Tutti frutti


I bambini rom, sinti, khorakhane,  sono belli con lo sguardo fiero e vivace  e anche il muso sporco di cioccolato che  mamma ripulisce con  il suo golfino.

 Oggi vicinanze sul trenino Fiumicino  Orte. Lei è giovane   e molto bella, due bambini, uno in carrozzina e che già si tiene in piedi, l’altro in braccio e piccino, poi un altro ragazzino maschio, gli darei 11 anni. Sono insieme ad altra donna, forse piu’ grande o dalla pelle già consumata da tanto. Lei racconta qualcosa al ragazzo,  lui ascolta, fa domande, l’altra piu’ giovane tende l’orecchio e forse interviene. Io guardo il piccolo che sembra Simon’s cat quando indica con il dito la bocca  vuole la cicca che mastica la donna, ovvio viene accontentato.

(Noi che le gomme erano vietate  in età bambina che poi le inghiottivi).

 

Lei racconta in Romanì, la sua lingua che viene  dal persiano, dal curdo, dall’armeno, dal greco e io  capisco solo la parola Yugoslavia è la costante, pero’ poi spengo la testa e ascolto il suo racconto.

 

“In Bosnia da dove veniamo,  20 anni fà comincio’ la guerra, noi arrivammo qui che io avevo la tua età, la lasciavamo per sempre la Yugoslavia, il villaggio,  i campi, quel poco che si aveva perché il tuo bisnonno aveva capito che noi, che già là contavamo poco, avremmo patito forse piu’ di altri, stermini e cose orrende come quello che avenne a Skocic

Siamo profughi della Bosnia  qui non possiamo lavorare tu non vai a scuola, tanto dopo, finiti gli studi, senza carta d’identità non riesci a fare nulla. Yugoslavia  era la nostra terra,  con poco ma eravamo felici, musulmani o ortodossi, cristiani  e chi la capiva la differenza…  noi eravamo solo uomini, se litigavamo tra noi  tuo bisnonno faceva fare la pace, bastava comprare qualche bottiglia in piu’di vodka, mentre qua invece nei campi, come poi sarebbe accaduto in Yugoslavia, si costruiscono solo muri”

 

“Raccontami, zia, di cose belle quando stavate là, racconta!”

 

“ERO PICCOLA, AVEVO LA TUA ETA’ CHI SE LO RICORDA TUTTO? Pero’ una cosa sì, io ballavo tanto la musica dei violini impazziti e la fisarmonica della nonna, una musica diversa da quella che tu senti di notte al campo, molto diversa, rassegnata, ora ha perso un po’ di sorriso”.

 

 

 

 

 

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