Educazione sentimentale

La domenica mattina d’odore di sugo materno, vista l’ora, spesso nauseabondo. Nel mentre, il padre regazzino, direttore dei concerti, la musica è nell’aria, ci circonda, melodie suadenti romantiche, appassionate di tenerezza cariche… E già la tenerezza da mettere sotto il tappeto, perché certo con la polvere non si sa mai, la vedesse qualcuno!

Ricordo crescere così, con quelle musiche odori e danze della domenica per coprire altro o scoprirsi volendo dicendolo.

Una canzone… ehi sono qui! non mi vedi?

Ti sto chiamando, sono qui, voglio te e voglio essere voluto, niente di più semplice… la musica dove in un’armonizzazione maggiore c’è sempre qualche minore, ma sì sempre meglio così, crescere con quelle musiche di domenica mattina infatuati da armonia a passeggio con canzoni alla chitarra. Effetto calma buone Vibrazioni.

Sorrisi, condi.visione❤️ presenza, eccoci noi siamo qui, giochiamo e poi se ci stanchiamo ci riposiamo con la promessa di ri-giocare, di cantare e ascoltare quelle musiche che non coprono la polvere sotto il tappeto. Anzi la polvere del ricordo che si può sempre rispolverare. Non finisce qui, sembra dirci.

Niente è perduto, niente si possiede, ehi tu guardami e sorridimi io sono qui canto per/con te.

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sveltine di buone intenzioni

Le feste e il mio personale freak show è riapparso nel suo splendore  con melodie di scilla e cariddi comprese nel prezzo. Non si tratta di perseverare, ma proprio non mi riesce altro,  lavori in corso infiniti e non si può passare, ingorghi nel cuore  e allora si aspetta in solitudine

unica certezza poi scorci di arcobaleno ma dai sempre occhiata al cielo, perchè di là il nuvolone s’avvicina.

Il mancare il desiderio, le solite fate morgane cugine dei fuochi fatui,  tutti una bella famiglia del circo degli eccentrici narcisi e feriti.

Va bene mi direte, sei tu a evocare queste magie, ovvio non ti possono comparire diverse, non le vuoi diverse, le aspetti così e basta. Sarà, non sono del tutto convinta di questo discorso, forse faccio parte di coloro che non si applicano, ci provano ogni volta ma, niente, scarseggiano

pure se il cuore è un gonfiabile  immenso dove tuffarsi e rimbalzare

pure se disegno cuori su vetri appannati dove il centro è il sole che sorge sulla mia finestra invernale.

Niente mi sembra che l’aliena che io sono o anche quella pupazza di pochi anni del filmino riconquistato sia di passaggio come questi anni e eventi

fini e inizi così simili dove nulla cambia ma tutto si trasforma…buon inizio della fine  o fine dell’inizio che sia

io credo per una notte non staccherò il biglietto dello spettacolo.

what the fuck

lo sport nazionale pare sia giudicare svalutare usare sminuire e

provocare sul lavoro

affinchè tu reagisca sempre bene

oppure mediare parole e azioni.

come al solito la casetta dell’amore non c’è,  me la soffiano sotto il naso  tutte trattative ma non per me.

aghi di ghiaccio chi gode e chi soffre

stelle di ghiaccio da sciogliere o ammirare da lontano

sempre da lontano nulla si avvicina di reale

potremmo vivere tutti sotto igloo ma il riscaldamento globale fa il suo corso.

non riesco.

e trovo chi giudica il mio non riuscire

questa aggressività da vite in ore d’aria

e niente, è così.

letargo

non so più dove sia il tuo abbraccio

non so più chi tu sia

oltre gli specchi deformanti di illusioni e giochi da fiera freak

pesa far finta di esserci

per molti è un’arte da perfezionare

oggi ho comprato:

un etto di rabbia

mezzo kg di noia camuffata da azione

250 g  di aspettativa nulla

1 L di ripetizioni

poi sono tornata a casa

finalmente  in pantofole

e …

what the fuck! Devo ridiscendere

ho dimenticato i 5 Kg di parole schermate.

ok dai non mi va, mi faccio bastare quelle che ho, i sentimenti sono al sicuro nel cappottino di gelo di questa stagione

butwhatthefucknonethelessifeelsoblue

 

 

Disperati

I disperati non hanno più un tetto, dovrebbe bastare un cielo di stelle e pioggia freddo vento.

Disperati vengono da terre lontane hanno perso tutto, non hanno conquistato niente,

chiedono umanità e ascolto.

Trattengono violenza e sgomento dell’ essere fuori, mentre chi è dentro fa polvere sotto il tappeto, gioca con ruspe con il marchio “non c’è una grande voglia di vedere o di capire o trovare una soluzione”.

Tante parole, magari troppe, propaganda e asini in cielo. E ai disperati non interessano, loro diventeranno polvere prima di noi o forse no.

Ci sono invece parole magiche, educazione e costruire cultura di empatia e integrazione ( certo non hanno un brand).

Ma io lo vedo

ognuno pensa per sé

per quel piccolo mondo in cui già si trova disperato e alle strette con finzioni quotidiane.

E i disperati veri,

loro sì con un tetto di stelle o di nuvole,

freddo nelle ossa che ricordano, comunque, i mari attraversati oltre i tanti buchi neri di memoria.

E noi cosa siamo? Stiamo in molti su paurose isole deserte, naufraghi di azioni reali.

(relazione)

A sorpresa

Questa è la storia di un germoglio a sorpresa.

Oltre le banali vicissitudini di pulizie di casa, secchi, mocio, acqua sporca, svuota riempi, sapone, nella vasca alla fine un pezzettino tondo. Mi avvicino e raccolgo un germoglio di pisello. Come ci sia finito lì all’inizio è un grande mistero. Evidentemente lui deve essere rotolato nel secchio, ci deve essere rimasto un po’ di tempo nell’umidità e ha deciso di germogliare.

Allora, penso che nella (mia) vita potrebbe anche essere così… all’improvviso qualcosa germoglia promette nuovo e nasce in un luogo magari non proprio pulitissimo, impensabile.

Io vorrei tanto il pensabile,che lo dico a fare? quella linfa energetica che porta vita nuova amore abbracci sorrisi complicità sentire e sentimento all’ appello:presente!

Per ora tutto dentro una bolla, è una bolla che dura da parecchio. Capsula nel tempo chissà come il seme di una grande memoria protettore.

Seme non muore mai, in realtà cerca in tutti i modi di vivere beffardo

ma sì va oltre e ti sorprende.

sai cos’è?

E’ uno stridore di qualcosa tirato  con freno a mano,  rumore stridulo e    molli tutto e cerchi  armonie,  spesso invano (ci provi eh, mai dire mai).

Poi la stanchezza annoiata dal prevedibile auto-avverante. Giudizi come se piovesse,  di questi tempialluvioni  e vite spezzate, poveri alberi a voi chi vi convince che è meglio  morire che reggere un peso  così smisurato? Attrito tra quello che vuoi  amore e quello che ricevi in   formine surrogate di emozione.

Io, sapete gioco spesso al freak show qualche tempo fa recente, ci sono risalita sulla giostra non è che faccia bene,  ti viene un pò di giramento di testa. Il cuore sta in stand by, canta le verità, ma  ascolta altre voci e molla tutto. Poi si riprende le sue cose e va in giro per la distratta vita di mille  e più passioni.  Ci sono voci e abbracci amici, non ci sono  gli smemorati impauriti delle proprie ombre o   certi paesaggi di opportunisti di lungo tempo. Màscheràti da altro i lupi fanno il loro gioco, as usual bilettura di accento. Non mi lamento,   ormai scelgo se salire o scendere dalla giostra.

Ma   dentro  uno stridore, un fischio fisso e non mi abbandona, evoca una macedonia di immagini fintovirtuali, ma troppo reali di disinteresse e demagogia, populismo e idiozia, passi del gambero, indietro di decine di anni.

Ti senti perso ovviamente, allora  meglio non pensare, divagare e sali sul palco di teatro delle crudeltà patite e spesso restituite.

Io lo sento quel rumore insistente, non è il cuore in battito,  si avverte la puzza di freni bruciati e poi la voce…  sì quella voce di infanzia che non mi abbandona insieme a  ricordo, emozione liquida dietro l’angolo.

Quel pensiero e sentire romantico  di un ballabile lento che non osi chiedere giammai, ma che è tutto lì, un amore sentito e patito, mi piace pensare un po’ di sovversione di tanta irrealtà manifesta, almeno sabotiamoci  con un cuore cantante così.

Si ballava sulla mattonella con tutti i genitori attorno a controllare, si smerciava amore sguardi e sorrisi in clandestinità attenta,  mi è stato raccontato.

Cádeme ‘mbraccia e doppo, ánema mia,
cchiù sottavoce canta appriesso a me:

Mme só’ ‘mbriacato ‘e sole…

Mme trèmmano ‘e pparole
e vuó’ sapé pecché?
Mme só’ ‘mbriacato ‘e sole.
Mme só’ ‘mbriacato ‘e te.

Aprire la porta

Del sogno antico che facevo, dell’invasione fuori dalla porta di casa, quando cercavo di chiudere a più mandate e non riuscivo a contrastare il pericolo, quando una volta aprivo e avevo in mano uno specchio per annullare quella magia cattiva.

Oggi di nuovo quel sogno, ma stavolta apro la porta, anche se insidia vuole passare da sotto, allora apro e lo incontro, lo vedo e nonostante tutto, lo bacio quasi a sorpresa. Non mi piace quel bacio, ci sono troppi denti, forse troppe parole.

L’insidia è presente intorno a noi dove si sceglie il non Amore, il non esserci, il giudizio, la mancanza di empatia, la critica, lo stare male a tutti i costi mostrando il dolore come trofeo narcisista, quando è fingere e quindi stimolare certe pratiche conosciute e anche perfezionate in modo certosino, con precisione e dovizia di particolari.
Oppure chissà capire che gli eterni ritorni, apri la porta, sono spesso insidie e che l’amore dovrebbe essere…anzi senza doveri scolastici, potrebbe, vorrebbe esserci nell’intimità, nella presenza, non sesso affrettato carico di bugie, definizioni di finzione (non quel gioco che si faceva da piccoli accendi e spegni la luce in continuazione).

Aprire la porta, accogliere chi è lì e vuol entrare e rimanere senza sapore di cibi che scadono presto.

La musica rimane e m’insegna come la bellezza del creare ricrearsi: ecco io anche così, un amore di coraggio che non si occupi di sparizioni apparizioni di un certo circo crudele freaks show che vediamo pure troppo spesso.

Voglio io-tu-noi rimanessimo senza recinti di paure e di parole spente di senso e sentimenti. Senza porte, (con prigioni e prigionieri) attraverso le quali infilarsi rubando vita.

io,comunque, apro la porta.

Ferite

Mostri strumenti di chirurgia appuntita che taglia

Mostri ferite non sono mostri eh! io penso allora che ti mostri a me mi piace pensarlo forse affinché io possa andare o rimanere scappare o osservare placida

Ferite e cicatrici di dolore antico io penso a quello inferto da mia madre, un vetro coccio appuntito nella busta immondizia che io porto a buttare mi entra nel polpaccio in modo profondo mia madre indirettamente responsabile e non fanno niente mi avessero portato all’ ospedale per chiudere lo squarcio la ferita sarebbe stata minima forse minimizzano per non sentirsi in colpa niente punti io immobile sul divano la ferita rimarrà un triangolo sul polpaccio ci metterà tantissimo a chiudersi.

Cado due volte, in due momenti/ luoghi diversi, ma nello stesso modo cioè inciampo sul gradino inoltre accade mentre penso all’ex tossico e bugiardo, vera rivelazione di doppia personalità, penso a lui e cado fa male sembra sbucciatura di ginocchio io che ero così orgogliosa di non farmi mai male da piccola( a differenza dei coetanei che cadevano scorticando ginocchia ogni giorno), ora avrò cicatrice chiaramacchia su ginocchio sinistro…
Ultima ferita altro ginocchio ma cado sul marciapiede su radice di albero il segno ancora con me

Nonostante estate mite di viaggi belli e intensi sto bene

nonostante lo stare male manchi sempre un po’

come mia madre che non sa ricevere regali o ringraziare piacere messo a distanza

allora qualcuno si taglia placa tutto ansia dolore mondo chiuso senza speranza e io?

Io sono un raggio di sole che sale sul muro bianco non voglio sangue a graffiti vorrei piume porporine e seta e nuvola, oltre i segni le ferite per non sentire dolore,oltre il non detto di chi non sa amare e ti riaggancia con pretesti vacui irreali

Mostri ferite compiacendoti della tua natura sempre criceto stai

Come noi che ci guardiamo le ferite per ricordare altro.

Desider.io

Ho sognato di battezzare diversi uomini con colla Uhu…

in questo caldo agostano di brevi viaggi e partenze/ritorni con pelle più scura

non particolari stupori amorosi se non squallido nano che si ripresenta nella solitudine contraffatta alla ricerca di piacere senza apparente amore o quello che finge vita spirituale, mente, sfrutta e poi sfugge al sentire.

stanchezza e umiliazione latente.

Diverse voci immagini senza materia che attirano in vita di pseudo affetto senza corpo reale(ma assai immaginato)

Fantasie di arte dell’ incontro che non incontra, insomma ordinaria amministrazione.

Dici di scrivere un taccuino dei desideri, ogni giorno che siano di tutti i colori diritti storti e perversi spaziare il limite sessuato

osare

desiderare

altro altri

Faccio male, penso agli opportunisti che sia opportunità per allontanare i pazzi e gli stronzi

E non riesco benissimo.

Anche tu dici di esserlo, ne riparleremo ribadisci

Io desidero anche la banalità se vuoi

Senza calessi