para ir cantando

Sono piccola, ho occhi sporgenti, la testa grossa  e il corpo tozzo e faccio musica.

La canzone dice non si  puo essere seri a  17 anni

(i miei) ma io un po’ lo sono perché devo lasciarvi,

è finita e devo morire.

 “Che devo morire no? Io ho un po’ paura di morire” lo diceva sull’autobus giorni fa la ‘cercami sto su you tubbe’,  a suo dire infermiera in pensione, nonna Gina, quella che una volta a Trastevere ballava di notte per raccimolare soldi per i suoi gatti.

L’ ho rivista sempre piu ingobbita con il suo canetto e il  cartello ‘ho bisogno grande’. Diceva pure che era caduta ed era stata in ospedale per un mese e nel frattempo i zingari, entrati in casa,  le avevano preso tutto. Si lamentava  delle piaghe e raccontava che qualcuno che la vedeva chiedere soldi all’Eur le avrebbe portato la pomata per farla guarire. Era sola e aveva un viso così triste e innocuo e io non ho potuto fare nulla perché la mia voce è sottile, avrei potuto gridare: Aiuto, aiuto! qui c’è qualcuno che soffre e sta solo…

Ma ho 17 anni e sto per morire.

 

Spesso mi hanno criticato per la mia sprovvedutezza e io da allora odio le formiche operose, vero  sono stata spesso ingenua, specie con  grossi ragni che si fingevano amici e poi mi trattavano come tutti gli altri,  finivo sempre impigliata in quella tela di raggiri e bugie, ma non la vedevo la tela, io che sono famosa per la vista speciale. Poi potrei raccontarvi pure storie di mosconi fastidiosi e ronzanti non certo dotati per fare suoni  come quelli provenienti dalla  mia cassa armonica e lamelle incorporate, ma ora ho capito: non tutti possono ascoltare il canto, come del resto, solo alcuni possono rendersi conto delle mie ali trasparenti.

 

Devo dirvi addio ma vi ricordero’ tutti , lascero’ qualcosa dietro di me come guscio vuoto da riempire   per i vostri desideri del futuro, non dimentichero’ le vostre voci e i canti allegri e il buio oscuro che sentite dentro.

Forse pure voi mi ricorderete perchè tante volte io moriro’ e non ci saranno colpevoli per la mia fine e sarà  incidente accidente dimenticanza o crudeltà avida  e guerra che sembra appoggiamo quando il cuore si  chiude e ferma.

 In fondo, arriverà l‘estate e il (mio) canto, lo so, ritornerà.

Tantas veces me mataron,
tantas veces me morí,
sin embargo estoy aquí
resucitando.
Gracias doy a la desgracia
y a la mano con puñal,
porque me mató tan mal,
y seguí cantando.

Cantando al sol,
como la cigarra,
después de un año
bajo la tierra,
igual que sobreviviente
que vuelve de la guerra.

Tantas veces me borraron,
tantas desaparecí,
a mi propio entierro fui,
solo y llorando.
Hice un nudo del pañuelo,
pero me olvidé después
que no era la única vez
y seguí cantando.

Cantando al sol,
como la cigarra,
después de un año
bajo la tierra,
igual que sobreviviente
que vuelve de la guerra.

Tantas veces te mataron,
tantas resucitarás
cuántas noches pasarás
desesperando.
Y a la hora del naufragio
y a la de la oscuridad
alguien te rescatará,
para ir cantando.

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