Smettere…mettermi a

S.mettere mettersi a…

Me lo dico sarebbe bello rivoluzionare tutto

non pensare al surreale di pecore che brucano in questa città alla deriva.

Oppure girare le chiavi di casa e aprire altri spazi con finestre su vallate o prati fioriti.

(Invece che macchine indaffarate e vicini incuranti strillanti)

Smettere di pensare ai soliti pensieri affezionati.

Mettersi al lavoro nonostante i dolori, le delusioni, le separazioni.

Smettere l’incomprensione come un vestito vecchio, lasciare andare le soluzioni sbagliate di calcoli impossibili.

Ma io sono felice se canto su una corteccia di acero sulla collina

La solita solitudine è solo qualcosa di troppo stretto che si può anche

non indossare.

I colori e i sorrisi sono dentro, ma non al sicuro perché le serrature qui non servono più per chiudere e conservare gelosamente.

Condivido quando vuoi esserci

non scappi dalla bellezza.

Quando non sei un satellite costretto dalla tua orbita a girare incessantemente.

Quando ti fermi

e ti muovi allo stesso tempo

Se mi guardi e mi ami

e magari smetti di temere il tuo umano prigioniero di genealogie effetto domino.

Mettersi a respirare quello che arriva colori odori suoni accoglienti, senza depredare o strappare.

Smetto di avvicinarmi a quella terra che non mi piace quando non ha spazio per ascolto, tenerezza presenza senza giudizio.

E continuo a navigare

pure con bussole sconclusionate.

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liberamente si è assentata

assente ingiustificata con giustificazioni  e firme dei genitori farlocche

dov’è andata per scappare dalla scuola?

Eh no, non scappa dato che ci vive dentro, come matrioske, assieme a lei,  le rabbie delle creature ex urlanti, ora solo con il bisogno continuo di parlare  e parlare ( loro dicono che camuffano sè stessi solo per bisogno di venire ascoltati

tutti abbiamo questo vizio parlare  tanto per non dire nulla

incontrare in questi fiumi  parolai, vari coccodrilli del pensare libero ricercatori, ma con grande voglia di divorarti nella tua singolarità e senso di presenza responsabile.

allora mettersi in fuga per poi spesso ricadere tra le loro grinfie, tipo ipnotizzata verso  quel punto dove la corrente va forte e ti travolge, la destinazione è la palude,  ovvio non è mai  il salto coraggioso verso la cascata.

il suono del polmone  e del fegato è con me mentre il collo è bloccato. Uccellino non può volare  ma è andato via il figlio maggiorenne è diventato analisi , conclusa, perchè impossibile andare oltre, un pò lutto un pò liberazione.

 

Di questi tempi  siamo stati vicini all’ Himalaya, abbiamo  tagliato arance a spicchi, poi festa di autocelebrazione di mezzo secolo, cantato in modo modale e si aprono le vocali, ri-giocato con i soliti cialtroni clown. Piccoli siparietti di circhi del dolore estemporanei, no animali,  ormai i circhi sono di varie crudeltà anche con baci improvvisi che poi però ti sfuggono in labirinti umani privi di energia. In questo assentarsi, la sala degli specchi deformanti non può mancare, frammenti pezzi di vetro che formano case con perdite di luce

insomma s’ evince che questo non sia un periodo di vita spumeggiante

scrivere potrebbe essere freno a mano tirato sul vivere

 

allora  assentarsi

senza giustificazioni

 

 

E’ come se…

la nostra solitudine imponesse distanze

oggi ho fatto un viaggio di memoria con immagini che non sapevo o dimenticavo

ti ho rivisto nel tuo bisogno d’amare e in quella superficialità per non soffrire, ambivalenza per non esporti mai.

E’ come se ti avessi evocato e continuo a farlo

le magie che ne escono fuori sono da freak show, alcune sul versante sadico compulsivo

le dipendenze esistono eccome…

non è semplice liberarsene

dipendere da quello che fa male che non è il tuo bene.

Quell’amore in un velo che butto in aria e poi finito a terra, ci danzo attorno, magari lo pesto o lo raccolgo.

E’ come se questa mancanza sia la nostra condanna,

non ci siamo mai parlati tanto per evitare di riconoscerci

e sicuramente ci siamo mancati  tantissimo

a distanza scrutavamo segni dell’altro

e sicuramente ne eravamo terrorizzati

e poi  il lato sadico ed indifeso ed il bisogno d’isolarsi

come se… non ci fosse altro di più bello di questo non amore

e ora mi vedo appesantita zavorre.

non sempre con tanto desiderio di desiderare,

eppure sì

lo voglio lo vorrei

un angolino dove accoccolarsi e non far nulla ascoltare il battito e la pulsazione e la voce che canta vita

perchè sai… ho ritrovato la voce

già, una piccola grande guerriera mi ha riportato sulla strada del canto

e io le sono grata,

anche per quelle risate

sono grata,

condivise tra tante storielle di folli lacrime fatte di chiodi

come se… tu non ci sia

e mi manchi, pure se la tua assenza è

fondamentalmente il modo  per mettermi in vita

mettermi alla luce

rinascere e rimorire

qui sto

è come se… quel baratro di bugie  ben riflesse in tanti specchi

venga riproiettato all’infinito

e la testa gira e il corpo vortica su di sè

vorrebbe spiccare il volo ma è pesante è largo è curvo

ha uno sguardo preoccupato

perchè tu non lo hai abbracciato e non lo hai trattenuto il più possibile.

In volo l’hai sollevata quella bimba e poi rovinosamente

è scivolata o l’hai fatta cadere,

non è dato sapere.

e sembra il giorno della marmotta…DSCN0995

 

della poraccitudine e altre freakshow storie

non sono brava con parole argute

ma ho simpatiche amiche

presenti nel presente e nel passato

con esse si parla di questo e di quello

e anche di quell’altro

argomenti non ci mancano

ma non capiamo  insistiamo crediamo

e non troviamo sto filo d’Arianna

come ti muovi o non ti muovi sbagli

il perdere tempo il disamore

o cercare tempo incastro  come appuntamento dal dentista amato o odiato, temuto.

questo amore e dov’è?

troppo preso a mirarsi nel laghetto  scorgendo da lontano un’ ombra di mamma (sempre quello eh)

aver  da fare con le proprie ansie o ire

e noi  non riusciamo proprio a fare il sottovaso

proviamo riproviamo

cerchiamo vasi autosufficienti  e coraggiosi nell’osare

privi di desiderio  di autoaffermazione egoica  quella roba tanto di moda che  sovente prevede,  incluso nel prezzo,  il totale annullamento dei sentimenti altrui (o bisogni)(o corpi)(o desideri)

dicasi  colorati  con un pò di rispetto o maturità

ma nell’affascinante  mondo di poraccitudine bisex (perchè credo valga per tutti i sessi pure se i maschi ci tengono a mantenere un certo primato) lo spettacolino da circo affabulatorio, cabaret crudele, va avanti con tutti i vari personaggi della farsa (si paga il biglietto eh)

invece per farla breve

antichi poeti napoletani (1922) sapevano,

Napoli per me  ricchezza degli avi, di quello che non si può dire e si dice

studio ora questo, ci lavoro, la pronuncia  gli accenti e intenzioni

amore appassionato

 

CANZONE APPASSIUNATA

(E. A. Mario – 1922)

N’albero piccerillo aggiu piantato,
criscènnolo cu pena e cu sudore.
Na ventecata giá mme ll’ha spezzato
e tutt’ ‘e ffronne cágnano culore.
Cadute só’ giá ‘e frutte e tuttuquante,
erano doce, e se só’ fatte amare.
Ma ‘o core dice: “Oje giuvinotto amante,
‘e ccose amare, tiénele cchiù care”.
E amara comme si’, te voglio bene.
Te voglio bene e tu mme faje murí.
Un piccolo albero ho piantato,
crescendolo con pena e con sudore.
Una ventata già me l’ha spezzato
e tutte le foglie cambiano colore.
Sono già caduti tutti i frutti,
erano dolci, e sono diventati amari.
Ma il cuore dice: “Oh giovanotto amante,
le cose amare, tienile più care”.
E amara come sei, ti voglio bene.
Ti voglio bene e tu mi fai morire.
Era comm’ ‘o canario ‘nnammurato,
stu core che cantaje matina e sera.
“Scétate” io dico e nun vò’ stá scetato.
E mo, nun canta manco a primmavera.
Chi voglio bene nun mme fa felice,
forse sta ‘ncielo destinato e scritto.
Ma i’ penzo ca nu ditto antico dice:
“Nun se cummanna a ‘o core”. E i’ mme stó’ zitto.
E mme stó’ zitto, sí,te voglio bene.
Te voglio bene e tu mme faje murí.
Era come il canarino innamorato,
questo cuore che cantò mattina e sera.
“Svegliati” io dico e non vuole star sveglio.
E ora, non canta nemmeno la primavera.
Chi voglio bene non mi fa felice,
forse sta in cielo destinato e scritto.
Ma io penso che un detto antico dice:
“Non si comanda al cuore”. E io sto zitto.
E sto zitto, sì, ti voglio bene.
Ti voglio bene e tu mi fai morire.
Chiagno p’ammore, e cade ‘o chianto mio
dint’a ‘sta testa: ‘o chianto ‘a sta arracquanno.
Schiòppa na bella rosa e i’, pe’ gulio,
a chi mm’ha fatto chiagnere nce ‘a manno.
Lle dico: “Rosa mia tu mme perduone
si te scarpesarrá senza cuscienza”.
Ce sta nu ditto ca mme dá ragione:
“Fa’ bene e scorda e si faje male penza”.
Pènzace buono sí, te voglio bene.
Te voglio bene e tu mme faje murí.
Piango per amore, e cade il mio pianto
in questo vaso: il pianto la sta innaffiando.
Sboccia una bella rosa e io, per rabbia,
a chi mi ha fatto piangere la mando.
Le dico: “Rosa mia tu mi perdoni
se ti distruggerà senza coscienza”.
C’è un detto che mi dà ragione:
Fai bene e dimentica e se fai male pensa”.
Pensaci bene sì, ti voglio bene.
Ti voglio bene e tu mi fai morire.

 

 

Insieme

arance

Nota Bene

insième – 1. avv. Esprime in genere i seguenti rapporti

 Compagnia, unionesiamo usciti iio e luiabbiamo cenato i.; sono stati visti spesso i.; essere sempre i.; stareabitarevivere i.; dormire i., nella stessa stanza o nello stesso letto; compiere iun lavoromettersi i., associarsi in un’impresa, allacciare una relazione amorosa, e sim. Riferito a cose:  oggettiideecolori che stanno bene i., che non possono stare i., che si accordano o no.

 Unità e compattezza di varî individui o elementitenere ile pecoreun gruppo di ragazzilanciarsi iall’attaccobisogna agire tutti i.; i pezzi non stannonon si tengono più i., di oggetti che si stanno sfasciando; fig., un discorsoun ragionamento che non sta i., privo di nesso logico. È di uso frequente la locuz. mettere i., con varî sign.: mettere ii proprî sforzi (riunirli coordinandoli allo stesso fine) mettere iuna bella famiglia (formarla, costituirla, detto soprattutto di chi ha avuto molti figli).

  Reciprocità (con il senso dunque di «l’un l’altro, a vicenda»): accordarsi i.; obbligarsi ia rispettare un pattosi promisero idi mantenere il segretoerano legati i. da profondo affettomolte parole villane insieme si diceano (Compagni)

Bisognerebbe ogni tanto consultare la Treccani online (che ormai nessuno si prende la briga di possedere i pesantissimi vocabolari cartacei da sfogliare sulle gambe)

capiremmo tanto, capiremmo il freak show nel quale ci siamo cacciati,

i muri  le fughe le separazioni  di famiglie nel mare affogate

e lo spreco di quelle arance in più

che un tempo venivano/

vengono distrutte,

belle profumate arance di Sicilia, prodotte in più non servono

e io aggiungo con tristezza e ormai accettazione

amore non serve se vince

la pretesa di idolatrare piccole statuette votive

di io rivestite

poco insieme sempre poco insieme

le statuette feticcio fanno magie antiche di ferite non perdonate

ma io  le arance le mangio e le condivido e non butto niente

amore mio

non spreco la vita

faccio scintille pure con le bucce

 

le arance stanno insieme a me

sovrani e parole

C’erano tempi dove il sovraccarico elettrico ti faceva scendere giù in cantina dov’era il contatore. La corrente saltava e c’era da riattaccare spingendo il tasto nero. Oppure arrivava il black out di zona e ti toccava aspettare che ritornasse la luce capricciosamente instabile.

I motivi di tutto questo non erano mai chiari.

Anche ora non  mi sono chiare parecchie cose, ma altre,

invece,

le vedo, oltre la miopia difensiva del momento, sempre più nitide ed illuminanti

tipo:

con poco saper dire molto, poter  affermare bisogno con  dono della sintesi… l’acume, il sentire, lo stare assieme e  capire comunicando il poter  essere consapevoli e responsabili

e imparare con loro, bambini studenti maestri, i nostri sbagli, sempre assieme a braccetto.

Perchè, nonostante  la vita mi sembri assurda, con la schizofrenia di tempi dove  mettersi in  relazione  talvolta diventa  Tom & Jerry + le varie ferite narcise  che condiscono tutto,

pure se ordinario e  dalla società spesso caricaturizzato o sminuito,

io penso  e sento che  il mio lavoro   sia   qualcosa di speciale e libero (educatrice pubblica no niente homeschooling privato o scuole alternativecreative)

e me lo ricordo questo

quando mi  commuovo e vedo la forza dell’umano

come in  Don Milani

con il suo andare contro

per  andare verso

includere e non escludere

cioè non far sentire nessuno escluso,  fuori dal gioco di conoscenza

sentire, pure con  rigore,

ed esserci assieme e scrivere la realtà assieme, svegli.

 

Io ci  provo in questa scuola  spesso  teatrino di crudeltà e indifferenza

dove certi gruppi di umani  giocano isterici al gatto e al topo

ma restano   comunque…

anche altri  buoni maestri

senza troppi filtri

con umiltà e poca ipocrisia, ironia magari,

generosità nell’esserci e fare,

fare qualcosa assieme con le mani,

perchè si può amare così

il nostro fare,

per disfare altri dolori o mancanze

e questo bel doc (pare presto distribuito  in sale cinematografiche)   di filmati inediti  su Don Milani e i suoi ragazzi lo consiglio

per riattaccare la  corrente

o ricordarsi che il black out

non è per sempre.

Houdini la grande illusione

sguardo magnetico mani forti e determinate sorriso carismatico

tante illusioni e magie e fughe da catene impossibili

l’arte della fuga per i vari houdini che incontriamo

tanti sono farlocchi e ciarlatani

metamorfosi in altro

sparizione e apparizione

rasentare la follia ovvio scappare dai legami  poi légami che ne ho bisogno

ma l(n)ego l’amo(del)re dal cuore (g)rosso poi quasi

dolorante come un fegato infiammato

lègami e slègami

mi avvicino e poi sparisco

sono il perfetto trickster

lo sappiamo c’è il trucco

ma ci attira sempre

pure se è lo stesso giochetto di sempre

Narciso & Co multinazionale,

ormai

in serie.

Oggi ho pensato a questo grande personaggio,

morto poi per una banale peritonite che lui ostinatamente non si è fatto operare

dopo aver sfidato pericoli maggiori, s’è incatenato addosso la sua morte.

Come questi novelli Houdini  che si chiudono a doppia mandata

con catenacci impossibili

amore sentire generosità tenerezza verità autentica a loro negata

per scelta per lo più o ignoranza o supercifialità,

sparizioni programmate la grande illusione

cercare il legame e slegarlo il più presto possibile

Houdini è morto

Lunga vita a Houdini!

(sempre come il Re)

Nemica dell’amore è la sincerità

lo dicono gli antici canti (leg.ami) sta zitta nun parlà

amore da coprire con sassi

( inopportuni nella scarpa… )

o come  quelli  di Gretel che dovrebbero portare a casa dagli  affetti

oppure sì pietre   del ruscello da guadare.

Allora un giorno si finge, si comincia così e non si smette

una dipendenza pare innocua ma in progress con gli anni

quell’indifferenza(è una finta di questo gioco) rispetto all’ ennesimo muretto.recinto che non si riesce a saltare senza olio cuore (chi vedeva carosello e ha la mia età)

e vabbè amica direbbe: poraccio meno poraccio più che ce voi fà?

niente da dire o da fare appunto forse disfare

provo desiderio di cantare quell’amore che non  si palesa

nell’attesa senza giudizi please

in silenzio come davanti a un panorama montano  di bellezza

è vero facciamo finta di essere forti e autonome per  arrivare  sempre a prestare ascolto a chi ha ‘bisogno’ e sempre un mucchio di problematiche

il bisogno personale? Il joker è  l’esser presi in ‘cura’   da quel padre assente insistente che ritorna  fantasma affidarsi vatti a fidare…

non trovo casa tra i sassi e non lascio questa casa e questi platani che mi proteggono nonostante tutto

nina se voi dormite sognate che io ve bacio

io ti sognerei con quella dolcezza non melassosa, intelligenza sagace

e tenerezza… diceva Penna

un giorno me lo hai ricordato tu F. (omonimo  di nome a me paterno) come augurio

 La tenerezza tenerezza è detta 
se tenerezza cose nuove dètta.

 

                                    

e questa nostalgia  per il non avuto da dove è? da quale mistero buffo siete usciti tutti? E queste prove del nove  che a me pare non riescano?

poi sotto il sasso non c’è la serpe di: che peccato!( spreco eh) pure se ap.pare così

 

ci sarebbe un microcosmo di vite

neanche te l’immagini quanta energia c’ho e volontà

e te lo vorrei dì… se ti rintracciassi tra una pietra e l’altra

 

passione

Il mio sguardo si volge verso questa via di platani sotto la mia finestra.

Altre stagioni, loro sono sempre lì, cambiamo abiti gli alberi non si muovono.

Vicino a uno di questi platani un giovane uomo ha perso la sua vita non tanto tempo fà.

Il platano ha assistito a tutto questo veloce divenire dove la tua moto e velocità scivola, muori sul colpo. L’albero ora è diventato un luogo di stupore, lacrime e letture. I tuoi tre bambini ti hanno disegnato e scritto, io non so cosa, non ho letto, ma vedo altri che si fermano per leggere di te sulla corteccia del platano testimone di dolore e incredulità.

Ci sono fiori e girandole, candele accese e oggi qualcuno ha fissato al suolo pure una panchina di legno.

Siete distanti ma noi vi sentiamo presenti ovunque siate o facciate, ci mancate.

Ma non si trattiene chi se ne va, io sento come se venga assorbito dentro noi… i ricordi o quello che ci avete dato diventa una centrifuga che porta ad andare avanti

pure se manca il respiro

pure se ci si ammala

pure se ci si ferma

pure in quei momenti che si vorrebbe solo dormire o non sentire,

pure se si è contenti per una voce nuova ritrovata o si è perso il senso.

L’albero sa tutto e porta con sé

capendo che la vita è radicamento stupore e sentimento.

E poi anche riuscire a respirare…

in volo ritornano

Gli uccelli migratori son tornati sul balcone

ne hanno da raccontare e io al solito li ascolto…

anche io ne avrei da dire

non un  inverno semplice

di mancanze perdite avvicinamenti scoperte e delusioni

In primavera tornano

mi hanno portato qualcosa di nuovo

tra le zampette

sbrilluccica

 

cerco di afferrarlo e lo vedo: un piccolo cuore di oro rosso raccattato chissà dove

ritornano loro e ritorna il cuore

sarà da fidarsi affidarsi crederci farci una  risata su

sui voli miei narcisi e vani  pure se in cerca di approdi

spero il cuore mi cucini qualcosa di buono

e si dia generoso e coraggioso di tempo.

come il cinguettio degli uccellini carichi di storie e luoghi incredibili

in arrivo