non capisci

tu non capisci quanto m’irriti non trovare quel filo, nel groviglio di fili  elettrici non trovo il carica macchina fotog…perchè tanto disordine? non trovo il filo di energia per ricaricare,

lo so,  tu non ci sei più e quante cose avrei potuto imparare da te (guardando le tue vecchie cose che tengo nell’armadietto- non posso buttarle non ora almeno).

non capisci  quanto sia grave questo ristagno ( e il lupo che soffia sulla casa instabile del porcellino che scelse la paglia e l’idiozia).

di questi giorni in isolamento coatto  (a causa di polmoni in tilt)

ho perso il respiro  (e la noia e la gioia)

anche il desiderio( ma quello è sempre stato gioco a nascondino nel peregrinare a vuoto) spesso

già in viaggio e il nove e l’eremita e a te che penso pure con  sorriso da joker (il male dov’è? e la follia? e il demone insoddisfatto? e l’egoismo…)

non capisci

sono anima instabile funambula (non da rassicurare o confortare)

nomade ma stanziale per ora

voglio vivere tutto

anche se perdo tutto

(apparentemente)

 

 

 

non capisci  (siamo diversi?)

ho fame

 

in volo ritornano

Gli uccelli migratori son tornati sul balcone

ne hanno da raccontare e io al solito li ascolto…

anche io ne avrei da dire

non un  inverno semplice

di mancanze perdite avvicinamenti scoperte e delusioni

In primavera tornano

mi hanno portato qualcosa di nuovo

tra le zampette

sbrilluccica

 

cerco di afferrarlo e lo vedo: un piccolo cuore di oro rosso raccattato chissà dove

ritornano loro e ritorna il cuore

sarà da fidarsi affidarsi crederci farci una  risata su

sui voli miei narcisi e vani  pure se in cerca di approdi

spero il cuore mi cucini qualcosa di buono

e si dia generoso e coraggioso di tempo.

come il cinguettio degli uccellini carichi di storie e luoghi incredibili

in arrivo

oggetti quasi vintage

1. Ovatta colorata, chissà tra quali mani ferite è passata.
Ma è tutta così soffice, come il tuo corpo. Sei bella e sprofonderei nelle tue morbidezze a forma di curve, lo so che non sei per me. Io mi ricordo di essere quella donna, la moglie che sa ascoltare e la madre sempre paziente. La voce dice non si può, non si può e il sangue sgorgherà per te, mi scorticherò fino all’osso.

2. Una lampadina rosa pallido, di quelle che consumano poco, appena avvitata in cucina.  Ti ho vista per la prima volta in quel negozio di lampade, eri piccola ed eterea, sembravi uscita da un libro di favole. Mi hai fatto entrare nel tuo sguardo ed io, non sono un’indeciso, mi sono fatto riconoscere da te. La sera stessa eri nel mio letto ad illuminare la carne sorpresa.

3. Bottiglia di vetro verde, sei trasparente e misterioso, mi sono innamorato e non posso dirtelo forte. La portiera mi ha fermato per le scale, alla fine le ho detto che ero tuo fratello, lei mi ha creduto, ma te no. Mi stuzzichi e mi rifiuti e penso tu mi veda nemico e rivale. Anche se dici, poi, che in fondo siamo complici come due fratelli, io voglio di più.

4. Un ombrello grande, colorato a spicchi, così mi hai consegnato il tuo amore. Io, completamente zuppa sotto la pioggia, aspettavo riparo, i tuoi arcobaleni improvvisati mi hanno fermato nella tempesta. Tu uomo delicato ma deciso, bambino appassionato, mi hai amato da uomo libero. E’ stato un vorticare di colore e tutto si è fuso nel girotondo dei tuoi sorrisi di luci bagnate.

5. Orologio sveglia di grande design, proietti i tuoi numeri giganti sul muro della mia notte agitata.
Sto così perché sei partita e non so quando tornerai, non mi hai lasciata, hai solo detto che mi hai amata ma che non sapevi se potevamo essere storia io e te. Io donna in carriera e tu anonima voce di un Call-center. Altri mondi, secondo te, quando poi la nostre figure combaciavano armoniosamente e tu mi abbracciavi con quella forza di cui io non sono mai stata capace.

6. Una chitarra acustica, è un suono dolce, eppure la nostra ossessione iniziale non era così dolce.
Ricordi all’inizio, come è stato difficile renderci conto di quello che provavamo l’uno per l’altro. Pensavo che amare un uomo avrebbe minacciato quella mia mascolinità acquisita così bene nelle apparenze, mentre te non facevi altro che passare da una storia all’altra, scopavi nei parchi di notte, forse anche a pagamento. Eri ossessionato dal sesso perché non ti piacevi, in fondo. Poi, ci siamo trovati e il suono melodico della tua voce mi ha amato profondamente, scegliendo di risvegliarci. Ora lo so, hai abbandonato la tue abitudini. Grazie.

7. Una trappola a molla per topi, ancora esistono e quando scattano fanno male, molto.
Mi hai preso in trappola e l’ho capito troppo tardi, quando avevo creduto, alle tue parole di confusione, amore appassionato e depressione e dicevi non avevi spazio per altri poiché troppo mancante. Ma io, scema, avevo appena comprato una casa grande per tutti e due. Nel giardino è cresciuta l’ortica e, poi, ho saputo del tuo matrimonio pochi mesi dopo.

8. Degli occhiali a specchio, un tempo di gran moda, ognuna di noi si era presa, per sbaglio, gli occhiali dell’altra, perché così simili.
Forse, solo tuo stratagemma per conoscermi. Il tuo specchiarti a me era mistero, fascino e sfida. Ci rincorrevamo nei riflessi argentati, irreali. Abbiamo vinto, quando, solo alla fine, abbiamo tolto gli occhiali e ci siamo viste.
Oggi, scavando sotto l’albero ho trovato, sepolti lì chissà da quanto tempo, un mucchio di oggetti singolari. Molto bizzarro, e mi sono chiesta… a chi sono appartenuti, quale il divenire, il loro inizio e fine?
Sono scheggiati dal tempo, un po’ frammenti in frantumi.
Li lascio così o li fabbrico in storie più corpose, che respirano e hanno sangue dentro?

questi miei  s.oggetti di getto… li ho trovati su un sito di scrittura (ancora online)  vecchi di 15 anni scrivevo così… poi mi sono persa sicuramente qualcosa ed ho trovato altro

Uomo di ghiaccio

Tempo fà i bambini della maestra giocavano a uomo di ghiaccio. Ricordo:  le femmine stavano all’ombra e solo lì non potevano essere catturate dai maschi che  invece al sole se le vedevano trasgredire il confine  le facevano prigioniere. Erano piccoli uomini di ghiaccio.

Beh io ne ho visti diversi  più adulti  a fare giochi simili . Uno anche adesso si è affacciato alla mia porta mi ha congelato un pezzo di cuore che  comunque ancora batte

non mostrando alcuna empatia per quello che ha combinato

alcun apparente interesse a sentire il dolore del  cuore congelato

da azioni senza logica e amore

Non manifestarsi realmente fingere dire bugie essere stronzi o paraculi insomma mettiamola così e non riuscire a farmi superare quell’ombra dove posso essere al sicuro anche se io volevo starci al sole con te..ma non scegli me  o fai finta  di non farlo

capire l’incomprensibile rivestito di carta regalo opportunista e manipolatoria

un bel fiocco rosso passione  e oplà il regalo farlocco  eccolo qua

il mio più bel regalo di compleanno eri tu pensandoci  dicendo così

forse era vero

lo capirò solo quando  ritorna primavera e  incantesimo  del non c’è tre senza quattro si scioglierà

essere duplici senza mostrarsi davvero quanto vi conosciamo uomini iceberg

sembrate estinti tipo Mammuth invece ci ricordate quell’era glaciale dalla quale non ci liberiamo così facilmente

perdere libertà

essere nel giudizio

non riuscire ad amare o a farsi amare

panico il terrore corre sul filo ghiacciato

paura dell’horror,  caro uomo, che hai dentro

del tragico che non riconosci del mondo effimero  che popoli di inutili musiche

dove non c’è spazio per pace di un sole che scalda

sono in inverno, -40.

 

Balli questo valzer con me?

 

Ma salirai come un onda del mare

Travolgerai tutte le mie paure

Sì soffierai come il vento d’estate

raccoglierai i miei giorni perduti

(A.Parisi Il Valzer di Roma)

 

Parli.amo d’amore ogni tanto, ma solo ogni tanto eh!

Perché di muri e crudeltà e bestiacce che ti portano all’improvviso la signora con la falce che più o meno d’impulso decide di farsi un giretto con chi era con te prima…ne abbiamo piene le scatole e ora potrebbero farsi scatoloni pesanti e ingombranti.

Allora spero e mi dispero meno,

pure se sono stati sei mesi carichi

di sorprese

dolori e  delusioni, paure e sconfitte apparenti.

Poi cavalchi onda con quel delfino sconosciuto

non sai se vuole giocare o legare con te trame di madreperla e corallo

Non sai, ma salirai in superficie

e giocherai il cielo blu acquamarina e anche quel verde smeraldo alga nutriente,

oltre le mancanze e le distanze.

Pure se, sicuro, troverai un giudizio sassolino in qualche scarpa vedendo solo imperfezioni, sfumature di dubbio e contraddizione. Magari il sassetto  lo scambi per una perla rara.

Amare, amarsi un po’ e trovarsi in ordine disordinato

mi sono persa e ti ho ritrovato

sarà vero sarà falso.

Ricomincia la giostra

tra le tue braccia,

è così stavolta pensi che possa venire meno vertigine

perché tutto gira gira

e tu potresti ridere ridere spassionatamente

dopo il sale abbondante

e le ferite e le inquietudini

( amiche mai troppo lontane o distaccate)

Dai! Giochi.am(iam)oci un pò tra le onde

andarsene

Andare per non tornare

non è la prima volta che accade o che mi accade.

Tu vai e non torni, lasci questo corpo… insomma muori.

La morte ossia il grande tabù.

Stavolta, te ne sei andato veloce, lasciando molti stupiti arrabbiati increduli

poi

tristissimi, perché noi rimaniamo a ricordare

ciò che è stato

e ciò che sarebbe potuto essere.

Suonare assieme crea quell’intimità senza parole, lo sa solo chi la prova,

ma tra noi era una distanza a volte timorosa, altre riservata,

ad inseguire solo alcune scie di parole, ho saputo che avevi accesso a questo blog e non m’immaginavo tu potessi entrare in questi altri mondi miei, sai di quella volante.

Intimiditi eravamo e curiosi, ma a distanza di sicurezza… avrei voluto avvicinare qualcosa di più ma non è stato possibile, credo in fondo comunicassimo lo stesso, pure con altre distrazioni di ostacoli.

Mi hai insegnato quel suono anarchico e il 5/4 e la parte alta dell’organetto quella dai suoni bassi e le tue frasi improvvisate così come venivano… cominciato pure io su quell’onda…e Delicq? ne avevamo parlato delle le sue musiche struggenti… tu ancora non sapevi come riprendere le fila della musica che avevi dentro, ma la condivisione così difficile.

Dentro te c’era già tanto, anche un mondo a testa in giù con spigoli fastidiosi ed ego da limare, illusioni delusioni e fantasmi, farci i conti come tutti noi del resto.

Dire che mi mancherà quel tuo suono è inutile, come quel sorriso imbarazzato e la tua gentile curiosità e ovvio ancora non credo che tu non ci sia qui con noi.

Forse sbagliamo a pensare così,

voi rimanete sempre qui,

nei ricordi nelle parole non dette, nelle battute nell’ironia anche nei litigi testardi egocentripeti, rimanete con noi e noi con voi anche se forse

ovunque possiate disperdervi… avrete altro a cui non badare

io aspetto che tu continui a mandarci musiche buone

ciao D.

fathers and sons

A Garbatella, mi chiede dove sia Via del porto fluviale… sai la casa delle facce… io gli rispondo ci passo attraverso e ci andiamo insieme. Ha con sè un cane di 5 mesi, di media taglia e uno zainetto. Cerca da dormire là. In pochi passi mi racconta la sua vita. Alberto ha 18 anni, porta occhiali spessi, non pare drogato o punkabestia ma è loquace e desideroso di conoscere il mondo. Entriamo in confidenza subito. Pare ogni tanto, frequenta l’ultimo del liceo turistico, riesca a studiare solo se si sloga qualcosa e rimane a casa per giorni interi e poi prende pure bei voti.
Il padre, solo dopo un giorno, mentre prova ad andare a vivere con lui, lo caccia, pare gli dovrebbe dare soldi che non gli ha mai dato. Così come lo caccia l’amico che probabile ami qualche droga… Così la madre che lo chiama mentre camminiamo, forse vuole sapere dove sia il figlio…pure con lei le cose non vanno. Alberto mi pare un bravo ragazzo, solo capitato nella famiglia sbagliata, con genitori sbagliati, magari incapaci di contenimento e presenza, divorati da sensi di colpa grossi come elefanti ma capaci di sparire con la velocità di ombra di topo che sfugge. Vuol sapere se ho figli e sono sposata, si stupisce della mia età vera ahaha
Alberto lascia la scuola e se ne va tre mesi in Cina e Giappone, poi scopre i woofeer. Lui vuole vedere il mondo, provo tenerezza e penso che così sarebbe stato questo figlio mio, desideroso non solo di un pezzo di carta diploma ma con la necessità vitale di sapere di tutto.
Poi gli dico che lui forse sarà un buon padre, migliore di tanti altri, quando mi dice che non vuole figli, il suo essere figlio deve essere e sarà ferita aperta a lungo, temo.
Penso possa riscattarsi con la testa e l’apertura che ha nella vita.
Mi chiede se conosco qualcuno alla casa delle facce ma no, purtroppo no.
Caro Alberto ti saluto con un ‘buona fortuna’ e chissà
un giorno tu diventerai un piccolo grande uomo cresciuto
a cui capiterà di ascoltare, vagante nella notte, un altro ragazzo diciottenne, cercando di spazio nel forse.

Con le amiche

Con le amiche ci si scambiano vestiti, gli si fa fare un altro giro di giostra, altre storie ed avventure; a volte si riceve molto se precedentemente si è lasciato andare.

Con le amiche non sempre ci si capisce perché le scale da intonare sono anche dissonanti, ma il materiale lo stesso.

Con le amiche si trasmettono piccole note di servizio, note a margine e postille luminose, quando il cuore scoppia e non si sa dove andare, tutto sembra finire in una pozzanghera fangosa dove comunque, lo sappiamo bene, si riflette il sole.

Con la amiche visciole o nocino, o erbe da riconoscere e non negarsi solitudine insonne perché c’è, pure se si fanno le capriole per arginarla.

Con le amiche ci si confessa o sconfessa e non si cerca il giudizio, anzi per un attimo lo si mette in salamoia, sarà migliore tra qualche tempo, non ora.

Con la amiche si parla di uomini impotententemente e prepotentemente sadici, narcisi cronici double face come le stagioni in alternanza rapida.

Con le amiche si viaggia o si aspetta il treno e non si capisce mai quale sarà l’ultima destinazione.

Con le amiche si ride e ci si lamenta ma talvolta non si sa che pesci pigliare quando il mare è vuoto di patrimonio ittico, ormai depredato da chi non sa quello che fa.

Con la amiche si modulano sillabe cantate dal dolore e dalla gioia stupita, si riesce anche con quelle non dette, infrante come l’onda sugli scogli.

Con le amiche si costruiscono cose o s’infilano perline colorate.

Con le amiche si sogna ad occhi aperti o si diventa ciniche di sarcasmo: il tempo delle mele finì.

Con le amiche si vorrebbe condividere pure se siamo in teche di cristallo a fare le belle ballerine del carillon.

Con le amiche si piange di delusione o illusione cocente.

Con le amiche si esplorano passati familiari di padri e madri e cicatrici.

Con le amiche si mangia, indovinando e fidandosi a occhi chiusi, quello che loro ci hanno preparato di buono.

Con le amiche si ritorna bambine giocando con le bambole e aspettando tempi migliori.

Con le amiche si guardano film o si va ad ascoltare musica pure se il trambusto ci distrae per poco.

Con le amiche si ricercano aurore boreali o stelle cadenti.

Con le amiche si vive persino la vita ballandoci un valzer.

Menù vario

Atti psicomagici: sposta tutti i mobili in altre direzioni ma, dopo, non farti venire ernia o schiena che ulula come coyote.

Lui dice: mi piaci
1 non ti conosce
2 sarà vero
3 si piace troppo da sé

Lui dice: sei troppo bella per me
1 vuol dire sono troppo equilibrata e sana mentre lui è instabile e pazzo
2 dice il vero non può arrivarci proprio dove sto io a guardare questo bellissimo panorama
3 ci ha paura di vivere tutto in modo reale senza usarsi di sostanze varie che ormai gli hanno bruciato sinapsi

Intanto io cambio percezione e prospettiva, settimane di discese/risalite varie, Ade e melograni e Persefone tipo dice lui- condannata/ contaminata- speriamo di no- dico io- aspetteremo mesi e poi verificheremo.

Cercare di non ripetersi negli stessi errori (narciso.bipolare), ma è come non se ne possa fare a meno.
Catastrofi guerre e siccità, poca consapevolezza e troppa frivolezza, eppure poca leggerezza spensierata.
Poi cosa c’è?
Ah sì, farsi portare nella danza, seguire intenzione di lui, capirla, intuirla, dove condurmi? farsi portare da onde buone, qui di passi e tacchi argentini, 8 centimetri, chissà se troveremo il paio di scarpe che a Cenerentola calza.

L’energia, aggiungiamoci anche del Ki e le semplici frasi che svegliano e risuonano dentro braccia in alto, ritmi ripresi, buoni cerchi di propositi e respiri. Lui è conforto di mani che rimettono a posto.

Poi cosa rimane? Sì gli intervalli di note che non becco bene, sbaglio mira, ricado e mi rialzo:
poi canto tutta la vita che ho e che vorrei riavere.
Cerchiamo (libera+mente) una casa sull’albero con vista su cielo non antennato, pare impresa ardua ma non mollo.
Queste le mie ultime news.

Certo è che siamo in progress, pure se un certo signore, tridente munito, sta là a dirigere il traffico delle mie illusioni e sogni,
per qualche anno continueremo così.

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