passione

Il mio sguardo si volge verso questa via di platani sotto la mia finestra.

Altre stagioni, loro sono sempre lì, cambiamo abiti gli alberi non si muovono.

Vicino a uno di questi platani un giovane uomo ha perso la sua vita non tanto tempo fà.

Il platano ha assistito a tutto questo veloce divenire dove la tua moto e velocità scivola, muori sul colpo. L’albero ora è diventato un luogo di stupore, lacrime e letture. I tuoi tre bambini ti hanno disegnato e scritto, io non so cosa, non ho letto, ma vedo altri che si fermano per leggere di te sulla corteccia del platano testimone di dolore e incredulità.

Ci sono fiori e girandole, candele accese e oggi qualcuno ha fissato al suolo pure una panchina di legno.

Siete distanti ma noi vi sentiamo presenti ovunque siate o facciate, ci mancate.

Ma non si trattiene chi se ne va, io sento come se venga assorbito dentro noi… i ricordi o quello che ci avete dato diventa una centrifuga che porta ad andare avanti

pure se manca il respiro

pure se ci si ammala

pure se ci si ferma

pure in quei momenti che si vorrebbe solo dormire o non sentire,

pure se si è contenti per una voce nuova ritrovata o si è perso il senso.

L’albero sa tutto e porta con sé

capendo che la vita è radicamento stupore e sentimento.

E poi anche riuscire a respirare…

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Purtroppo o perpoco

La sala d’attesa è gremita siamo tanti.

Rincorriamo questo tempo che non esiste o è lui a rincorrerci,

non so bene.

 

Nel frattempo, appunto, inganniamoci con intervalli di pecore pusillanimi: piccole animelle contorte da regurgiti  di vecchio regime…

 

Tolleranza zero il partito dei dementi si fa strada, distrugge con machete ogni vita che sopravvive in modo pubblico

Re(op)primiamo e massifichiamo e poi puniamo licenziamo umiliamo

noi siamo i capi presuntuosi e del tutto inadatti del futuro presente,

voi: nulla a cui togliamo tutto

o educatori che dovrete temere i nostri capricci, perché se, ad esempio, decidessimo di cominciar le lezioni con l’inno dei consumatori di bibite pulisci nikel voi vi toccherà fare corsi di aggiornamento inutili e poi insegnarla la canzonetta sconcia, sì a tutti gli studenti, pena licenziamento o trasferimento in luoghi impensabili, cari i miei insegnanti privilegiati e con stipendi sempre più miseri, mezzi bruciati vivi da logorio invisibile e solitario.

 

Tra qualche tempo funerali quindi

Non mi piace ma è così   perdere per non ritrovare.

 

Vorrei concentrarmi sui fili d’erba che escono brillanti dal cemento di città e resistono, si tratta sempre di quello

Vorrei non dare ascolto alla signora con falce che è seduta sul letto di quel padre che cantava Scalinatella, io volto il viso dall’altra parte, non la invito per cena come avrebbe fatto un Monthy Python di turno.

Non mi piace ma è così   perdere per non ritrovare

 

E il tempo che inseguo nei ricordi non posso fermarlo

Gli errori che ho fatto

le cose non dette o dette male

le cose ricevute o ricevute male

e il canto che adesso mi salva la vita le ossa che risuonano e io (r)esisto e mi sento, pure per un attimo solo, capace di (r)esistere a questo luogo di gelo sotto zero in afose tropicali giornate d’ estate

andare o non andare

rimanere e non pensarci

arriverà il giorno

purtroppo

e per poco anche stavolta supererò gli scogli

 

ma mi mancherai

come mi sei sempre mancato.

la calata dei barbari, lucciole + fiori arancioni

ognuno ha i suoi, di varie taglie e fogge, sono insomma i demoni pensieri

quelli che t’invadono e lasciano immagini forti

(come quando vedi una sagoma bianca su sfondo nero chiudi gli occhi e per persistenza di immagine ‘vedi’ il profilo  figura nella tua testa stampato a fuoco)

che poi parliamo di ovvietà:

i barbari sono tra noi:

uccidono alberi animali senza ragione

se non profitti e malafede

uccidono la terra e i suoi abitanti

lasciano morire corpi annegati,  quotidianamente in fuga da fame, conflitti e disperazione

sono quelli che dai pulpiti parlano  e dununciano e poi  in realtà hanno le mani lavate dal non fare    alcunchè

sono quelli che con i coltelli tra i denti incitano all’odio razzismo tortura dicriminazione di ogni tipo

perchè rabbiosi di ferite antiche chissà

sono quelli che professano amore universale e se possono ti tradiscono e ti mettono in bocca parole che tu non hai mai detto

che denunciano la tua insensibilità quando

i barbari sono loro

ma che ci vuoi fare, se tuo figlio si buca e tu gli vuoi bene, ma lui ha fatto una scelta:

la non vita di un corpo scheletrico dalle mani fredde, confinato ad un letto, arreso, contaminato da ogni tipo di droga e debolezza che vorrebbe la mamma, ma il tempo è passato.

Tu assisti e sei impotente e magari provi rabbia e dispiacere e troppa solitudine

e i barbari sono i demoni pensieri che mi portano queste immagini e mi toccano perchè non riesco a

non vedere a non sentire a non capire

non riesco

e basta.

(ps le lucciole e i fiori del colore del sole sono le mie energie e forze,  combatterò questi barbari con le mie ‘armi’,   anche da sola)

chiudiamo quella porta: c’è corrente

Anno  quasi finito in preda alle correnti fredde di gelo e inverno

vorrei chiuderla quella  porta ma  non a chiave come quella di Barbablù

uomini donne  bugie sesso potere seduzione paranoie

bambini

malattia impotenza rabbia

tradimento 

quelli  che si accontentano quelli con  la testa nella sabbia  

  centratura amicizia affetto musica  ricomporla

scegliere quello che mi alimenta bene e meglio

moltitudine solitaria e

solitudine molteplice

sorpresa in voce e paesaggi da sogno fantasie

Ecco dietro  a sta porta io ci metto tutto questo

la stanza del 2014  si sta per chiudere

dentro, come si capisce,  vi è stipata molta roba bella e brutta

senza dimenticare  tutte le porte che ho chiuso perchè correnti malsane influenzavano l’aria

 e la tristezza di riconoscere di essersi sbagliati di nuovo

come di nuovo riprendere tutto e ricominciare

magari  partendo  più leggeri

non so se mi posso impegnare ad essere più brava per quello che verrà , 

non mi piacciono le cose in pegno, non voglio scontare le colpe altrui.

Sono pronta, ho appena allacciato le mie nuove scarpe alate

cariche di potenza e colore

altro viaggio

ce la farò ( ce la faremo)


cazzate, anche no

 

Ho fatto una cazzata ho aperto il vaso di Pandora,

aspettava là da un bel po’ di tempo .

Ci si prova ad anestetizzarsi di fronte al dolore

ma non sempre viene bene.

Non faccio ciambelle con il buco

Altro sicuro, forse, mi viene bene

ma vomitai parole e lacrime e urla

non   sempre ho urlato così

cioe sì mi ricordo quando ho sentito per la prima volta quel grido disperato

è dentro un Dna

è dentro ricordi di litigi

dove orecchie bambine si nascondevano dietro porte per non essere scoperte,

forse così comincia l’invisibilità per alcuni di noi.

Ci si nasconde per non sentire più e non provare più.

 

Performance isteriche le conosco, riprodotte in alcuni momenti topici, molto rari comunque. Senza senso alla fine.

 

Ma ‘alla fine’ ti ho urlato che se è così è

perché ti voglio bene e perché passo le notti a piangere e (se canto mi si ferma la voce perché ti penso e smetto di volare-questo non detto).

 

Perché stiamo aspettando che tu vada ed è difficile separarsi

E’ che non può farci uscire tutti di senno

e non si possono sprecare i soldi così in medicine veleno

e che ti tolgo il telefono dalle mani non è il tuo giocattolo per torturare gli altri, noi non ne abbiamo colpa delle tue malattie.

Forse ci siamo sentiti così da quando siamo nati

ma non puo continuare

Brucia tutto ora nei dintorni del cuore

i miei acuti hanno rotto tutte quelle cristallerie sospese tra noi e i vetri cominciano a farmi male, sarà la colpa, non si urla così davanti a un uomo che muore.

 

Ma lui così vuole la tua di morte e TU devi sopravvivergli,

questo sai ma sai anche che ormai non ti nascondi più e che glielo devi dire sei preoccupata (e che ti mancherà come ti è sempre mancato da sempre)NON CI SEI MAI STATO

Poi lui urla vattene non voglio piu vederti

e tu pure rispondi in ugual misura

ma poi arriva quel ti voglio bene che non ho mai detto

e quel ti voglio bene che lui non mi ha  mai detto

e lo abbraccio una fragile gabbia toracica di 45 kg

e già mi pento della sfuriata

credo sentita per tutti gli otto piani del palazzo

 

ritorna la calma apparente ritorna la badante   mi ricompongo e tu mi dici

Impara a cantare

E ti do la pianola

 

Già cominci a disfarti delle cose

non so se queste cose mi faranno piacere averle vicine

o le vorrò distrutte da qualche parte

e poi mi parli di cimiteri e io non so più che dire perché dovrei continuare a piangere come lungo tutto il percorso piovoso verso casa da sola

E la pioggia è scesa arriva il temporale è l’alluvione

 

E sono sommersa allagata e tu sei dall’altra parte

e io sono su quest’ isola a guardare se arrivano messagi in bottiglia

Tanto lo so che prima o poi arriveranno

Magari si spenge il dolore

magari tutto ritorna normale

o forse no

Non ci riesco a far sì che questo sia normale

Pandora è uscita

l’umiliazione che ci hai fatto subire da sempre

e le chiavi al televisore e essere trattate da figlie idiote e

Te l’ho detto

 

E tu poi:

Io sono piccolino piccolino

 

ecco

Un bambino mai cresciuto

Con la paura di essere adulto

E noi a crescerci da sole

Con quegli eserciti di bambini non cresciuti che ci tengono compagnia con cui ci tocca fare conoscenza

Smetterò di passare notte a vedere streaming di serietelevisive o i fuochi fatui o il dolore di cuore trafitto del crudele di turno che ti impersona

 

Lo so funziona così questo marchingegno

dovrà finire.

 

 

L’uomo che abbraccia

henri-cartier-bresson-hyeres-france-1932-seville-spain-1944-wall-hole-children-playingL’uomo che abbraccia mi dice
meglio la paura alla rabbia
 
E io aspetto nella bolla
qualcosa accada e finisca la strada chiusa
dove si continua ad andare a sbattere,
battere tutto e tutti      i deliri di onnipotenza,
le fragilità da umani delegittimati
poveri cuori spersi a ricercarsi
e poca intimità barattata come figurine doppioni di
poco valore.
 
Arrivano i ricordi ospiti inattesi e non ti annunciano che passeranno ma
questo vuol dire che vivo ancora:
da domare il rumore delle ugole bambine
a cui fa male il cuore
‘in Filippine bambini camminano da soli ma la polizia è cattiva’
se chiedo dove gli fa male, lui risponde fa male il cuore
mentre spinge e butta a terra tutto quello con cui vorrebbe entrare in contatto.
 
Mi manchi nella mano bastone per trovare equilibrio
Non so se mi pensi, se tu davvero mi abbia solo
pensata pesata
e mai voluta evoluta
inutile arrivarci è spreco
 
L’uomo che abbraccia ti dico mi farai piangere
Lui dice meglio il dolore che la rabbia
 
Cerco nei banchi i sottaceti giusto prezzo qualità
Non è assurdo
Ma sono senza ri(s)poste verità.
 

Se chiudo gli occhi non sono più qui

Cerco di non sentire dolore

Resisto

Sono giovane

O sono vecchio

In equilibrio precario

Muoio e vivo

Mi ribello e cedo

Trovo uno spazio tra le stelle

 

 

Questo film racconta e

muove corde di emozione che risuonano

come quei sassi di fine scena nel fiume.

Ognuno, come sempre, ha i suoi di sassi da portare,

poi ci trova su le domande o le risposte che vuole.

 

Non sempre capita di trovare poesia al cinema (italiano),

qui sì e non si compra ad etti.

Questo film è scritto assai bene, gli attori ‘centrati’, molti non sono professionisti.   Pare ci abbia messo 5 anni per compiersi. Vittorio Moroni, regista et co-sceneggiatore, ha animo speciale,  già visto Eva ed Adamo 

e a fine film (io mi nutrirei a pane e filmdocumentari) ricordo

avevo avuto in dono dal regista un fotogramma della pellicola   conservato ora  da qualche parte.

 

quando manca un padre o una madre

manca quella scuola quando ci vuole tutti asserviti a quello che non serve sapere

manca la presenza a quegli sguardi di esseri con vite clandestine e lavoro nero poco umano

poi la violenza banale

l’assurdo della vita  ti spiazza sempre

in fondo, il dolore questo nostro pane quotidiano, anche se duro, ci fa bene lo stesso.

Consiglio di andare a vederlo

Cercarlo,

è piccola distribuzione, come al solito,

qui funziona solo il passaparola.

 

ho visto cose che voi umani…

 

Ho visto un ragazzo dalla pelle nera e   occhi profondi girare sotto gli ombrelloni di vacanzemarine, replicare rabbioso: grazie che vuol dire? eh che vuol dire grazie? Era nostro: Grazie non ci serve nulla. E anche un altro, pure lui giovane, esile tredicenne sotto i pesi di un paese dimenticato, fuggito poi nelle mani di mafie che controllano i migranti, a vendere per pochi euro quella sopravvivenza giornaliera, sognando che le sue gambette possano riuscire a diventare veri sostegni per la vita che sarà.

 

Ho visto una donna del sud (poteva pure spostarsi a nord ma forse anche no) umiliata da padri padroni mariti che annullano la tua persona e la violenza familiare di parole di impotenza e paura di sentimento e figli spettatori di questo spettacolo squallido dove   viene insegnata la funzione di capo mandria e bestiame asservito

 

Ho visto separazioni stupide utili o importanti da uomini che chiedevano di non essere disturbati tanto lo erano già.

 

Ho visto persone che sono ambivalenti e vogliono e non possono, sono gruppo e magari non vogliono esserlo, sono gli uni contro gli altri cercano potere e dinamiche di conflitto, vogliono annientare e aggredire pensando sia fatto loro un torto se così non si comportano, di mezzo sempre gli innocenti che poi però non mollano.

 

Ho visto una donna che sapeva re.stare con un uomo solo attraverso la lite, si nutriva di aggressività repressa, di rabbia che era come muschio, cresceva dove non batte il sole. Anima in pena.

 

Ho visto un uomo giacere nel letto ormai teschio senile di se stesso, recriminare, con la sua solitudine cattiva, il suo egoismo di una vita, mai capito nulla, ma perseverare nella vittima che risente e non sente chi ha vicino. Anima incapace di dare ma cantare tutta la vita canzoni napoletane appassionate.

 

Ho visto una giovane donna farsi subito vecchia reprimendo istinto creativo pensiero fertile, asservita alla setta religiosa per trovare la sua famiglia, ma sempre per non sentire affettività del corpo.

 

Ho visto uomini anche belli, dagli sguardi magnetici, troppo presi dai loro narcisi feriti, i loro deliri di miraggio, i loro destrieri che corrono e non vedono la donna di fronte a loro, lei in parole povere diviene invisibile, senza sentimento e coerenza da rispettare.

 

Ho visto alberi parlare e case abbandonate testimoniare altre vite vissute e semplici esistenze dove tutto si risolveva alla mera sopravvivenza

 

Ho visto formiche fare surf su montagne di borotalco e gechi impazziti a ballare mazurke di alessandro pipino e ladre di frutta che ritornano con la memoria a quella infanzia di natura e semplicità

 

Ho visto uomini e donne esprimere vita, cantarla e ballarla e soffrirla infine: viversela tutta

 

Ho visto amore negli occhi di chi sa ascoltare e capisce, complice, gli abissi e le vallate di profumi cariche

 

Ho visto questo anziano signore chiamarmi nennella e portarmi, di nascosto quasi, a comprare sigarette di cioccolato e pastarella da Danieli, rito di affetto vero presente

 

Ho visto deserti nella mia vita e spettacolari scenari di bellezza di terre lontane e pure vicine al cuore

 

Ho visto   incontri con persone speciali che carezzano e rialimentano quella scintilla che spesso con venti contrari si fa rovinoso incendio oppure vero fuoco che riscalda

 

Ho visto il potere della voce quando unisce, dell’ energia di armonia di note che faticano e poi si posano sui fili come bellissime rondini libere

Ho visto danze e terra e piedi che la spingono perché ci sono le radici che nutrono sorridenti.

 

Ho visto una donna, infine, che ormai insegue sulla pelle, pensante e senziente, le strade a colori di Paul Klee,

esperta carpentiera & giardiniera senza progetto a termine.

 

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