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Chi ha troppa fretta beve il tè con la forchetta, sempre in equilibrio anche sul filo sospeso da creature dalle ugule vibranti

non capisci

tu non capisci quanto m’irriti non trovare quel filo, nel groviglio di fili  elettrici non trovo il carica macchina fotog…perchè tanto disordine? non trovo il filo di energia per ricaricare,

lo so,  tu non ci sei più e quante cose avrei potuto imparare da te (guardando le tue vecchie cose che tengo nell’armadietto- non posso buttarle non ora almeno).

non capisci  quanto sia grave questo ristagno ( e il lupo che soffia sulla casa instabile del porcellino che scelse la paglia e l’idiozia).

di questi giorni in isolamento coatto  (a causa di polmoni in tilt)

ho perso il respiro  (e la noia e la gioia)

anche il desiderio( ma quello è sempre stato gioco a nascondino nel peregrinare a vuoto) spesso

già in viaggio e il nove e l’eremita e a te che penso pure con  sorriso da joker (il male dov’è? e la follia? e il demone insoddisfatto? e l’egoismo…)

non capisci

sono anima instabile funambula (non da rassicurare o confortare)

nomade ma stanziale per ora

voglio vivere tutto

anche se perdo tutto

(apparentemente)

 

 

 

non capisci  (siamo diversi?)

ho fame

 

passione

Il mio sguardo si volge verso questa via di platani sotto la mia finestra.

Altre stagioni, loro sono sempre lì, cambiamo abiti gli alberi non si muovono.

Vicino a uno di questi platani un giovane uomo ha perso la sua vita non tanto tempo fà.

Il platano ha assistito a tutto questo veloce divenire dove la tua moto e velocità scivola, muori sul colpo. L’albero ora è diventato un luogo di stupore, lacrime e letture. I tuoi tre bambini ti hanno disegnato e scritto, io non so cosa, non ho letto, ma vedo altri che si fermano per leggere di te sulla corteccia del platano testimone di dolore e incredulità.

Ci sono fiori e girandole, candele accese e oggi qualcuno ha fissato al suolo pure una panchina di legno.

Siete distanti ma noi vi sentiamo presenti ovunque siate o facciate, ci mancate.

Ma non si trattiene chi se ne va, io sento come se venga assorbito dentro noi… i ricordi o quello che ci avete dato diventa una centrifuga che porta ad andare avanti

pure se manca il respiro

pure se ci si ammala

pure se ci si ferma

pure in quei momenti che si vorrebbe solo dormire o non sentire,

pure se si è contenti per una voce nuova ritrovata o si è perso il senso.

L’albero sa tutto e porta con sé

capendo che la vita è radicamento stupore e sentimento.

E poi anche riuscire a respirare…

ti

TI ritrovai nella bellezza di abbracci e contatti di carnemateria

ma non avevo fiato da respirare.

ti aspettavo nella presenza della forza

ma non riuscivo a credere reale.

dimenticavo anelli di latta

e abbagliata trovavo un cerchietto d’oro,

luminoso e perfetto

ma cadendomi nel fango

non era più riconoscibile,

di sicuro puzzava come il mio macerato d’ortica che attira insetti da ogni dove

non voglio larve di coccinelle per preservare la salute  combatti afidi

rischio i probabili parassiti

mi dici di tenere a bada la mente

chi ci bada ormai

quelle storie che mi hai raccontate le conosco già.

in volo ritornano

Gli uccelli migratori son tornati sul balcone

ne hanno da raccontare e io al solito li ascolto…

anche io ne avrei da dire

non un  inverno semplice

di mancanze perdite avvicinamenti scoperte e delusioni

In primavera tornano

mi hanno portato qualcosa di nuovo

tra le zampette

sbrilluccica

 

cerco di afferrarlo e lo vedo: un piccolo cuore di oro rosso raccattato chissà dove

ritornano loro e ritorna il cuore

sarà da fidarsi affidarsi crederci farci una  risata su

sui voli miei narcisi e vani  pure se in cerca di approdi

spero il cuore mi cucini qualcosa di buono

e si dia generoso e coraggioso di tempo.

come il cinguettio degli uccellini carichi di storie e luoghi incredibili

in arrivo

freak show

non hai pagato il biglietto ma ci entri lo stesso

uomo tacchi a spillo e parole di ghiaccio prima apparizione da trickster

anche un ubriaco cronico di sguardi assassini  (punta un coltello capelli in fiamme vomitare senza amplesso)

e la cura di quel viso del passato ormai morto un volto che cucina aria fritta non ascolta con  cuore rosso intrappolato nella rabbia

pure  quello con voce suadente che medita a dieci cm dal suolo con le tasche cariche di bugie grosse come sassi o macigni, se ti prende di mira ti colpisce sicuro con parole fuori luogo o sorrisi  ballo in maschera

 

negli ultimi due giorni apparsi due  sconosciuti

il gigante e lo gnomo

mi salutano con abbraccio e poi prendono in ostaggio la mia mano imbarazzata  per secondi  attimi catturati  per trovare contatto o chissà quale linguaggio altro

E’ un segno

il secondo tempo del freak show comincia

venghino signori e signore

 

ci sarà ancora da ridere

il cuore rotola palla da biliardo

bisogna emozionarsi

lo spettacolo sta per cominciare

oggetti quasi vintage

1. Ovatta colorata, chissà tra quali mani ferite è passata.
Ma è tutta così soffice, come il tuo corpo. Sei bella e sprofonderei nelle tue morbidezze a forma di curve, lo so che non sei per me. Io mi ricordo di essere quella donna, la moglie che sa ascoltare e la madre sempre paziente. La voce dice non si può, non si può e il sangue sgorgherà per te, mi scorticherò fino all’osso.

2. Una lampadina rosa pallido, di quelle che consumano poco, appena avvitata in cucina.  Ti ho vista per la prima volta in quel negozio di lampade, eri piccola ed eterea, sembravi uscita da un libro di favole. Mi hai fatto entrare nel tuo sguardo ed io, non sono un’indeciso, mi sono fatto riconoscere da te. La sera stessa eri nel mio letto ad illuminare la carne sorpresa.

3. Bottiglia di vetro verde, sei trasparente e misterioso, mi sono innamorato e non posso dirtelo forte. La portiera mi ha fermato per le scale, alla fine le ho detto che ero tuo fratello, lei mi ha creduto, ma te no. Mi stuzzichi e mi rifiuti e penso tu mi veda nemico e rivale. Anche se dici, poi, che in fondo siamo complici come due fratelli, io voglio di più.

4. Un ombrello grande, colorato a spicchi, così mi hai consegnato il tuo amore. Io, completamente zuppa sotto la pioggia, aspettavo riparo, i tuoi arcobaleni improvvisati mi hanno fermato nella tempesta. Tu uomo delicato ma deciso, bambino appassionato, mi hai amato da uomo libero. E’ stato un vorticare di colore e tutto si è fuso nel girotondo dei tuoi sorrisi di luci bagnate.

5. Orologio sveglia di grande design, proietti i tuoi numeri giganti sul muro della mia notte agitata.
Sto così perché sei partita e non so quando tornerai, non mi hai lasciata, hai solo detto che mi hai amata ma che non sapevi se potevamo essere storia io e te. Io donna in carriera e tu anonima voce di un Call-center. Altri mondi, secondo te, quando poi la nostre figure combaciavano armoniosamente e tu mi abbracciavi con quella forza di cui io non sono mai stata capace.

6. Una chitarra acustica, è un suono dolce, eppure la nostra ossessione iniziale non era così dolce.
Ricordi all’inizio, come è stato difficile renderci conto di quello che provavamo l’uno per l’altro. Pensavo che amare un uomo avrebbe minacciato quella mia mascolinità acquisita così bene nelle apparenze, mentre te non facevi altro che passare da una storia all’altra, scopavi nei parchi di notte, forse anche a pagamento. Eri ossessionato dal sesso perché non ti piacevi, in fondo. Poi, ci siamo trovati e il suono melodico della tua voce mi ha amato profondamente, scegliendo di risvegliarci. Ora lo so, hai abbandonato la tue abitudini. Grazie.

7. Una trappola a molla per topi, ancora esistono e quando scattano fanno male, molto.
Mi hai preso in trappola e l’ho capito troppo tardi, quando avevo creduto, alle tue parole di confusione, amore appassionato e depressione e dicevi non avevi spazio per altri poiché troppo mancante. Ma io, scema, avevo appena comprato una casa grande per tutti e due. Nel giardino è cresciuta l’ortica e, poi, ho saputo del tuo matrimonio pochi mesi dopo.

8. Degli occhiali a specchio, un tempo di gran moda, ognuna di noi si era presa, per sbaglio, gli occhiali dell’altra, perché così simili.
Forse, solo tuo stratagemma per conoscermi. Il tuo specchiarti a me era mistero, fascino e sfida. Ci rincorrevamo nei riflessi argentati, irreali. Abbiamo vinto, quando, solo alla fine, abbiamo tolto gli occhiali e ci siamo viste.
Oggi, scavando sotto l’albero ho trovato, sepolti lì chissà da quanto tempo, un mucchio di oggetti singolari. Molto bizzarro, e mi sono chiesta… a chi sono appartenuti, quale il divenire, il loro inizio e fine?
Sono scheggiati dal tempo, un po’ frammenti in frantumi.
Li lascio così o li fabbrico in storie più corpose, che respirano e hanno sangue dentro?

questi miei  s.oggetti di getto… li ho trovati su un sito di scrittura (ancora online)  vecchi di 15 anni scrivevo così… poi mi sono persa sicuramente qualcosa ed ho trovato altro

tana libera. mente!!

Quelle parole sono come questi uccellini sui rami, arrivati sfiniti a trovare clima accogliente dove qui è primavera. Sono comunque tante e tutte assieme fanno un gran frastuono, concitate e canterine oppure stridule e indispettite.

Tra i miei capelli e le strade rosse del sangue ne ho parecchie a visitarmi, quasi come sensazioni di sorpresa e umanità e si affacciano dentro curiose.

Arrivano anche con sottile intelligente bizzarra ironia di un bel film di Kaurismaki, quando mi rendo conto che in certi sguardi di chi ha perso tutto, poi in fondo, te non hai perso molto. Dimentichi dell’agio che viviamo nonostante il disagio, noi a perdere non ci saremo mai, pure se stiamo tra mancanze lutti e cuori sfranti.

Altri, la speranza o il coraggio di vivere lo hanno trovato o lo trovano in mesi e anni di violenze, soprusi e viaggi verso destini incerti, spesso di morte e separazione.

Ti svegli e in un attimo la tua vita è stravolta: perdi tutto o qualcosa molto vicino a tutto.

Allora cerchi riparo, ma ci sono molti, sì, dovrebbero appartenere alla famiglia umana, a non capire o meglio non sentire cosa accade nei cuori di loro simili.

E le parole sono muri.

Quindi tutto è permesso, qualunquismo dogmi finzioni e terrore per impressionare e coprire verità.

E io sento invece questa vita così unica

poi da non sprecare il nostro bene

e lo capisco pure quando guardo il cielo di nuvole e azzurro

dipinto in una sala d’attesa dalla luce spettrale di ospedale dove si cerca cura e possibilità di sopravvivere.

Nel tutto surreale aspetti il tuo numero e

dovrei perdonarvi il fatto di essere andati via

e che continuerete ad andare mentre noi rimaniamo qua

ma questa la nostra fragilità e solitudine

non + molto da fare se non

starci

restarci

in questa complessità, nel gioco a nascondino tanto già visto

restarci e non più affrontare la delusione se non si riesce a stare.

E’ vero la grande paura di non farcela, di non farcela ad amare, chi? Cosa?

Non saprei, infine direi che le fortificazioni di guerre che sono sempre inutili, potrebbero cadere e così via! Tana libera tutti, libera.mente correre fuori e celebrare e amarci e abbracciarci senza schemi o schermi di varie luminosità, sarebbe immediato senza filtri.

Io proverei, seguirei il ritmo di questo cuore, comincerei a danzare tempi in battere e levare con multidiversità, condividere il mio ecosistema ideale che alimenta di molta bellezza e poca aggressione spaventata,

alberi carichi di zagare e profumi e parole uccellini,

nonostante tutto sceglierei e amerei.

Davvero lo farei ma… ma con  un verbo con ali incerte, lo so, ancora al condizionale,  si sta sul ramo.