i tetti di napoli

e il ventre dovrebbe  qui parlare…

Ho sfogliato oggi un librone costoso con  foto aeree di tetti e di Napoli e di facce all’insu’ incuriosite da quel figuro che li fotografava. Si vedono pure alcuni turisti ripetere azione con macchina rivolta  al fotografo aereo (autoreferenzialità?)

Storie di immagini,  storie tante, le mura parlano  qui, ma ne sappiamo  ben poco. Dal libro, pare che questi edifici, molti seicenteschi, quasi tutti  in mano ai religiosi  siano diventati semplici case o pure fabbriche e poi molto abbandonato nel trasandato e vedi  palloni lanciati oltre recinzioni di metallo corrugato, messe per non far cadere calcinacci (il non finito della cura). Altrimenti tetti con piscine di plastica nei quartieri vips  e dischi tondi di antenne nel ghetto dei vicoli. E’ strano guardare dall’alto qualcosa che vedi  sempre e solo da sotto.

Bisognerebbe farlo piu spesso, forse così certe presenze insidiose avrebbero meno voce. Agressività altrui a cui veniamo esposti di continuo quanto dicono che tu voce non devi avere perchè quando ti esprimi temono tu sia leader (e se anche fosse? eh) ma la competizione delle teste bambine è là in azione loro sono e tu no. Umiliazioni diverse, se arriva certo giudicante altrui, (che ti vorrebbe fuori) ma poi  tutto scivola  perchè dall’alto vedi questi omini piccoli piccoli  con naso all’insu’ e tante idee contorte, oppure forse si credono di essere perchè nel ruolo del loro personaggio preferito, il politico, l’artista, la mamma, il dottore. Pretendono di sapere meglio di te e  vedi le crepe di questi edifici. Vorresti tanto che ci fosse restauro ma non si puo tant’è accontentarsi, ma non per questo stare zitti. Mi  è stato detto di rimanere così, beh credo non sia la mia natura tacere.  Cose migliori poi si dicono non  solo con parole ma queste sono  necessarie se c’è disagio. Quello che accade infine è che le orecchie non sono aperte per ascoltare vabbè ne prendo atto ma queste sono altre storie di ventre. Vano insistere è, solo il desiderio di usare meglio le energie per fare e amare e stare insieme (i sorrisi sono importanti perchè ti aprono l’animo alla presenza senza troppi narcisismi), nonostante  crepe e calcinacci e incuria.

Guardo le vecchie mappe della città, sembrava tutto piu semplice  e con la sabbia e  mura per proteggere dal mare. Ora è cemento e porto e nafta e ferro. E un Vesuvio densamente abitato dalle formiche schiave della gleba di criminalità sparsa. Preferisco quella mappa passata, meno intricata. Preferisco  certe linee rispettose del loro posto  e non quelle, forse gelose?,  con giri acuti che credono di sapere tutto e meglio e non tollerano altri punti di vista dicendo che l’intollerante sei solo tu.

Ci sono sorprese dall’alto, giardini pensili inaspettati perchè io cerco il bello e armonia e sono spietata con il brutto e  la sciatteria di parole.

Forse è così che preferisco gli alati di simili pretese (e inevitabili attese).

 

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