della poraccitudine e altre freakshow storie

non sono brava con parole argute

ma ho simpatiche amiche

presenti nel presente e nel passato

con esse si parla di questo e di quello

e anche di quell’altro

argomenti non ci mancano

ma non capiamo  insistiamo crediamo

e non troviamo sto filo d’Arianna

come ti muovi o non ti muovi sbagli

il perdere tempo il disamore

o cercare tempo incastro  come appuntamento dal dentista amato o odiato, temuto.

questo amore e dov’è?

troppo preso a mirarsi nel laghetto  scorgendo da lontano un’ ombra di mamma (sempre quello eh)

aver  da fare con le proprie ansie o ire

e noi  non riusciamo proprio a fare il sottovaso

proviamo riproviamo

cerchiamo vasi autosufficienti  e coraggiosi nell’osare

privi di desiderio  di autoaffermazione egoica  quella roba tanto di moda che  sovente prevede,  incluso nel prezzo,  il totale annullamento dei sentimenti altrui (o bisogni)(o corpi)(o desideri)

dicasi  colorati  con un pò di rispetto o maturità

ma nell’affascinante  mondo di poraccitudine bisex (perchè credo valga per tutti i sessi pure se i maschi ci tengono a mantenere un certo primato) lo spettacolino da circo affabulatorio, cabaret crudele, va avanti con tutti i vari personaggi della farsa (si paga il biglietto eh)

invece per farla breve

antichi poeti napoletani (1922) sapevano,

Napoli per me  ricchezza degli avi, di quello che non si può dire e si dice

studio ora questo, ci lavoro, la pronuncia  gli accenti e intenzioni

amore appassionato

 

CANZONE APPASSIUNATA

(E. A. Mario – 1922)

N’albero piccerillo aggiu piantato,
criscènnolo cu pena e cu sudore.
Na ventecata giá mme ll’ha spezzato
e tutt’ ‘e ffronne cágnano culore.
Cadute só’ giá ‘e frutte e tuttuquante,
erano doce, e se só’ fatte amare.
Ma ‘o core dice: “Oje giuvinotto amante,
‘e ccose amare, tiénele cchiù care”.
E amara comme si’, te voglio bene.
Te voglio bene e tu mme faje murí.
Un piccolo albero ho piantato,
crescendolo con pena e con sudore.
Una ventata già me l’ha spezzato
e tutte le foglie cambiano colore.
Sono già caduti tutti i frutti,
erano dolci, e sono diventati amari.
Ma il cuore dice: “Oh giovanotto amante,
le cose amare, tienile più care”.
E amara come sei, ti voglio bene.
Ti voglio bene e tu mi fai morire.
Era comm’ ‘o canario ‘nnammurato,
stu core che cantaje matina e sera.
“Scétate” io dico e nun vò’ stá scetato.
E mo, nun canta manco a primmavera.
Chi voglio bene nun mme fa felice,
forse sta ‘ncielo destinato e scritto.
Ma i’ penzo ca nu ditto antico dice:
“Nun se cummanna a ‘o core”. E i’ mme stó’ zitto.
E mme stó’ zitto, sí,te voglio bene.
Te voglio bene e tu mme faje murí.
Era come il canarino innamorato,
questo cuore che cantò mattina e sera.
“Svegliati” io dico e non vuole star sveglio.
E ora, non canta nemmeno la primavera.
Chi voglio bene non mi fa felice,
forse sta in cielo destinato e scritto.
Ma io penso che un detto antico dice:
“Non si comanda al cuore”. E io sto zitto.
E sto zitto, sì, ti voglio bene.
Ti voglio bene e tu mi fai morire.
Chiagno p’ammore, e cade ‘o chianto mio
dint’a ‘sta testa: ‘o chianto ‘a sta arracquanno.
Schiòppa na bella rosa e i’, pe’ gulio,
a chi mm’ha fatto chiagnere nce ‘a manno.
Lle dico: “Rosa mia tu mme perduone
si te scarpesarrá senza cuscienza”.
Ce sta nu ditto ca mme dá ragione:
“Fa’ bene e scorda e si faje male penza”.
Pènzace buono sí, te voglio bene.
Te voglio bene e tu mme faje murí.
Piango per amore, e cade il mio pianto
in questo vaso: il pianto la sta innaffiando.
Sboccia una bella rosa e io, per rabbia,
a chi mi ha fatto piangere la mando.
Le dico: “Rosa mia tu mi perdoni
se ti distruggerà senza coscienza”.
C’è un detto che mi dà ragione:
Fai bene e dimentica e se fai male pensa”.
Pensaci bene sì, ti voglio bene.
Ti voglio bene e tu mi fai morire.

 

 

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Insieme

arance

Nota Bene

insième – 1. avv. Esprime in genere i seguenti rapporti

 Compagnia, unionesiamo usciti iio e luiabbiamo cenato i.; sono stati visti spesso i.; essere sempre i.; stareabitarevivere i.; dormire i., nella stessa stanza o nello stesso letto; compiere iun lavoromettersi i., associarsi in un’impresa, allacciare una relazione amorosa, e sim. Riferito a cose:  oggettiideecolori che stanno bene i., che non possono stare i., che si accordano o no.

 Unità e compattezza di varî individui o elementitenere ile pecoreun gruppo di ragazzilanciarsi iall’attaccobisogna agire tutti i.; i pezzi non stannonon si tengono più i., di oggetti che si stanno sfasciando; fig., un discorsoun ragionamento che non sta i., privo di nesso logico. È di uso frequente la locuz. mettere i., con varî sign.: mettere ii proprî sforzi (riunirli coordinandoli allo stesso fine) mettere iuna bella famiglia (formarla, costituirla, detto soprattutto di chi ha avuto molti figli).

  Reciprocità (con il senso dunque di «l’un l’altro, a vicenda»): accordarsi i.; obbligarsi ia rispettare un pattosi promisero idi mantenere il segretoerano legati i. da profondo affettomolte parole villane insieme si diceano (Compagni)

Bisognerebbe ogni tanto consultare la Treccani online (che ormai nessuno si prende la briga di possedere i pesantissimi vocabolari cartacei da sfogliare sulle gambe)

capiremmo tanto, capiremmo il freak show nel quale ci siamo cacciati,

i muri  le fughe le separazioni  di famiglie nel mare affogate

e lo spreco di quelle arance in più

che un tempo venivano/

vengono distrutte,

belle profumate arance di Sicilia, prodotte in più non servono

e io aggiungo con tristezza e ormai accettazione

amore non serve se vince

la pretesa di idolatrare piccole statuette votive

di io rivestite

poco insieme sempre poco insieme

le statuette feticcio fanno magie antiche di ferite non perdonate

ma io  le arance le mangio e le condivido e non butto niente

amore mio

non spreco la vita

faccio scintille pure con le bucce

 

le arance stanno insieme a me

sovrani e parole

C’erano tempi dove il sovraccarico elettrico ti faceva scendere giù in cantina dov’era il contatore. La corrente saltava e c’era da riattaccare spingendo il tasto nero. Oppure arrivava il black out di zona e ti toccava aspettare che ritornasse la luce capricciosamente instabile.

I motivi di tutto questo non erano mai chiari.

Anche ora non  mi sono chiare parecchie cose, ma altre,

invece,

le vedo, oltre la miopia difensiva del momento, sempre più nitide ed illuminanti

tipo:

con poco saper dire molto, poter  affermare bisogno con  dono della sintesi… l’acume, il sentire, lo stare assieme e  capire comunicando il poter  essere consapevoli e responsabili

e imparare con loro, bambini studenti maestri, i nostri sbagli, sempre assieme a braccetto.

Perchè, nonostante  la vita mi sembri assurda, con la schizofrenia di tempi dove  mettersi in  relazione  talvolta diventa  Tom & Jerry + le varie ferite narcise  che condiscono tutto,

pure se ordinario e  dalla società spesso caricaturizzato o sminuito,

io penso  e sento che  il mio lavoro   sia   qualcosa di speciale e libero (educatrice pubblica no niente homeschooling privato o scuole alternativecreative)

e me lo ricordo questo

quando mi  commuovo e vedo la forza dell’umano

come in  Don Milani

con il suo andare contro

per  andare verso

includere e non escludere

cioè non far sentire nessuno escluso,  fuori dal gioco di conoscenza

sentire, pure con  rigore,

ed esserci assieme e scrivere la realtà assieme, svegli.

 

Io ci  provo in questa scuola  spesso  teatrino di crudeltà e indifferenza

dove certi gruppi di umani  giocano isterici al gatto e al topo

ma restano   comunque…

anche altri  buoni maestri

senza troppi filtri

con umiltà e poca ipocrisia, ironia magari,

generosità nell’esserci e fare,

fare qualcosa assieme con le mani,

perchè si può amare così

il nostro fare,

per disfare altri dolori o mancanze

e questo bel doc (pare presto distribuito  in sale cinematografiche)   di filmati inediti  su Don Milani e i suoi ragazzi lo consiglio

per riattaccare la  corrente

o ricordarsi che il black out

non è per sempre.

Houdini la grande illusione

sguardo magnetico mani forti e determinate sorriso carismatico

tante illusioni e magie e fughe da catene impossibili

l’arte della fuga per i vari houdini che incontriamo

tanti sono farlocchi e ciarlatani

metamorfosi in altro

sparizione e apparizione

rasentare la follia ovvio scappare dai legami  poi légami che ne ho bisogno

ma l(n)ego l’amo(del)re dal cuore (g)rosso poi quasi

dolorante come un fegato infiammato

lègami e slègami

mi avvicino e poi sparisco

sono il perfetto trickster

lo sappiamo c’è il trucco

ma ci attira sempre

pure se è lo stesso giochetto di sempre

Narciso & Co multinazionale,

ormai

in serie.

Oggi ho pensato a questo grande personaggio,

morto poi per una banale peritonite che lui ostinatamente non si è fatto operare

dopo aver sfidato pericoli maggiori, s’è incatenato addosso la sua morte.

Come questi novelli Houdini  che si chiudono a doppia mandata

con catenacci impossibili

amore sentire generosità tenerezza verità autentica a loro negata

per scelta per lo più o ignoranza o supercifialità,

sparizioni programmate la grande illusione

cercare il legame e slegarlo il più presto possibile

Houdini è morto

Lunga vita a Houdini!

(sempre come il Re)

Nemica dell’amore è la sincerità

lo dicono gli antici canti (leg.ami) sta zitta nun parlà

amore da coprire con sassi

( inopportuni nella scarpa… )

o come  quelli  di Gretel che dovrebbero portare a casa dagli  affetti

oppure sì pietre   del ruscello da guadare.

Allora un giorno si finge, si comincia così e non si smette

una dipendenza pare innocua ma in progress con gli anni

quell’indifferenza(è una finta di questo gioco) rispetto all’ ennesimo muretto.recinto che non si riesce a saltare senza olio cuore (chi vedeva carosello e ha la mia età)

e vabbè amica direbbe: poraccio meno poraccio più che ce voi fà?

niente da dire o da fare appunto forse disfare

provo desiderio di cantare quell’amore che non  si palesa

nell’attesa senza giudizi please

in silenzio come davanti a un panorama montano  di bellezza

è vero facciamo finta di essere forti e autonome per  arrivare  sempre a prestare ascolto a chi ha ‘bisogno’ e sempre un mucchio di problematiche

il bisogno personale? Il joker è  l’esser presi in ‘cura’   da quel padre assente insistente che ritorna  fantasma affidarsi vatti a fidare…

non trovo casa tra i sassi e non lascio questa casa e questi platani che mi proteggono nonostante tutto

nina se voi dormite sognate che io ve bacio

io ti sognerei con quella dolcezza non melassosa, intelligenza sagace

e tenerezza… diceva Penna

un giorno me lo hai ricordato tu F. (omonimo  di nome a me paterno) come augurio

 La tenerezza tenerezza è detta 
se tenerezza cose nuove dètta.

 

                                    

e questa nostalgia  per il non avuto da dove è? da quale mistero buffo siete usciti tutti? E queste prove del nove  che a me pare non riescano?

poi sotto il sasso non c’è la serpe di: che peccato!( spreco eh) pure se ap.pare così

 

ci sarebbe un microcosmo di vite

neanche te l’immagini quanta energia c’ho e volontà

e te lo vorrei dì… se ti rintracciassi tra una pietra e l’altra

 

peregrinare

andare per paesi stranieri sarebbe

la bellezza spesso lo è: un paesaggio straniero, quasi abituati alla violenza,

al brutto degli arroganti infelici che devastano,

poi ci sono i sassi da calpestare come  pelle della terra e ogni tanto raccoglierne uno, di sasso, da collezionare per ricordare che siamo sulla terra piccini,  sfidando draghi a riconquistare territori di geografie personali.

Cercavo oggi il libro dei frammenti di Barthes, pare sia evaporato dalla libreria, mi avrebbe acquietato su questo filo  da funambula sul sentire che ostinatamente percorro

peregrino anche  questo  sentire, andare incontro in terre altre, ma non sempre trovare bellezza anzi… ci sono  dragoni e draghetti la storia è sempre la stessa e io vorrei cambiare favola o uscirne dal viaggio di eroe vagabondo.

TRAMA: non va bene, non è nulla di tenero dove atterrare, non ha forma di cuore ed è una comunicazione violenta, incontrare persone su di giri pronte al giudizio che annienta, distruzione come microchip emozionale ma se è lo specchio deformante…

arrampicarsi  pure con poco fiato, oltre le paure e i dolori perchè poi dall’alto tutto sembra relativo e insignificante ma quando ci siamo dentro non capiamo,  siamo formiche  pazze a costruire formicai immensi e portare pesi improbabili.

Ammetto ho incontrato in questo tempo bellezza stupore sorrisi ma anche il resto del freak show che non  abbandona mai e inseguo con quella lacrima improvvisa tu che non ci sei

abbracciare un albero fresco e dire grazie basterebbe questo,

ma poi  oblio  del bisogno vero di essere amore e poterlo ricevere senza mediazioni cerebrali, curiosi come un gatto che gioca o un bambino che grida di gioia.

Non capiamo perchè accada così improvvisamente,  un giorno tutto si risolve,

oltre i labirinti  popolati di anime sperse con desideri inespressi,

troviamo casa siamo tra amici facciamo assieme

ci vogliamo assieme abbracci

un giorno  non più pellegrinoDSCN0921

 

 

 

colibrì

simpatico uccello dal grande cuore e cervello si nutre in velocità e frequenza

quasi non potesse prendersi il suo tempo

il nostro tempo  già non saprei quale sia

solo che le righe sono sulla pelle

così pare scorra il nostro tempo

il mio  il vostro e il tuo

che è finito da un pò ormai

e io ti ripenso e ti rivivo in quelle canzoni d’amore che cantavi

di sentimento vibranti come le ali del colibrì

tutto quell’amore che non hai dato e ricevuto

ma che cercavi sicuro e non trovavi  e non sapevi come

allora lo cantavi con passione

e io

ricanto

e io  ora sento che avresti voluto

e mai potuto

anche io figlia, non so come si fa, perchè non trovo nutrimento

apparentemente appagante.

Ma in quel sentimento di emozione musicale

vibra tutto  il cuore che aspetta alla soglia

in controluce

vede  profili si abbaglia e poi  comprende

di nuovo  non sei tu, non puoi essere tu

il bisogno di amore e di cibo

velocemente prendere quasi prima di

essere scoperti bisognosi

di famelica ignoranza

 

Falò tristi, biscotti al cioccolato, scene di sesso esplicito

Falò non si accendono per segnalarci allegria

no, pare lo si faccia per fare male farsi male farci male

fuori controllo o invece in una grossa strategia di controllo, Italia di agosto brucia di fumo nero di alberi ormai anneriti di ossigeno compromesso

e i soliti a fare affari in modo neanche troppo occulto…

osservo scene che non vorrei odori dannosi

guerre di rifiuti che avanzano pare lasciarsi andare alla distruzione.

Biscotti tondi per tamponare questi buchi sul cuore una falla un biscotto! Per non affogare un tappo.

Sesso esplicito: inizialmente è la storia del conosciamoci

parade di clown nani e ballerine poi diventa mi faccio i cazzi miei e tu adeguati

anzi fa come ti pare la scena è palese non c’è niente da indovinare la merce di corpo dove il sentire non è legato all’ esserci ma alla confusione dei casi miei dove tu non entrerai mai, ci ho troppo da fare però in qualche scenetta possiamo esibirci

Ebbene sembra tutto molto amaro in bocca

ma forse non lo è

forse il no è davvero prepararsi per qualche grande sì

e poggiarsi a riposare su rocce di un Atlantide scomparsa lucana

stella marina non estinta che cade e si frantuma,

pulsa sempre vibrazione di mente libera e insolitamente solita

sarei

io

nonostante

 

Tecnica del sovescio consigli pratici

SOVESCIO Pratica antica dei contadini per concimare in modo naturale il terreno

 

Sì mi ci dedico pure io, credo a tempo perso essendo non contadina autoctona.

( certo cerco terreno fertile per piante future)

(No chimici solo con luna calante per farlo)

Si tratta di seminare e  far crescere  belle insolite erbe con fiori vari

e poi interrarle nel terreno a 10 cm di profondità

 

Chi? Che? Beh varie varietà di erbacce:

Confusi, non so cosa voglio da te ma sei la donna della mia vita viviamo assieme facciamo figli poi sparisco

Ti mostro per colpirti la mia ricchezza interiore ed esteriore è una farsa (poracci inside)

Ossessivi nelle loro ciambelle narcise, schermi telematici docet

Non ho tempo per la bellezza la condivisione lo stare assieme (mentre tu stai cercando tempi e sacrifici e progetti non solo di idee )

Ho figli mogli pazze lavori impossibili poco tempo per vivere bene

Sono Senza soldi o casa offri te

Non vai bene, non sorridi, stai dritta con la schiena su su

In competizione latente

Bugiardi free lance con dentatura Durban’s

Ascoltatori di musica improbabile

Falsi intellettuali  filosofi schizofrenici

Alcolisti poco anonimi abbastanza drugs addict

Giudici sommi di quello che tu saresti/faresti, con soluzioni elisir da concederti pronte per l’uso

Poligamici essenzialmente impotenti emotiv sexual

Io il preservativo no

Ti posto foto di pezzianimali sanguinolenti da azzanarcucinare, ah sì vegana? Chissene che sarà mai

Volgari su battute troppo facili da terrore della femmina Godzilla

Pigri scarsezza di proposte

Lamentatori aggressivi pilota automatico on

Non viaggiatori sì facciamo tutto last minute poi magari lo cancelliamo anche

Politicamente prosciutto, magari rancido, sugli occhi

In conflitto con la mamma ‘assente’ o presente nel lavare stirare cucinare pure se portatori di mezzo secolo sulle spalle.

 

Infestatori delle mie brame diventerete concime

Organico

poi

se il mio orto verrà su bene metterò foto, lo prometto.

Aspetto  in data da destinarsi natura rigogliosa e produttiva

 

Foto illustrativa (forse  in versione doppia): Sfere ruotanti (che girano)

di questa estate senza vacanze in città accaldata

 

 

 

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