di donne in giallo & nihon

Cercavo mie immagini di baie e di mare, di isolette e paesaggi surreali, di una  giovane donna in giallo che dalla  nostra barca che navigava, mi ipnotizzava mentre dava da mangiare ai gabbiani. Quanti mari avremmo attraversato io e lei nel frattempo,  chi lo poteva sapere…erano  circa 10  anni fà a Matsushima dove ora  pare  sia arrivata  l’onda che distrugge e poi la vita avvelenata che segue. Allora, era tutto così pacifico e straordinariamente bello. Non le ho trovate però le foto, solo una, questa.

Degli incontri e dell’esperienza di quell’ andare in giro nipponico rimarranno foto che non potrò condividere.

Ricordo di come mi fossi cimentata con html e diario di viaggio quando questa scatola, ora  piatta e silenziosa, era ingombrante  e pesante. Ricordo che desideravo raccontarmi quello che mi era accaduto, luoghi  stupore sorrisi  persone doni, nel secondo viaggio che mi riportava in Giappone.

Al momento attuale non riesco a raccontarmi  quello che sento, il Giappone per me è un filo rosso rosso che scorre dentro come sangue. Sangue antico, di una lingua che inseguo e dalla quale mi nascondo.

Eppure un pezzo di macchia a forma di cuore stà là in quei suoni o cibi o espressioni facciali di quelle persone che non potrò mai capire fino in fondo (perché noi rimaniamo comunque occidentali) ma alle quali mi sento  insolitamente legata.

Di questi tempi se ne parla molto, di quello che accade/sta accadendo laggiù, le preoccupazioni,  la ‘fine’ e un’ altro ennesimo inizio. Non si sa molto di questo paese eppure quello che arriverà  ora sarà diverso, per chi vorrà, forse non più solo anime bento e merchandising. Chissà, il desiderio di esplorare altre baie che custodiscono    tesori in  ri.costruzione.

日本がんばってねえ!!

era..

un signore

Questo signore faceva rotolare per le strade di Torino immense palle di carta, e se uno  era bravo riusciva  a salirci su.

Questo signore faceva concerti con bollitori fischianti sotto tavolini con zampe di stracci, un tempo vestiti vissuti

Questo signore aveva lucidato così bene l’acciaio che ti ci potevi specchiare e creare altra esposizione che poi la carta velina dipinta non sarebbe bastata.

Questo signore, credo amasse giocare e coprire quei mattoni  di contestazione e muro con stoffe colorate.

Questo signore voleva alleggerirsi degli oggetti e farne a meno oppure trasportare le tele accartocciate a spasso, e io  ci ho disegnato una rosa con quella roba lì.

Questo signore mi fa ricordare che lo scherzo  è necessario, come oggi  con i  medici clown che hanno ben reso la parodia della medesima, bambina  arrabbiata con  frotte di  creature negligenti e poi  pure  io la magia: dalla mia mano sono uscite palline rosse raddoppiate, non so  come ma ho fatto clown.

Comunque per non perdere il filo ( tutti ‘sti umani con i fili che escono dalle orecchie mi inquietano non poco) questo signore  si chiama Michelangelo Pistoletto  e si trova qua

MAXXI tutto curve

MICHELANGELO PISTOLETTO: Da Uno a Molti, 1956-1974

4 marzo – 15 agosto 2011

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo

via Guido Reni, 4 A   00196 Roma

S.o.s.peso

 

 

L’ACROBATA

Da trapezio a trapezio, nel silenzio dopo il rullo di tamburo di colpo muto, attraverso l’aria stupefatta, più veloce del peso del suo corpo che di nuovo, di nuovo non ha fatto in tempo a cadere.

Solo. O anche meno solo, meno, perché imperfetto, perché manca di manca di ali, gli mancano molto, una mancanza che lo costringe a voli imbarazzati su una attenzione senza piume ormai soltanto nuda.

Con faticosa leggerezza, con paziente agilità, con calcolata ispirazione. Vedi come si acquatta per il volo? Sai come congiura dalla testa ai piedi contro quello che è? Lo sai, lo vedi

Con quanta astuzia passa attraverso la sua vecchia forma e per agguantare il mondo dondolante protende  le braccia di nuovo generate?

Belle più di ogni cosa proprio in questo proprio in questo momento, del resto già passato.

 

La poesia di Wislava Szymborska mi rappresenta ora.

Tutti, con  un pezzo di ricambio per far ballare il tip tap al cuore. Ci sono tanti modi: la musica, l’amore, scrivere blog di cucina con santini foto da adorare, andare in giro per cose belle da annusare,  persone pazzamente sorridenti da riconoscere.

E comunque essendo lievemente miscredente mi affido alle ali, anche per quelle ci sarà da pagare, ovvio conta lo slancio e quei vari movimenti per arrivare

a scoprire le sorprese troppo spesso  incomprese.

 

Felici e cantanti è stata la sorpresa di ieri

Da testare ai miei 22 urlatori in erba…

da ascoltare qui  sotto con copia incolla

http://www.barlumen.com/attivita/musica/felici-cantanti.htm

Lovecat

 

Ho aperto un cassetto senza fondo, quasi magico,  perché dentro contiene tutto. Oggetti del passato casalingo di mamme e nonne, ricordi di piume colorate, colle, penne e matite, pinze, adattatore e cacciavite, sonagli vari. Poi specchietti dove se guardi bene mi pare di scorgere una sembianza di gatto. Un gatto speciale che parla una lingua insolita, però, se fai rumore non lo ascolti parlare. Quindi mi metto in religioso silenzio. Capisco, sì ora lui le cose le vede molto meglio, appollaiato  com’è su quella mensola fatta di  polvere di stelle  colorate. Come ci osserva mentre noi  inseguiamo un liquido scuro che minaccia  sconvolgimenti e CO2 per questa palla di terra e acqua, lo so:  si cerca e si tira fuori come rapa testarda questa roba oscura che sarà guerra e inquinamento di cuori e menti. Poi perché? Per il potere della velocità, del sapersi  muovere meglio degli altri, di sporcarsi un po’ tutti con questa frenesia, il desiderio di possedere l’energia della tecnologia. Lui non capisce perché facciamo tutto ‘sto macello e  forse neanche io. Vorrei di meno e vorrei  meglio, vorrei scorrere e non intrudere, eppure troppi spigoli  questa umanità! Il gatto dallo specchio mi scruta, si lecca i baffi, e sorride compiaciuto oscillando lentamente quella testa tonda tonda che sa e vede tutti i nostri cortocircuiti  di zig zag senza senso. E mi canta una canzone d’amore, strano non me lo sarei mai aspettato.

 

 

Dedicato al lovecat T.

per amiche di cuore

 

Vedo una donna dal cuore sonoro

E tramutare ciò  che la tocca in oro

potrebbe indossare più vestitini

e sopravvivere ai   miseri cretini

se i segni non dimentica

e in avanti non farnetica

un giorno il salto

farà

e  un grande mondo

di  sorrisi bambini e conigli

troverà

FINESTRtre

Non sai da dove devi vedere se da dentro  o da fuori e poi ti affacci.

Qui pure mi affaccio,  magari sarò in silenziosa o animata condivisa contemplazione, attesa che il paesaggio si apra quando il tempo lo permette. La primavera si avvicina nonostante tutto, continuo a fotografare finestre da fuori, com’è dentro? Lo intuisco solo e poi smetto di pensare e vivo  questa altra stagione di fiori quasi e sorriso,  nuovi percorsi. Le finestre sono da guardare meglio aperte.

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