ti colpisce sicuro con parole fuori luogo o sorrisi  ballo in maschera

 

negli ultimi due giorni apparsi due  sconosciuti

il gigante e lo gnomo

mi salutano con abbraccio e poi prendono in ostaggio la mia mano imbarazzata  per secondi  attimi catturati  per trovare contatto o chissà quale linguaggio altro

E’ un segno

il secondo tempo del freak show comincia

venghino signori e signore

 

ci sarà ancora da ridere

il cuore rotola palla da biliardo

bisogna emozionarsi

lo spettacolo sta per cominciare

The end

ti capita mai di pensare che quello che è accaduto non sia magari mai veramente successo?
il passato, anche recente sembra  quella visione da palla di vetro,
mai realmente esistente
la bambina che non vede l’ora di aiutare la mamma a sbattere le uova o a fare gli gnocchi con la grattugia,
la giovane che aspetta una telefonata
e donna anziana che ha sempre saputo che lui la tradiva
sono le stesse persone mai realmente esistite eppure così presenti
 è un attimo di vita inspiegabile
è pura illusione e fascinazione
è che ti sbagli sempre e continuerai a farlo
la mission impossible con cui accordi  i tuoi fili di marionetta
ce la farai o meno
questa è la questione
ci sarai o meno  è l’altra
puoi fare e disfare e non esserci
così quando cerchi di ricordare
sembra  tutto  non sia realmente accaduto
ma ti sbagli
certi incontri e scontri certi punti  interrogativi  ci sono  stati
ora sono  trasformati  sono  punti  neanche sospensivi
solo punti  nel ricordo di quello che eri e desideravi
ma non più sospesi
diciamo finiti
la parola è the end

ricomincia una nuova serie

p.s. scegli tra istinto/illusione ed emozione

Non sono mica Mandrake

C’era una volta anzi sarebbe meglio dire, c’erano tante volte perché questa storia ha spiccate somiglianze con il film ‘Ricomincio da capo’ (Groundhog Day). Bill Murray si sveglia sempre nello stesso giorno, tutto diventa prevedibile, ma sempre paradossale con ripetizione ad libitum.

 

Ebbene, c’erano stati, c’erano e c’era, spettacoli/spettacolo di illusionismo.

I maghi erano ogni volta diversi, ma tutti con la predilizione per il numero del cilindro e del coniglio che appariva magicamente.

Ammetto, ci cascavo ogni volta. A volte le magie erano davvero prodigiose e mi avevano fatto battere il cuore, altre, l’inganno era evidente: solo maghi maldestri.

 

Pagavo il biglietto (il costo era alto) per assistere sempre allo stesso spettacolo e non potevo fermarmi. Forse non mi sarei mai fermata, perché quando finiva la grande illusione, poi si ricominciava tutto e mi preparavo per il prossimo spettacolo.

 

L’ultimo mago era stato abile, comunque mi aveva delusa molto presto. Avevo però continuato ad assistere al suo spettacolo. Sì ne ero affascinata, aveva mani abili e sguardo furbo, poi parlava per ore e ore, ma sempre di poco, senza concludere molto. Infine si arrivava al clou dello spettacolo, apparizione e sparizione di uno splendido coniglio.

 

Loro, i maghi, giuravano che non c’era trucco, il povero coniglio faceva sempre una brutta fine e, io, animalista convinta, non condividevo queste scelte.

 

Sorrido ancora se penso a quel mago e al  numero delle lucciole, gli era bastato quello per trascinarmi nel suo mondo di chimere e sogni. Sicuro, mi aveva profondamente colpito per la sua destrezza e intelligenza creativa, non me lo sarei dimenticato facilmente.

 

Ma c’era sempre una vena sadica in questi giochi, come quelli del mago clown. Lui faceva ridere quando scompariva dietro montagne di polveri bianche, ci si nascondeva e io non avevo capito il trucco. Avrei perso abbastanza soldi per assistere alle sue prodezze.

 

Poi ricordo pure il mago, quello molto introverso nei modi, so è passato a miglior vita. Faceva numeri dove c’erano cieli grigi, squallore e ponti dipinti che attraversavo come se fossero reali, certo illusione era pure lì.

 

Ora, assisto al prossimo spettacolo, mi preparo e aspetto il numero del coniglio.

Questo mago ha richiesto la mia partecipazione, con i suoi trucchetti ha attirato la mia attenzione e mi ha coinvolta a fare da valletta con il coniglio. Per mostrare al pubblico la sua abilità, mi ha permesso di controllare che l’animale stia bene e sia vero. Ebbene l’ho toccato e l’ho preso in braccio, mi ha ricominciato a battere il cuore: è una graziosa bestiola morbida e tenera. Dice che me lo regala. Lo so, anche questo mago gioca, mi sottrarrà dalle mani il coniglio, questo scomparirà all’improvviso così come è comparso dal nulla di un profondo cilindro nero.

Ma ho pagato il biglietto! Non si fa così!

 

Mentre cerco di non pensare al coniglio sottratto, alle orecchie arriva un motivetto

“Così mai sarà mai potrà essere amore

così mai sarà

mai potrà essere”

Esco per un attimo dal tendone di questi freak show

“perché fosse rispetto ci volle la scelta tra bene e male…”

Forse è questo, mica sono Mandrake

le magie impossibili non fanno per me

(d’altronde è solo vita e amore da vivere)

Daniele Mutino e i suoi cosacchi

 

Vivian

 Lei è libera, eccentrica perché vive  la sua passione per il ‘fuori’  quasi in modo morboso e nascosto.
Lei cresce i figli di altri portantodoli in giro per la  città perché cerca immagini da fermare, movimenti da ricordare nel guardare.
Forse cerca se stessa in infiniti specchi.
Non so se si sia trovata nelle  ricerche di viaggi di visi e linee e punti,
 poi inevitabilmente qualcuno ha trovato lei.
Lei che fotografa e ha un mondo  immenso davanti,
non sembra ma è, 

ci penso ora all’ambivalenza del  dire   false verità in modo vero.

Lei  è Vivian  Maier
e così ne stanno facendo un film.