Disperati

I disperati non hanno più un tetto, dovrebbe bastare un cielo di stelle e pioggia freddo vento.

Disperati vengono da terre lontane hanno perso tutto, non hanno conquistato niente,

chiedono umanità e ascolto.

Trattengono violenza e sgomento dell’ essere fuori, mentre chi è dentro fa polvere sotto il tappeto, gioca con ruspe con il marchio “non c’è una grande voglia di vedere o di capire o trovare una soluzione”.

Tante parole, magari troppe, propaganda e asini in cielo. E ai disperati non interessano, loro diventeranno polvere prima di noi o forse no.

Ci sono invece parole magiche, educazione e costruire cultura di empatia e integrazione ( certo non hanno un brand).

Ma io lo vedo

ognuno pensa per sé

per quel piccolo mondo in cui già si trova disperato e alle strette con finzioni quotidiane.

E i disperati veri,

loro sì con un tetto di stelle o di nuvole,

freddo nelle ossa che ricordano, comunque, i mari attraversati oltre i tanti buchi neri di memoria.

E noi cosa siamo? Stiamo in molti su paurose isole deserte, naufraghi di azioni reali.

(relazione)

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A sorpresa

Questa è la storia di un germoglio a sorpresa.

Oltre le banali vicissitudini di pulizie di casa, secchi, mocio, acqua sporca, svuota riempi, sapone, nella vasca alla fine un pezzettino tondo. Mi avvicino e raccolgo un germoglio di pisello. Come ci sia finito lì all’inizio è un grande mistero. Evidentemente lui deve essere rotolato nel secchio, ci deve essere rimasto un po’ di tempo nell’umidità e ha deciso di germogliare.

Allora, penso che nella (mia) vita potrebbe anche essere così… all’improvviso qualcosa germoglia promette nuovo e nasce in un luogo magari non proprio pulitissimo, impensabile.

Io vorrei tanto il pensabile,che lo dico a fare? quella linfa energetica che porta vita nuova amore abbracci sorrisi complicità sentire e sentimento all’ appello:presente!

Per ora tutto dentro una bolla, è una bolla che dura da parecchio. Capsula nel tempo chissà come il seme di una grande memoria protettore.

Seme non muore mai, in realtà cerca in tutti i modi di vivere beffardo

ma sì va oltre e ti sorprende.

sai cos’è?

E’ uno stridore di qualcosa tirato  con freno a mano,  rumore stridulo e    molli tutto e cerchi  armonie,  spesso invano (ci provi eh, mai dire mai).

Poi la stanchezza annoiata dal prevedibile auto-avverante. Giudizi come se piovesse,  di questi tempialluvioni  e vite spezzate, poveri alberi a voi chi vi convince che è meglio  morire che reggere un peso  così smisurato? Attrito tra quello che vuoi  amore e quello che ricevi in   formine surrogate di emozione.

Io, sapete gioco spesso al freak show qualche tempo fa recente, ci sono risalita sulla giostra non è che faccia bene,  ti viene un pò di giramento di testa. Il cuore sta in stand by, canta le verità, ma  ascolta altre voci e molla tutto. Poi si riprende le sue cose e va in giro per la distratta vita di mille  e più passioni.  Ci sono voci e abbracci amici, non ci sono  gli smemorati impauriti delle proprie ombre o   certi paesaggi di opportunisti di lungo tempo. Màscheràti da altro i lupi fanno il loro gioco, as usual bilettura di accento. Non mi lamento,   ormai scelgo se salire o scendere dalla giostra.

Ma   dentro  uno stridore, un fischio fisso e non mi abbandona, evoca una macedonia di immagini fintovirtuali, ma troppo reali di disinteresse e demagogia, populismo e idiozia, passi del gambero, indietro di decine di anni.

Ti senti perso ovviamente, allora  meglio non pensare, divagare e sali sul palco di teatro delle crudeltà patite e spesso restituite.

Io lo sento quel rumore insistente, non è il cuore in battito,  si avverte la puzza di freni bruciati e poi la voce…  sì quella voce di infanzia che non mi abbandona insieme a  ricordo, emozione liquida dietro l’angolo.

Quel pensiero e sentire romantico  di un ballabile lento che non osi chiedere giammai, ma che è tutto lì, un amore sentito e patito, mi piace pensare un po’ di sovversione di tanta irrealtà manifesta, almeno sabotiamoci  con un cuore cantante così.

Si ballava sulla mattonella con tutti i genitori attorno a controllare, si smerciava amore sguardi e sorrisi in clandestinità attenta,  mi è stato raccontato.

Cádeme ‘mbraccia e doppo, ánema mia,
cchiù sottavoce canta appriesso a me:

Mme só’ ‘mbriacato ‘e sole…

Mme trèmmano ‘e pparole
e vuó’ sapé pecché?
Mme só’ ‘mbriacato ‘e sole.
Mme só’ ‘mbriacato ‘e te.

Aprire la porta

Del sogno antico che facevo, dell’invasione fuori dalla porta di casa, quando cercavo di chiudere a più mandate e non riuscivo a contrastare il pericolo, quando una volta aprivo e avevo in mano uno specchio per annullare quella magia cattiva.

Oggi di nuovo quel sogno, ma stavolta apro la porta, anche se insidia vuole passare da sotto, allora apro e lo incontro, lo vedo e nonostante tutto, lo bacio quasi a sorpresa. Non mi piace quel bacio, ci sono troppi denti, forse troppe parole.

L’insidia è presente intorno a noi dove si sceglie il non Amore, il non esserci, il giudizio, la mancanza di empatia, la critica, lo stare male a tutti i costi mostrando il dolore come trofeo narcisista, quando è fingere e quindi stimolare certe pratiche conosciute e anche perfezionate in modo certosino, con precisione e dovizia di particolari.
Oppure chissà capire che gli eterni ritorni, apri la porta, sono spesso insidie e che l’amore dovrebbe essere…anzi senza doveri scolastici, potrebbe, vorrebbe esserci nell’intimità, nella presenza, non sesso affrettato carico di bugie, definizioni di finzione (non quel gioco che si faceva da piccoli accendi e spegni la luce in continuazione).

Aprire la porta, accogliere chi è lì e vuol entrare e rimanere senza sapore di cibi che scadono presto.

La musica rimane e m’insegna come la bellezza del creare ricrearsi: ecco io anche così, un amore di coraggio che non si occupi di sparizioni apparizioni di un certo circo crudele freaks show che vediamo pure troppo spesso.

Voglio io-tu-noi rimanessimo senza recinti di paure e di parole spente di senso e sentimenti. Senza porte, (con prigioni e prigionieri) attraverso le quali infilarsi rubando vita.

io,comunque, apro la porta.

Ferite

Mostri strumenti di chirurgia appuntita che taglia

Mostri ferite non sono mostri eh! io penso allora che ti mostri a me mi piace pensarlo forse affinché io possa andare o rimanere scappare o osservare placida

Ferite e cicatrici di dolore antico io penso a quello inferto da mia madre, un vetro coccio appuntito nella busta immondizia che io porto a buttare mi entra nel polpaccio in modo profondo mia madre indirettamente responsabile e non fanno niente mi avessero portato all’ ospedale per chiudere lo squarcio la ferita sarebbe stata minima forse minimizzano per non sentirsi in colpa niente punti io immobile sul divano la ferita rimarrà un triangolo sul polpaccio ci metterà tantissimo a chiudersi.

Cado due volte, in due momenti/ luoghi diversi, ma nello stesso modo cioè inciampo sul gradino inoltre accade mentre penso all’ex tossico e bugiardo, vera rivelazione di doppia personalità, penso a lui e cado fa male sembra sbucciatura di ginocchio io che ero così orgogliosa di non farmi mai male da piccola( a differenza dei coetanei che cadevano scorticando ginocchia ogni giorno), ora avrò cicatrice chiaramacchia su ginocchio sinistro…
Ultima ferita altro ginocchio ma cado sul marciapiede su radice di albero il segno ancora con me

Nonostante estate mite di viaggi belli e intensi sto bene

nonostante lo stare male manchi sempre un po’

come mia madre che non sa ricevere regali o ringraziare piacere messo a distanza

allora qualcuno si taglia placa tutto ansia dolore mondo chiuso senza speranza e io?

Io sono un raggio di sole che sale sul muro bianco non voglio sangue a graffiti vorrei piume porporine e seta e nuvola, oltre i segni le ferite per non sentire dolore,oltre il non detto di chi non sa amare e ti riaggancia con pretesti vacui irreali

Mostri ferite compiacendoti della tua natura sempre criceto stai

Come noi che ci guardiamo le ferite per ricordare altro.

Desider.io

Ho sognato di battezzare diversi uomini con colla Uhu…

in questo caldo agostano di brevi viaggi e partenze/ritorni con pelle più scura

non particolari stupori amorosi se non squallido nano che si ripresenta nella solitudine contraffatta alla ricerca di piacere senza apparente amore o quello che finge vita spirituale, mente, sfrutta e poi sfugge al sentire.

stanchezza e umiliazione latente.

Diverse voci immagini senza materia che attirano in vita di pseudo affetto senza corpo reale(ma assai immaginato)

Fantasie di arte dell’ incontro che non incontra, insomma ordinaria amministrazione.

Dici di scrivere un taccuino dei desideri, ogni giorno che siano di tutti i colori diritti storti e perversi spaziare il limite sessuato

osare

desiderare

altro altri

Faccio male, penso agli opportunisti che sia opportunità per allontanare i pazzi e gli stronzi

E non riesco benissimo.

Anche tu dici di esserlo, ne riparleremo ribadisci

Io desidero anche la banalità se vuoi

Senza calessi

apparente.mente

non so se mente l’apparenza

so che appare una mente

solitaria e rabbiosa

in cortocircuito di socialità

cerca approdi  di irrealtà da schermo piatto

apparentemente incontro

con un gran bisogno di cambiamento

gente molto sola

a costruirsi le solite torri d’avorio

comunque tante finzioni e parole messe lì

insoddisfatti della creazione senz’ azione

mai verso una comunicazione

in comune non so cosa abbiamo da dire

la finzione, il gioco di prestigio del coniglio narcisetto

che appare  e scompare nel cappello del mago

amore dove sei?

sei nel traffico di cuore dolore?

apparentemente sì.

Fata.morgana

#1Dici ti piace il suono di questa parola e mi saluti così, fitta intensità epistolare e tanto dici infine non ci vedremo mai no?

No, non amo molto l’immagine del miraggio ma è così, vi ritrovo a fare girotondo e poi tutti giù per terra e io non dò la mano più a nessuno. Scomparsi, mai esistiti, nonostante le parole & gesti di confessione e vicinanza. Altri più grandi interessi interessati, tante possibilità incerte.

Mi brontola la pancia forse vuole declamare Orlando Furioso,

#2intanto dò consigli di cuore a amico leggermente completamente andato per altre tangenti di delirio, un tempo miraggio ex conquista di pochi giorni e ora confidenza a tratti improbabile.

#3Poi tu che mi stai negli occhi pure se non vuoi più parlare, dato che il tempo per stare avec moi oltre mogli cani bambini giardini Ferrari ristoranti non avevi, tu già un vampiro de noantri pare.

#4In queste rocambolesche gesta ricompare the dwarf mi vuoi restituire dei libri pure chiedendomi se sono ancora alterata con te dopo il pasticciaccio brutto, ah lo capirò se rivedendoti ti metterò le mani al collo stringendole troppo.

#5Te dici ormai sei fidanzato ma si comunica noi con parole che contengono desiderio.

#6Non rispondi a msg di wup nonostante la complicità che si ripete a cadenza biennale poi fai il morto a galla desisto nessuno voleva qualcosa da te.

#7.8.9.10 Costruisci case navighi barche ti fai frustare scrivi libretti etc etc

E io sono pacifica eh eppure in questi spicchi di arancia blu radioattiva ne avrei altri di miraggi, lune rosse eclissate nell’ illusione di forze telluriche a noi s.conosciute.

In conclusione, sul piatto d’argento o silver le mie fate Morgana sfaccettate, cercando acqua nel deserto

si risolvono

in queste pietre varie impensabili

dal tempo di acqua decorate

stra,colmi

i miei passi tanti, di questi giorni perdermi nel labirinto e ritrovare la via

a Venezia lì

io ritorno puntualmente ogni anno sempre nello stesso posto

sempre a nutrirmi di arte e pensieri buoni

ma ogni anno è diverso, sono diversa io

ora in compagnia di vampate e insonnie d’età

e pensieri che si danno nuovi spazi, incontrano certe storie di vita

e ascoltano altre parole di altri visi

questo scritto (estratto di un libro che non riuscirò a trovare) è di un architetto serbo, passaggio emblematico per me, tutto vicino alla mia vita di questi tempi

solitudine nella moltitudine

e scelte di provare a stare lontana da chi e coloro praticanti psicopatologia a go go

per me rifiuto ricevuto

allora rifletto mi fletto in posizione oscena in ripetizione

lo so attiro anche questo che la bellezza possa essere maledizione

allora la diversità quella mi appartiene

stracolmi da queste informazioni e notizie del disumano attuale

loro lui noi

non abbiamo tempo per stare per amare o farci amare

tante scuse o alibi o masochismo estetico

della scelta di ciò che ci accontenta perchè non ci sceglie

nessun tempo per udire e (in)contro chi ascolta poco

per comporre creazione d’interesse e non passa-tem(p)o noioso

ricevere il gioco dei mimi pscicotici e

a nostra volta replicarlo nel riflesso freak show infinito di specchi

qual’è l’immagine originale?

lavorerò del bisogno e del cuore prossimi giorni che mi possa aiutare a dipanare la matassa mitica

del solito labirinto senza uscite secondarie.

(ho ancora ammazza mosche che mi regalasti nel nostro gruppo di energia bio proprio per quei moscerini potrei sempre usarlo)