Tram N.5

Torrido di luglio di luna piena

tubo di ferro in ritardo

si riempie di cuori umani e di vite

naufraghi e sopravvissuti,

tanti,

stranieri a noi stessi che andiamo nelle periferie dell’impero

verso le follie già conosciute.

Spesso addormentati di liquidi etilici o droghe o desideri

dove eros strappato ai sentimenti.

Sputa persone il tubo e poi lentamente

riparte,

Ne divora altre certamente in attesa

lo spazio vitale è poco gli odori tanti

e il contatto inevitabile con mappe di pelle antiche.

Io ci sono e sono qua nel tubo

in ritardo, con voci che non conosco

verso luci in movimento e immagini deformate.

Arriva la notte e il desiderio di percorrere città da sola

con il buio e spero fresco e vedi

umani su gradini che vorrebbero dormire per non svegliarsi

o altri in gruppi rumorosamente confusi come nebbie,

soli tuttavia

guardo la luna che possa dirmi

perché quello che accade mi lascia sospesa

perché il mio corpo ha una patina di cloroformio e non sente bene

perché la vita degli alberi mi manca

senza il nido

e il cuore dove sono a casa

nomade eremita per un tempo bizzarro

sorridente e sapiente di conoscenze errate

chimere alle quali fare coccole

dolori imprevisti messaggeri lontani

ma poi lì

è la strada

in viaggio

da fermi

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