de.finire… quelle parole

 

Mi viene da pensare che trent’anni fà e più, se ti veniva qualcosa tipo nausea capogiro e agitazione non sapevi nominare quello che avevi.

Poi è arrivata la parola magica: attacchi di panico. Chissà quanta gente ne aveva sofferto prima della ‘definizione’, pure i tuoi bisnonni, ma loro non avevano la parola che avrebbe riscosso tanto successo di cure varie.

 

Ora metti che incontri una persona gentile/ premurosa, subito si appassioni di te, spesso anche con gesti plateali o eccessivi. Ti avvicini e crei una sorta di dipendenza emotiva nei suoi confronti. Ti esalti con parole giuste e ti metta su un piedistallo e aggiungi pure che improvvisamente, da un giorno all’altro, invece senza motivo alcuno, cambi registro: ti rovesci addosso violente critiche, sei la persona cattiva, su di te giudizi sospetti gelosie senza che tu abbia fatto in realtà granchè per arrivare a tutto questo.

Ecco il bisnonno un personaggio così lo poteva definire: poco equilibrato.

Invece, noi moderni, ora abbiamo la parola: narcisista patologico.

 

Parola che sentiamo con frequenza ovunque con il rischio di essere sommersi da tutto questo ‘saper definire’ cosa abbiamo davanti.

Eppure ciò (panico e narciso) esiste e persiste, mica lo nego eh!

Vorrei chiarire: Io il patologico N. non lo amo assai, ma me lo sono trovato spesso tra i piedi pure a farmi quel tipo di sgambetto che tu, perdendo equilibrio cadendo, sbatti rovinosamente la faccia a terra.

Qui che il simile attiri il simile non è: questo individuo di doppio genere (ci può anche essere una versione femmina) quasi sempre inizialmente appare gentile e affascinante agli occhi di tutti, la persona perfetta, altruista e generosa per poi pescare persone empatiche di cui nutrirsi. Le empatiche non sono narcise ma spesso hanno solo il desiderio o la sciagura del sogno, di ricercare quel legame di affetto che mamma dava o forse non dava per niente. Dicevano la fame d’amore e evidente, poco innocua, mendicità sentimentale.

 

Ora anche chi ha attacchi di panico non vuol dire che sia lui la personificazione del panico solo che gli capita di rispondere alle ansie della vita smettendo di respirare, perdendo le coordinate spazio temporali.

Di chi la colpa?

Le colpe, certo, ne abbiamo bisogno… sarà la nostra cultura cattocoatta, poi espiamo e sacrifichiamoci all’ ennesimo narciso P o attacco di panico.

 

Oppure no, anche no, invertiamo la rotta, siamo ciò che siamo in sintonia con quello che ci è vicino e lontano, in ascolto ma con idee precise sul mondo che scegliamo.

Il giudizio altrui non serve per darci una forma. Siamo a prescindere, se vogliamo avere il controllo mi sa non serva pretendere di avere l’ultima parola.

Potrei pure sbagliarmi, ma io seguo la storia del seme che dopo un po’ di oscurità alla fine trova il modo per farsi germoglio e poi diventare pianta. Se mi promettono un seme geneticamente modificato che appena lo afferro mi diventa subito albero carico di fiori e frutti senza stagioni da attraversare… ecco io… sospetterei un po’.

 

Quindi attendere non è che sia male, servirebbe magari sia per distogliere il panico e sia per stanare il narciso, spesso bipolarmente egocentrato come falco appostato con ennesima dolorosa pantomima da attuare.

Oppure…

-no grazie-

attendo

Altro tempo altro spazio altri luoghi da abitare

da soli o con la giusta compagnia per cui la libertà è pratica reale e costante

di nutrimento e presenza non invasiva

liberi da

i condizionamenti, i (pre)giudizi coperte di Linus,

così di conforto se temiamo e poco osiamo andare oltre le parole.

Proprio quelle parole che definiscono così bene

tutto quello che abbiamo e non abbiamo.

E che forse era tutto quello… che valeva

idem per i nostri bisnonni, ma senza definizione.

Beati loro.

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