oggetti quasi vintage

1. Ovatta colorata, chissà tra quali mani ferite è passata.
Ma è tutta così soffice, come il tuo corpo. Sei bella e sprofonderei nelle tue morbidezze a forma di curve, lo so che non sei per me. Io mi ricordo di essere quella donna, la moglie che sa ascoltare e la madre sempre paziente. La voce dice non si può, non si può e il sangue sgorgherà per te, mi scorticherò fino all’osso.

2. Una lampadina rosa pallido, di quelle che consumano poco, appena avvitata in cucina.  Ti ho vista per la prima volta in quel negozio di lampade, eri piccola ed eterea, sembravi uscita da un libro di favole. Mi hai fatto entrare nel tuo sguardo ed io, non sono un’indeciso, mi sono fatto riconoscere da te. La sera stessa eri nel mio letto ad illuminare la carne sorpresa.

3. Bottiglia di vetro verde, sei trasparente e misterioso, mi sono innamorato e non posso dirtelo forte. La portiera mi ha fermato per le scale, alla fine le ho detto che ero tuo fratello, lei mi ha creduto, ma te no. Mi stuzzichi e mi rifiuti e penso tu mi veda nemico e rivale. Anche se dici, poi, che in fondo siamo complici come due fratelli, io voglio di più.

4. Un ombrello grande, colorato a spicchi, così mi hai consegnato il tuo amore. Io, completamente zuppa sotto la pioggia, aspettavo riparo, i tuoi arcobaleni improvvisati mi hanno fermato nella tempesta. Tu uomo delicato ma deciso, bambino appassionato, mi hai amato da uomo libero. E’ stato un vorticare di colore e tutto si è fuso nel girotondo dei tuoi sorrisi di luci bagnate.

5. Orologio sveglia di grande design, proietti i tuoi numeri giganti sul muro della mia notte agitata.
Sto così perché sei partita e non so quando tornerai, non mi hai lasciata, hai solo detto che mi hai amata ma che non sapevi se potevamo essere storia io e te. Io donna in carriera e tu anonima voce di un Call-center. Altri mondi, secondo te, quando poi la nostre figure combaciavano armoniosamente e tu mi abbracciavi con quella forza di cui io non sono mai stata capace.

6. Una chitarra acustica, è un suono dolce, eppure la nostra ossessione iniziale non era così dolce.
Ricordi all’inizio, come è stato difficile renderci conto di quello che provavamo l’uno per l’altro. Pensavo che amare un uomo avrebbe minacciato quella mia mascolinità acquisita così bene nelle apparenze, mentre te non facevi altro che passare da una storia all’altra, scopavi nei parchi di notte, forse anche a pagamento. Eri ossessionato dal sesso perché non ti piacevi, in fondo. Poi, ci siamo trovati e il suono melodico della tua voce mi ha amato profondamente, scegliendo di risvegliarci. Ora lo so, hai abbandonato la tue abitudini. Grazie.

7. Una trappola a molla per topi, ancora esistono e quando scattano fanno male, molto.
Mi hai preso in trappola e l’ho capito troppo tardi, quando avevo creduto, alle tue parole di confusione, amore appassionato e depressione e dicevi non avevi spazio per altri poiché troppo mancante. Ma io, scema, avevo appena comprato una casa grande per tutti e due. Nel giardino è cresciuta l’ortica e, poi, ho saputo del tuo matrimonio pochi mesi dopo.

8. Degli occhiali a specchio, un tempo di gran moda, ognuna di noi si era presa, per sbaglio, gli occhiali dell’altra, perché così simili.
Forse, solo tuo stratagemma per conoscermi. Il tuo specchiarti a me era mistero, fascino e sfida. Ci rincorrevamo nei riflessi argentati, irreali. Abbiamo vinto, quando, solo alla fine, abbiamo tolto gli occhiali e ci siamo viste.
Oggi, scavando sotto l’albero ho trovato, sepolti lì chissà da quanto tempo, un mucchio di oggetti singolari. Molto bizzarro, e mi sono chiesta… a chi sono appartenuti, quale il divenire, il loro inizio e fine?
Sono scheggiati dal tempo, un po’ frammenti in frantumi.
Li lascio così o li fabbrico in storie più corpose, che respirano e hanno sangue dentro?

questi miei  s.oggetti di getto… li ho trovati su un sito di scrittura (ancora online)  vecchi di 15 anni scrivevo così… poi mi sono persa sicuramente qualcosa ed ho trovato altro

tana libera. mente!!

Quelle parole sono come questi uccellini sui rami, arrivati sfiniti a trovare clima accogliente dove qui è primavera. Sono comunque tante e tutte assieme fanno un gran frastuono, concitate e canterine oppure stridule e indispettite.

Tra i miei capelli e le strade rosse del sangue ne ho parecchie a visitarmi, quasi come sensazioni di sorpresa e umanità e si affacciano dentro curiose.

Arrivano anche con sottile intelligente bizzarra ironia di un bel film di Kaurismaki, quando mi rendo conto che in certi sguardi di chi ha perso tutto, poi in fondo, te non hai perso molto. Dimentichi dell’agio che viviamo nonostante il disagio, noi a perdere non ci saremo mai, pure se stiamo tra mancanze lutti e cuori sfranti.

Altri, la speranza o il coraggio di vivere lo hanno trovato o lo trovano in mesi e anni di violenze, soprusi e viaggi verso destini incerti, spesso di morte e separazione.

Ti svegli e in un attimo la tua vita è stravolta: perdi tutto o qualcosa molto vicino a tutto.

Allora cerchi riparo, ma ci sono molti, sì, dovrebbero appartenere alla famiglia umana, a non capire o meglio non sentire cosa accade nei cuori di loro simili.

E le parole sono muri.

Quindi tutto è permesso, qualunquismo dogmi finzioni e terrore per impressionare e coprire verità.

E io sento invece questa vita così unica

poi da non sprecare il nostro bene

e lo capisco pure quando guardo il cielo di nuvole e azzurro

dipinto in una sala d’attesa dalla luce spettrale di ospedale dove si cerca cura e possibilità di sopravvivere.

Nel tutto surreale aspetti il tuo numero e

dovrei perdonarvi il fatto di essere andati via

e che continuerete ad andare mentre noi rimaniamo qua

ma questa la nostra fragilità e solitudine

non + molto da fare se non

starci

restarci

in questa complessità, nel gioco a nascondino tanto già visto

restarci e non più affrontare la delusione se non si riesce a stare.

E’ vero la grande paura di non farcela, di non farcela ad amare, chi? Cosa?

Non saprei, infine direi che le fortificazioni di guerre che sono sempre inutili, potrebbero cadere e così via! Tana libera tutti, libera.mente correre fuori e celebrare e amarci e abbracciarci senza schemi o schermi di varie luminosità, sarebbe immediato senza filtri.

Io proverei, seguirei il ritmo di questo cuore, comincerei a danzare tempi in battere e levare con multidiversità, condividere il mio ecosistema ideale che alimenta di molta bellezza e poca aggressione spaventata,

alberi carichi di zagare e profumi e parole uccellini,

nonostante tutto sceglierei e amerei.

Davvero lo farei ma… ma con  un verbo con ali incerte, lo so, ancora al condizionale,  si sta sul ramo.

Caro mare ti scrivo


Sono qui davanti a te in questa linea scura di orizzonte, ipnotizzata dalla tua calma di alba.

Mi sono persa

 continuo a incontrare le mie fughe. Potrebbe avere un happy ending da film, al momento vomitare anima davanti a un sesso senza amore di sé. 

Che poi tu cosa puoi sapere dei film? doni e togli vita calma apparente  per amore di  burrasca.

Rabbia o tristezza per non poterci fare molto.Riderne.Condividere.Chiedersi.

Perchè strade storte? 

troppe per non perdersi nel deserto.Trovare contatto e perderlo sai gli abbracci mancati i peluche mai ricevuti strutture di torri d’avorio e un lavoro dove non hai potere di controllare quelle energie.

La testa pesa occhi bruciano lo stomaco è a testa in giù forse bicarbonato sì abbiamo già pagato ma temo che lo faremo ancora e ancora e lo sai  perché? 

Te lo stampano addosso per ricordartelo ogni volta

 sei sulla strada che non porta al mare.

Uomo di ghiaccio

Tempo fà i bambini della maestra giocavano a uomo di ghiaccio. Ricordo:  le femmine stavano all’ombra e solo lì non potevano essere catturate dai maschi che  invece al sole se le vedevano trasgredire il confine  le facevano prigioniere. Erano piccoli uomini di ghiaccio.

Beh io ne ho visti diversi  più adulti  a fare giochi simili . Uno anche adesso si è affacciato alla mia porta mi ha congelato un pezzo di cuore che  comunque ancora batte

non mostrando alcuna empatia per quello che ha combinato

alcun apparente interesse a sentire il dolore del  cuore congelato

da azioni senza logica e amore

Non manifestarsi realmente fingere dire bugie essere stronzi o paraculi insomma mettiamola così e non riuscire a farmi superare quell’ombra dove posso essere al sicuro anche se io volevo starci al sole con te..ma non scegli me  o fai finta  di non farlo

capire l’incomprensibile rivestito di carta regalo opportunista e manipolatoria

un bel fiocco rosso passione  e oplà il regalo farlocco  eccolo qua

il mio più bel regalo di compleanno eri tu pensandoci  dicendo così

forse era vero

lo capirò solo quando  ritorna primavera e  incantesimo  del non c’è tre senza quattro si scioglierà

essere duplici senza mostrarsi davvero quanto vi conosciamo uomini iceberg

sembrate estinti tipo Mammuth invece ci ricordate quell’era glaciale dalla quale non ci liberiamo così facilmente

perdere libertà

essere nel giudizio

non riuscire ad amare o a farsi amare

panico il terrore corre sul filo ghiacciato

paura dell’horror,  caro uomo, che hai dentro

del tragico che non riconosci del mondo effimero  che popoli di inutili musiche

dove non c’è spazio per pace di un sole che scalda

sono in inverno, -40.

 

IL pretesto per non amare

Così di getto scrivo ad una stazione di treno, su una panchina al sole, calma apparente. Non che io voglia stare nel temporale per forza, mi piace il cielo sereno amare ed essere amata cose così facili come bere un bicchiere d’acqua. La vita pare breve se non la si beve con gusto tu con questi pretesti per non amarmi per non amarti con la schizofrenia della carezza e poi del pugno giudicante…La violenza psichica su altri sapere cosa sono e non sono dargli un posto e limitarli.Io vorrei non averne bisogno.Ma se c’è il sole bisogna sempre dimostrarlo? Trovare pretesti perché si vuole e non si vuole. Sarebbe più facile potare il cespuglio e trasformarlo in albero io ci crederei se tu non avessi quei paletti che poi potrebbero scatenare la bestia in me.Invece arrendersi, io ci sono. Per te e per me.poi se c’è un tè che insegue tempesta vabbé io piano piano riprendo verso il cielo sereno.

Le donne sono strane ma reagiscono come questo bel doc che invito alla visione

mancando il mancante

 

Per alcuni alberi  di questa latitudine è già primavera.

Per i miei platani no, ancora vedo rami spogli e nidi di stagioni che furono.

Il dubbio assale sempre, non molla… se… molto scabroso

affidarsi a questi fragili  prematuri fiori di ciliegio selvatico.

-Non voglio leggere da solo!- dice il bambino iper ansioso

e io gli rispondo -Siamo tutti soli anche la maestra lo è-

pure se apparentemente non sembra.

apparentemente tutto si stravolge e mi manca sempre quella poesia tra i rami, tu non me la sai cantare.

Fughe altrui mischiate nel vento di scirocco e foglie nuove pronte al pronti partenza via!

polveri e tracciare con il dito disegni impossibili

corpi esultano ma sempre ombre di tradimento e ambiguo sperare altro

nuvole scure e cielo a metà azzurro

ad urlare amore

dove sei?

Sei qui e non ti vedo tra i rami

 

 

 

Balli questo valzer con me?

 

Ma salirai come un onda del mare

Travolgerai tutte le mie paure

Sì soffierai come il vento d’estate

raccoglierai i miei giorni perduti

(A.Parisi Il Valzer di Roma)

 

Parli.amo d’amore ogni tanto, ma solo ogni tanto eh!

Perché di muri e crudeltà e bestiacce che ti portano all’improvviso la signora con la falce che più o meno d’impulso decide di farsi un giretto con chi era con te prima…ne abbiamo piene le scatole e ora potrebbero farsi scatoloni pesanti e ingombranti.

Allora spero e mi dispero meno,

pure se sono stati sei mesi carichi

di sorprese

dolori e  delusioni, paure e sconfitte apparenti.

Poi cavalchi onda con quel delfino sconosciuto

non sai se vuole giocare o legare con te trame di madreperla e corallo

Non sai, ma salirai in superficie

e giocherai il cielo blu acquamarina e anche quel verde smeraldo alga nutriente,

oltre le mancanze e le distanze.

Pure se, sicuro, troverai un giudizio sassolino in qualche scarpa vedendo solo imperfezioni, sfumature di dubbio e contraddizione. Magari il sassetto  lo scambi per una perla rara.

Amare, amarsi un po’ e trovarsi in ordine disordinato

mi sono persa e ti ho ritrovato

sarà vero sarà falso.

Ricomincia la giostra

tra le tue braccia,

è così stavolta pensi che possa venire meno vertigine

perché tutto gira gira

e tu potresti ridere ridere spassionatamente

dopo il sale abbondante

e le ferite e le inquietudini

( amiche mai troppo lontane o distaccate)

Dai! Giochi.am(iam)oci un pò tra le onde

andarsene

Andare per non tornare

non è la prima volta che accade o che mi accade.

Tu vai e non torni, lasci questo corpo… insomma muori.

La morte ossia il grande tabù.

Stavolta, te ne sei andato veloce, lasciando molti stupiti arrabbiati increduli

poi

tristissimi, perché noi rimaniamo a ricordare

ciò che è stato

e ciò che sarebbe potuto essere.

Suonare assieme crea quell’intimità senza parole, lo sa solo chi la prova,

ma tra noi era una distanza a volte timorosa, altre riservata,

ad inseguire solo alcune scie di parole, ho saputo che avevi accesso a questo blog e non m’immaginavo tu potessi entrare in questi altri mondi miei, sai di quella volante.

Intimiditi eravamo e curiosi, ma a distanza di sicurezza… avrei voluto avvicinare qualcosa di più ma non è stato possibile, credo in fondo comunicassimo lo stesso, pure con altre distrazioni di ostacoli.

Mi hai insegnato quel suono anarchico e il 5/4 e la parte alta dell’organetto quella dai suoni bassi e le tue frasi improvvisate così come venivano… cominciato pure io su quell’onda…e Delicq? ne avevamo parlato delle le sue musiche struggenti… tu ancora non sapevi come riprendere le fila della musica che avevi dentro, ma la condivisione così difficile.

Dentro te c’era già tanto, anche un mondo a testa in giù con spigoli fastidiosi ed ego da limare, illusioni delusioni e fantasmi, farci i conti come tutti noi del resto.

Dire che mi mancherà quel tuo suono è inutile, come quel sorriso imbarazzato e la tua gentile curiosità e ovvio ancora non credo che tu non ci sia qui con noi.

Forse sbagliamo a pensare così,

voi rimanete sempre qui,

nei ricordi nelle parole non dette, nelle battute nell’ironia anche nei litigi testardi egocentripeti, rimanete con noi e noi con voi anche se forse

ovunque possiate disperdervi… avrete altro a cui non badare

io aspetto che tu continui a mandarci musiche buone

ciao D.

de.finire… quelle parole

 

Mi viene da pensare che trent’anni fà e più, se ti veniva qualcosa tipo nausea capogiro e agitazione non sapevi nominare quello che avevi.

Poi è arrivata la parola magica: attacchi di panico. Chissà quanta gente ne aveva sofferto prima della ‘definizione’, pure i tuoi bisnonni, ma loro non avevano la parola che avrebbe riscosso tanto successo di cure varie.

 

Ora metti che incontri una persona gentile/ premurosa, subito si appassioni di te, spesso anche con gesti plateali o eccessivi. Ti avvicini e crei una sorta di dipendenza emotiva nei suoi confronti. Ti esalti con parole giuste e ti metta su un piedistallo e aggiungi pure che improvvisamente, da un giorno all’altro, invece senza motivo alcuno, cambi registro: ti rovesci addosso violente critiche, sei la persona cattiva, su di te giudizi sospetti gelosie senza che tu abbia fatto in realtà granchè per arrivare a tutto questo.

Ecco il bisnonno un personaggio così lo poteva definire: poco equilibrato.

Invece, noi moderni, ora abbiamo la parola: narcisista patologico.

 

Parola che sentiamo con frequenza ovunque con il rischio di essere sommersi da tutto questo ‘saper definire’ cosa abbiamo davanti.

Eppure ciò (panico e narciso) esiste e persiste, mica lo nego eh!

Vorrei chiarire: Io il patologico N. non lo amo assai, ma me lo sono trovato spesso tra i piedi pure a farmi quel tipo di sgambetto che tu, perdendo equilibrio cadendo, sbatti rovinosamente la faccia a terra.

Qui che il simile attiri il simile non è: questo individuo di doppio genere (ci può anche essere una versione femmina) quasi sempre inizialmente appare gentile e affascinante agli occhi di tutti, la persona perfetta, altruista e generosa per poi pescare persone empatiche di cui nutrirsi. Le empatiche non sono narcise ma spesso hanno solo il desiderio o la sciagura del sogno, di ricercare quel legame di affetto che mamma dava o forse non dava per niente. Dicevano la fame d’amore e evidente, poco innocua, mendicità sentimentale.

 

Ora anche chi ha attacchi di panico non vuol dire che sia lui la personificazione del panico solo che gli capita di rispondere alle ansie della vita smettendo di respirare, perdendo le coordinate spazio temporali.

Di chi la colpa?

Le colpe, certo, ne abbiamo bisogno… sarà la nostra cultura cattocoatta, poi espiamo e sacrifichiamoci all’ ennesimo narciso P o attacco di panico.

 

Oppure no, anche no, invertiamo la rotta, siamo ciò che siamo in sintonia con quello che ci è vicino e lontano, in ascolto ma con idee precise sul mondo che scegliamo.

Il giudizio altrui non serve per darci una forma. Siamo a prescindere, se vogliamo avere il controllo mi sa non serva pretendere di avere l’ultima parola.

Potrei pure sbagliarmi, ma io seguo la storia del seme che dopo un po’ di oscurità alla fine trova il modo per farsi germoglio e poi diventare pianta. Se mi promettono un seme geneticamente modificato che appena lo afferro mi diventa subito albero carico di fiori e frutti senza stagioni da attraversare… ecco io… sospetterei un po’.

 

Quindi attendere non è che sia male, servirebbe magari sia per distogliere il panico e sia per stanare il narciso, spesso bipolarmente egocentrato come falco appostato con ennesima dolorosa pantomima da attuare.

Oppure…

-no grazie-

attendo

Altro tempo altro spazio altri luoghi da abitare

da soli o con la giusta compagnia per cui la libertà è pratica reale e costante

di nutrimento e presenza non invasiva

liberi da

i condizionamenti, i (pre)giudizi coperte di Linus,

così di conforto se temiamo e poco osiamo andare oltre le parole.

Proprio quelle parole che definiscono così bene

tutto quello che abbiamo e non abbiamo.

E che forse era tutto quello… che valeva

idem per i nostri bisnonni, ma senza definizione.

Beati loro.

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