passione

Il mio sguardo si volge verso questa via di platani sotto la mia finestra.

Altre stagioni, loro sono sempre lì, cambiamo abiti gli alberi non si muovono.

Vicino a uno di questi platani un giovane uomo ha perso la sua vita non tanto tempo fà.

Il platano ha assistito a tutto questo veloce divenire dove la tua moto e velocità scivola, muori sul colpo. L’albero ora è diventato un luogo di stupore, lacrime e letture. I tuoi tre bambini ti hanno disegnato e scritto, io non so cosa, non ho letto, ma vedo altri che si fermano per leggere di te sulla corteccia del platano testimone di dolore e incredulità.

Ci sono fiori e girandole, candele accese e oggi qualcuno ha fissato al suolo pure una panchina di legno.

Siete distanti ma noi vi sentiamo presenti ovunque siate o facciate, ci mancate.

Ma non si trattiene chi se ne va, io sento come se venga assorbito dentro noi… i ricordi o quello che ci avete dato diventa una centrifuga che porta ad andare avanti

pure se manca il respiro

pure se ci si ammala

pure se ci si ferma

pure in quei momenti che si vorrebbe solo dormire o non sentire,

pure se si è contenti per una voce nuova ritrovata o si è perso il senso.

L’albero sa tutto e porta con sé

capendo che la vita è radicamento stupore e sentimento.

E poi anche riuscire a respirare…

in volo ritornano

Gli uccelli migratori son tornati sul balcone

ne hanno da raccontare e io al solito li ascolto…

anche io ne avrei da dire

non un  inverno semplice

di mancanze perdite avvicinamenti scoperte e delusioni

In primavera tornano

mi hanno portato qualcosa di nuovo

tra le zampette

sbrilluccica

 

cerco di afferrarlo e lo vedo: un piccolo cuore di oro rosso raccattato chissà dove

ritornano loro e ritorna il cuore

sarà da fidarsi affidarsi crederci farci una  risata su

sui voli miei narcisi e vani  pure se in cerca di approdi

spero il cuore mi cucini qualcosa di buono

e si dia generoso e coraggioso di tempo.

come il cinguettio degli uccellini carichi di storie e luoghi incredibili

in arrivo

freak show

non hai pagato il biglietto ma ci entri lo stesso

uomo tacchi a spillo e parole di ghiaccio prima apparizione da trickster

anche un ubriaco cronico di sguardi assassini  (punta un coltello capelli in fiamme vomitare senza amplesso)

e la cura di quel viso del passato ormai morto un volto che cucina aria fritta non ascolta con  cuore rosso intrappolato nella rabbia

pure  quello con voce suadente che medita a dieci cm dal suolo con le tasche cariche di bugie grosse come sassi o macigni, se ti prende di mira ti colpisce sicuro con parole fuori luogo o sorrisi  ballo in maschera

 

negli ultimi due giorni apparsi due  sconosciuti

il gigante e lo gnomo

mi salutano con abbraccio e poi prendono in ostaggio la mia mano imbarazzata  per secondi  attimi catturati  per trovare contatto o chissà quale linguaggio altro

E’ un segno

il secondo tempo del freak show comincia

venghino signori e signore

 

ci sarà ancora da ridere

il cuore rotola palla da biliardo

bisogna emozionarsi

lo spettacolo sta per cominciare

tana libera. mente!!

Quelle parole sono come questi uccellini sui rami, arrivati sfiniti a trovare clima accogliente dove qui è primavera. Sono comunque tante e tutte assieme fanno un gran frastuono, concitate e canterine oppure stridule e indispettite.

Tra i miei capelli e le strade rosse del sangue ne ho parecchie a visitarmi, quasi come sensazioni di sorpresa e umanità e si affacciano dentro curiose.

Arrivano anche con sottile intelligente bizzarra ironia di un bel film di Kaurismaki, quando mi rendo conto che in certi sguardi di chi ha perso tutto, poi in fondo, te non hai perso molto. Dimentichi dell’agio che viviamo nonostante il disagio, noi a perdere non ci saremo mai, pure se stiamo tra mancanze lutti e cuori sfranti.

Altri, la speranza o il coraggio di vivere lo hanno trovato o lo trovano in mesi e anni di violenze, soprusi e viaggi verso destini incerti, spesso di morte e separazione.

Ti svegli e in un attimo la tua vita è stravolta: perdi tutto o qualcosa molto vicino a tutto.

Allora cerchi riparo, ma ci sono molti, sì, dovrebbero appartenere alla famiglia umana, a non capire o meglio non sentire cosa accade nei cuori di loro simili.

E le parole sono muri.

Quindi tutto è permesso, qualunquismo dogmi finzioni e terrore per impressionare e coprire verità.

E io sento invece questa vita così unica

poi da non sprecare il nostro bene

e lo capisco pure quando guardo il cielo di nuvole e azzurro

dipinto in una sala d’attesa dalla luce spettrale di ospedale dove si cerca cura e possibilità di sopravvivere.

Nel tutto surreale aspetti il tuo numero e

dovrei perdonarvi il fatto di essere andati via

e che continuerete ad andare mentre noi rimaniamo qua

ma questa la nostra fragilità e solitudine

non + molto da fare se non

starci

restarci

in questa complessità, nel gioco a nascondino tanto già visto

restarci e non più affrontare la delusione se non si riesce a stare.

E’ vero la grande paura di non farcela, di non farcela ad amare, chi? Cosa?

Non saprei, infine direi che le fortificazioni di guerre che sono sempre inutili, potrebbero cadere e così via! Tana libera tutti, libera.mente correre fuori e celebrare e amarci e abbracciarci senza schemi o schermi di varie luminosità, sarebbe immediato senza filtri.

Io proverei, seguirei il ritmo di questo cuore, comincerei a danzare tempi in battere e levare con multidiversità, condividere il mio ecosistema ideale che alimenta di molta bellezza e poca aggressione spaventata,

alberi carichi di zagare e profumi e parole uccellini,

nonostante tutto sceglierei e amerei.

Davvero lo farei ma… ma con  un verbo con ali incerte, lo so, ancora al condizionale,  si sta sul ramo.

Uomo di ghiaccio

Tempo fà i bambini della maestra giocavano a uomo di ghiaccio. Ricordo:  le femmine stavano all’ombra e solo lì non potevano essere catturate dai maschi che  invece al sole se le vedevano trasgredire il confine  le facevano prigioniere. Erano piccoli uomini di ghiaccio.

Beh io ne ho visti diversi  più adulti  a fare giochi simili . Uno anche adesso si è affacciato alla mia porta mi ha congelato un pezzo di cuore che  comunque ancora batte

non mostrando alcuna empatia per quello che ha combinato

alcun apparente interesse a sentire il dolore del  cuore congelato

da azioni senza logica e amore

Non manifestarsi realmente fingere dire bugie essere stronzi o paraculi insomma mettiamola così e non riuscire a farmi superare quell’ombra dove posso essere al sicuro anche se io volevo starci al sole con te..ma non scegli me  o fai finta  di non farlo

capire l’incomprensibile rivestito di carta regalo opportunista e manipolatoria

un bel fiocco rosso passione  e oplà il regalo farlocco  eccolo qua

il mio più bel regalo di compleanno eri tu pensandoci  dicendo così

forse era vero

lo capirò solo quando  ritorna primavera e  incantesimo  del non c’è tre senza quattro si scioglierà

essere duplici senza mostrarsi davvero quanto vi conosciamo uomini iceberg

sembrate estinti tipo Mammuth invece ci ricordate quell’era glaciale dalla quale non ci liberiamo così facilmente

perdere libertà

essere nel giudizio

non riuscire ad amare o a farsi amare

panico il terrore corre sul filo ghiacciato

paura dell’horror,  caro uomo, che hai dentro

del tragico che non riconosci del mondo effimero  che popoli di inutili musiche

dove non c’è spazio per pace di un sole che scalda

sono in inverno, -40.

 

IL pretesto per non amare

Così di getto scrivo ad una stazione di treno, su una panchina al sole, calma apparente. Non che io voglia stare nel temporale per forza, mi piace il cielo sereno amare ed essere amata cose così facili come bere un bicchiere d’acqua. La vita pare breve se non la si beve con gusto tu con questi pretesti per non amarmi per non amarti con la schizofrenia della carezza e poi del pugno giudicante…La violenza psichica su altri sapere cosa sono e non sono dargli un posto e limitarli.Io vorrei non averne bisogno.Ma se c’è il sole bisogna sempre dimostrarlo? Trovare pretesti perché si vuole e non si vuole. Sarebbe più facile potare il cespuglio e trasformarlo in albero io ci crederei se tu non avessi quei paletti che poi potrebbero scatenare la bestia in me.Invece arrendersi, io ci sono. Per te e per me.poi se c’è un tè che insegue tempesta vabbé io piano piano riprendo verso il cielo sereno.

Le donne sono strane ma reagiscono come questo bel doc che invito alla visione

mancando il mancante

 

Per alcuni alberi  di questa latitudine è già primavera.

Per i miei platani no, ancora vedo rami spogli e nidi di stagioni che furono.

Il dubbio assale sempre, non molla… se… molto scabroso

affidarsi a questi fragili  prematuri fiori di ciliegio selvatico.

-Non voglio leggere da solo!- dice il bambino iper ansioso

e io gli rispondo -Siamo tutti soli anche la maestra lo è-

pure se apparentemente non sembra.

apparentemente tutto si stravolge e mi manca sempre quella poesia tra i rami, tu non me la sai cantare.

Fughe altrui mischiate nel vento di scirocco e foglie nuove pronte al pronti partenza via!

polveri e tracciare con il dito disegni impossibili

corpi esultano ma sempre ombre di tradimento e ambiguo sperare altro

nuvole scure e cielo a metà azzurro

ad urlare amore

dove sei?

Sei qui e non ti vedo tra i rami

 

 

 

Balli questo valzer con me?

 

Ma salirai come un onda del mare

Travolgerai tutte le mie paure

Sì soffierai come il vento d’estate

raccoglierai i miei giorni perduti

(A.Parisi Il Valzer di Roma)

 

Parli.amo d’amore ogni tanto, ma solo ogni tanto eh!

Perché di muri e crudeltà e bestiacce che ti portano all’improvviso la signora con la falce che più o meno d’impulso decide di farsi un giretto con chi era con te prima…ne abbiamo piene le scatole e ora potrebbero farsi scatoloni pesanti e ingombranti.

Allora spero e mi dispero meno,

pure se sono stati sei mesi carichi

di sorprese

dolori e  delusioni, paure e sconfitte apparenti.

Poi cavalchi onda con quel delfino sconosciuto

non sai se vuole giocare o legare con te trame di madreperla e corallo

Non sai, ma salirai in superficie

e giocherai il cielo blu acquamarina e anche quel verde smeraldo alga nutriente,

oltre le mancanze e le distanze.

Pure se, sicuro, troverai un giudizio sassolino in qualche scarpa vedendo solo imperfezioni, sfumature di dubbio e contraddizione. Magari il sassetto  lo scambi per una perla rara.

Amare, amarsi un po’ e trovarsi in ordine disordinato

mi sono persa e ti ho ritrovato

sarà vero sarà falso.

Ricomincia la giostra

tra le tue braccia,

è così stavolta pensi che possa venire meno vertigine

perché tutto gira gira

e tu potresti ridere ridere spassionatamente

dopo il sale abbondante

e le ferite e le inquietudini

( amiche mai troppo lontane o distaccate)

Dai! Giochi.am(iam)oci un pò tra le onde

fathers and sons

A Garbatella, mi chiede dove sia Via del porto fluviale… sai la casa delle facce… io gli rispondo ci passo attraverso e ci andiamo insieme. Ha con sè un cane di 5 mesi, di media taglia e uno zainetto. Cerca da dormire là. In pochi passi mi racconta la sua vita. Alberto ha 18 anni, porta occhiali spessi, non pare drogato o punkabestia ma è loquace e desideroso di conoscere il mondo. Entriamo in confidenza subito. Pare ogni tanto, frequenta l’ultimo del liceo turistico, riesca a studiare solo se si sloga qualcosa e rimane a casa per giorni interi e poi prende pure bei voti.
Il padre, solo dopo un giorno, mentre prova ad andare a vivere con lui, lo caccia, pare gli dovrebbe dare soldi che non gli ha mai dato. Così come lo caccia l’amico che probabile ami qualche droga… Così la madre che lo chiama mentre camminiamo, forse vuole sapere dove sia il figlio…pure con lei le cose non vanno. Alberto mi pare un bravo ragazzo, solo capitato nella famiglia sbagliata, con genitori sbagliati, magari incapaci di contenimento e presenza, divorati da sensi di colpa grossi come elefanti ma capaci di sparire con la velocità di ombra di topo che sfugge. Vuol sapere se ho figli e sono sposata, si stupisce della mia età vera ahaha
Alberto lascia la scuola e se ne va tre mesi in Cina e Giappone, poi scopre i woofeer. Lui vuole vedere il mondo, provo tenerezza e penso che così sarebbe stato questo figlio mio, desideroso non solo di un pezzo di carta diploma ma con la necessità vitale di sapere di tutto.
Poi gli dico che lui forse sarà un buon padre, migliore di tanti altri, quando mi dice che non vuole figli, il suo essere figlio deve essere e sarà ferita aperta a lungo, temo.
Penso possa riscattarsi con la testa e l’apertura che ha nella vita.
Mi chiede se conosco qualcuno alla casa delle facce ma no, purtroppo no.
Caro Alberto ti saluto con un ‘buona fortuna’ e chissà
un giorno tu diventerai un piccolo grande uomo cresciuto
a cui capiterà di ascoltare, vagante nella notte, un altro ragazzo diciottenne, cercando di spazio nel forse.

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