to be continued

 

Quando l’ultima volta  dell’eravamo leggeri, liberi e belli?

 Ritornando dal lavoro, che si sta facendo sempre piu’  quasi prigione da opprimente castello kafkiano, l’odore del pane  mi ha portato il ricordo di Stoke Newington di anni fà e  quella panetteria turca sotto la  casa colorata dell’eccentrica prof di arte, amica di Ken Loach (e credo ci siamo stati a fare un picnic in una sua  casa/studio ).

 

Quello era il periodo di libertà pure se di  incognita attesa.

La leggerezza del non avere ruoli, non ancora, e vagare per ore nelle strade di periferie asiatiche londinesi. I miei piedi camminavano quotidianamente per circa 6-7 ore, pure senza fermarsi. Certo erano altri anni,  camminare non mi è mai dispiaciuto…era lì della libertà e di quello che ti sorprende e ti meraviglia.

 

Quei  giorni  così, altri mondi davvero  distanti  da quello che poi mi avrebbe atteso al ritorno. Mi avevano catturato i colori delle stanze della prof con la esse sibillante, li avrei rifatti in casa mia, il suo bel giardino disordinato e colorato pieno di confusi fiori vivaci, sotto il cielo di pioggia  e il quotidiano odore del pane, turco o forse kurdo.

 

Penso a  oggi,  a come certi sensi si siano anestetizzati nel momento che ti sommerge l’invasione delle ansie e del ‘non ce la faro’ mai’, e un lavoro che diventa sempre piu complesso.

Io poi non vado d’accordo con i regimi totalitari,  è che illusa credo ancora in un modo democratico e trasparente di lavorare. Ma  Alice dovrei smettere di farla e diventare str(at)ega.

 

Eppure le creaturine urlanti lo sanno, sanno che non posso terrorizzarli perché dentro la crudeltà non la ospito e quindi posso pure fare quella che urla e poi torna a casa tipo vampirizzata  ma la volta dopo loro rifanno tutto quasi come prima, perché non sono davvero convinti delle mie performance nevrotiche.

E’ la stanchezza e la rabbia di ‘dover’ crescere, lo so, devono lasciare un certo tipo di non fare nulla per un altro fare….e non lo lasciano  quel fare antico e quindi  l’emozione che non controlla e non vede il mondo fuori. Pero amano la danza e il canto  come me e la musica! perché nel fare creativo c’è vita, nel dover imparare a leggere eh si deve! Forse no.

Io da brava maestra di oggi, da bambina di ieri la scuola la  ODIAVO  era il luogo dell’ inizio a non essere me a dover dimostrare qualcosa di altro, inavvertitamente spesso le maschere ipocrite già cominciavano. E poi io non volevo sapere nulla. Omologarsi alla società che ci circonda… pero’ devi leggere e scrivere altrimenti cosa diventi…e ci sono regole da rispettare per diventare grandi.

Oggi le modalità sono cambiate (niente bacchette o ceci pure se la stampa ne ha bisogno come nutrimento) ci sono ancora brave persone che fanno volontariato per lo Stato delle cose di tutti.  Io non  capisco molto pero’ so  le ansie sono condivise da sempre piu’ gente i cui figli si comportano di conseguenza: incontenibili viziati  da senza attenzioni/e. 

Ci sono, a fare questo  mestiere,  tutte le stanze  oscure dove non puoi entrare di dolori bambini nascosti che intravedi e la tua luce fa cilecca, basta un alito di vento a spegnerla.

Pochi giorni e già le ho trovate queste stanze buie, le loro e ovviamente le mie.

Aggiungiamo la fatica fisica e il sentirsi prigionieri della stanchezza, del non essere seguiti, mi manca la mamma e quando usciamo e sono stanco e No e faccio quello che mi pare perche sicuramente saro disgrafico o con sindrome da deficit di attenzione (questa ormai  problema a livello neurologico e non solo volitivo) e tu non hai il tempo per bere o andare al bagno e quello si sporge dalla finestra e l’altro scappa di fuori e la tua voce si fa seveeeera e non crudele e tanto tutto ritorna come prima. L’altra voce ci sarà che diventa il terrore e allora vedi come sono bravi soldatini gia asserviti all’ipocrita atteggiamento di non entrare in conflitto con chi ti aggredisce.

E poi i premi e le motivazioni  gli educatori americani le chiamano  le buone scelte e super scelte e danno punti provo anche quello, poi vedremo.

Ma lavorare stanca e l’odore del pane turco o kurdo  arriva quasi a ricordarmi che sono stata altro e ora mancano troppe cose, meglio non pensarci, lavorare stanca e rende prigionieri, le ali le nascondo ma lo so  forse già le hanno intraviste…

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