Sottile

Tutto pronto  Roma: dicembre 1934 si inaugura L’Ospedale.

Tutto intorno campi e verde, all’interno  parco con 280 mila metri quadrati con migliaia di alberi d’alto fusto.

Potevi  rimanere là, certo respiravi a fatica e ti consumavi.

Il  male sottile ti aveva preso e chissà se guarivi.  Avrebbero trovato potenti farmaci per fermarti il bacillo, o  magari anche, per poco, una macchina che comprimeva il polmone costretto a pois.

Eri il vampiro che a luce diurna  respirava gli alberi e quel pezzo di cielo del luogo immenso e lontano da tutto, e padigioni, biblioteca,  teatro e chiesa e poi  armi nascoste da medici partigiani.

Nella gran parte dei casi, quasi il 95 per cento del totale, la tbc resta allo stato latente, senza mai svilupparsi in malattia. Non si tratta però di  guarigione completa.

La vita sottile e pensieri pesanti ma lì era tutto  funzionante e nuovo. Nessuno  si poteva vergognare di te, eri al sicuro  dagli sguardi spaventati del contagio.

Sono  passati circa 80 anni e io  mi perdo nell’ ’ospedale’, il labirinto di corridoi oscuri dagli alti soffitti e sotterranei con cancelli chiusi e  scritte di tristezza sui muri trascurati.

E li sento i pensieri pesanti sulle mattonelle e le scale contorte, sulle piastrelle esagonali del  pavimento e le porte a vetri, che voci e  ricordi,  pochi sorrisi  in attesa che qualcosa potesse cambiare.

Non c’è piu’ nessuno a cui chiedere indicazioni, il deserto di porte chiuse, dimenticate, solo il suono dei miei passi che si disorientano.

Dismissione, degrado, i padiglioni  non piu’ bianchi, ormai solo sospesi nel tempo che è stato.

Qui mi sento un  sottile fantasma anche io.

Ma trovero’ l’uscita.

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6 thoughts on “Sottile

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  1. La mia prima infanzia l’ho passata mesi e mesi all’ospedale (S.Bortolo. VI:) lontano da casa e negli anni cinquanta non era facile raggiungerlo per visite giornaliere,ne ho sofferto più per questo che per la malattia che doveva portarmi via ,mi ha segnato un po il percorso poi della vita tanto che me lo sogno ancora quel luogo bianco ,leggendo il tuo post mi son rivista ,una bambina persa …ma per fortuna ho trovato la mia uscita.
    Auguro e spero che chiunque trovi l’uscita per dimenticare anni bui anche se i fantasmi dei ricordi non scompariranno mai .

  2. Hai ragione, è come se quei grandi edifici conservassero il ricordo dei pallidi fantasmi che in quei luoghi, hanno sofferto, hanno sperato, hanno perso.
    Del resto il mal sottile, di tutte le malattie, è sempre stata la più inquietante, come una punizione divina, e al tempo stesso ammaliante, come lo sguardo del cobra.
    Da Silvia a Šalamov, passando per Madame Duplessis, Violetta, Mimì, Castorp, il Gran Magro, la tisi è stata il leitmotv di opere drammaticamente indimenticabili. Qualche motivo ci sarà…

  3. sarà idea della lenta resa del corpo, ora malattia di altre genti straniere ma sicuramente da non dimenticare, ci sono in questo paese tanti luoghi silenziosi e nascosti che pero’ urlano ancora un po’ …ex manicomi e prigioni

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