casa

Le chitarre suonano, erano in silenzio da un po’, accordarle di nuovo, belle musiche di abili mani esigenti e comunque cariche di emozioni combattenti (all’armi, all’armi)
La voce vacilla, cerca il tempo e poi prende il volo e poi cerca ancora.

Ho pensato quando le suonavi tu come ti sentissi felice, pure se era poca tecnica padroneggiata, ma felice lo stesso se cantavi quelle musiche appassionate, a tradire il desiderio di emozione tenuta a distanza. Eredità impegnative.

E io non lo capivo come, quelle domeniche mattina di anni prima, mentre l’odore del sugo ricopriva come copertina i miei risvegli bambini, si poteva udire come la tua voce e chitarra s’ intonassero su ricordi e desideri inespressi. Era il tuo spazio ristretto che poi sarebbe stato sempre più ampio (ma il prezzo lo avresti pagato).

Chissà se in quell’indistinto dove mi fa comodo pensarti, ti farebbe piacere sapere, se tu avessi corpo ora per avvertire, che sì sto imparando a

Cantare e vivere
anche sporgersi da quella finestra sul mondo
e scoprire in questi ultimi tempi, come sfumature di parole nuove ed energie s’incontrano imprevedibilmente loquaci…
E ovvio stanchezza per il cambiamento verso la strada propria (anche se sherpa docet e i pesi ci sono sempre).

Era bello sentire quel suono di qualcosa
che non poteva essere mio finchè tu eri là.

Il mio intervallo di pecore è andare oltre.
Così impegnare il tempo senza scegliere
proprietà nude che non mi interessano o luoghi di nido oscuro sottoterra o panoramici bagni
casa è anche la ricerca di questo passare tra personaggi singolari in gessato e speranze frustrate.

Tra qualche giorno ricorderemo un’amico che soffiava musica in vasi di vetro prezioso, ha preso anche lui quella strada di atomi smaterializzati. Lo ricorderemo in musica, ebbene proprio in quel luogo dove in quella sera d’estate mi arrivava la notizia che aspettavo, avevo riso qualche istante prima: si trattava di disimparare qualcosa e mollare tutto e andare a cercare altri modi di vivere. Era immagine di altra famiglia e sorridevo perché mi sembrava lieve, dopo tutte quelle giornate mie di pesantezza cariche, era questo il documentario che guardavo mentre tu spiccavi il volo verso qualche mistero.

Mi avrai visto alleggerita per un attimo (qualche ora prima era stato addio, ma non lo potevo sapere, in quel tuo ‘sonno’ dove spaccavo mandorle, aspettavi solo che ti dicessi cose precise, e certo, quelle immagini e particolari osservati per ultima volta erano la scenografia indimenticabile).
Avrai visto pure come tornavo a casa concitata e grata che ci fosse stata la fine che poi è stato l’inizio dell’ inizio.

(di musica e ricordi è il frammento perché con la musica ti ho voluto accompagnare, anche mentre arrivava il messaggio del medico del poco tempo, ora ricordo, ho messo su un cd, aggiunto della musica che riempisse le parole della ‘scienza’)

In quello stesso luogo, ritorno, chissà se ci sarai anche tu con quei suoni di canti e chitarre e ritmidesideri e sogni e aspettative combattute, ma in fondo lo so,
sì ci sarai e non dovrò faticare, per una volta, a trovarti.

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