Smettere…mettermi a

S.mettere mettersi a…

Me lo dico sarebbe bello rivoluzionare tutto

non pensare al surreale di pecore che brucano in questa città alla deriva.

Oppure girare le chiavi di casa e aprire altri spazi con finestre su vallate o prati fioriti.

(Invece che macchine indaffarate e vicini incuranti strillanti)

Smettere di pensare ai soliti pensieri affezionati.

Mettersi al lavoro nonostante i dolori, le delusioni, le separazioni.

Smettere l’incomprensione come un vestito vecchio, lasciare andare le soluzioni sbagliate di calcoli impossibili.

Ma io sono felice se canto su una corteccia di acero sulla collina

La solita solitudine è solo qualcosa di troppo stretto che si può anche

non indossare.

I colori e i sorrisi sono dentro, ma non al sicuro perché le serrature qui non servono più per chiudere e conservare gelosamente.

Condivido quando vuoi esserci

non scappi dalla bellezza.

Quando non sei un satellite costretto dalla tua orbita a girare incessantemente.

Quando ti fermi

e ti muovi allo stesso tempo

Se mi guardi e mi ami

e magari smetti di temere il tuo umano prigioniero di genealogie effetto domino.

Mettersi a respirare quello che arriva colori odori suoni accoglienti, senza depredare o strappare.

Smetto di avvicinarmi a quella terra che non mi piace quando non ha spazio per ascolto, tenerezza presenza senza giudizio.

E continuo a navigare

pure con bussole sconclusionate.

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